Giornata di presentazioni per la SPAL, che appena prima di salire sul pullman in direzione Tarvisio ha trovato il tempo di far conoscere alla stampa i tre nuovi innesti su cui il ds Davide Vagnati è riuscito a mettere le mani in questa primissima fase di mercato: il portiere albanese Etrit Berisha (1989), l’esterno Marco D’Alessandro (1991), e Igor, imponente difensore brasiliano classe 1998.
A rompere il ghiaccio in questo trittico di presentazioni è stato Berisha, estremamente motivato per l’inizio di questa sua nuova avventura che gli permetterà di indossare la terza maglia in Italia dopo quelle di Lazio ed Atalanta: “Per me è un’occasione importante. Dal primo giorno in cui ho sentito il direttore ho avuto un’ottima impressione guardando il percorso della SPAL negli ultimi anni. E’ una società che sta crescendo molto e io voglio crescere con essa. Se sento di poter diventare un punto di riferimento? Sicuramente in campo l’esperienza è importante, ma lo sarà ancora l’unione all’interno del gruppo, a partire dagli allenamenti. A Ferrara sto vedendo la stessa mentalità che vidi a Bergamo nel 2016 quando arrivai: la voglia di crescere sotto tutti i punti di vista, anche al di fuori del campo. So che De Biasi ha parlato bene di me: lo ringrazio per le belle parole, con lui abbiamo scritto la storia dell’Albania qualificandoci per l’Europeo del 2016. La nazionale resta un mio pensiero fisso e cerco continuità per fare un altro salto di qualità che penso possa essere nelle mie corde. Ferrara credo rappresenti l’occasione giusta e sono convinto di poter fare e dare tanto a questa squadra. La mia priorità era andare a giocare in una squadra che avesse sin da subito fiducia nei miei confronti e che volesse crescere con me“.
Gli fa eco Marco D’Alessandro, un passato da girovago del calcio italiano, ma che a Ferrara – nonostante l’onere di dover sostituire un mostro sacro come Lazzari – potrebbe aver trovato, per almeno quattro anni (la durata del suo contratto) una base sicura e ambiziosa: “Volevo ringraziare il direttore e la proprietà che hanno avuto fiducia in me. Sono entusiasta di far parte di questa famiglia e non vedo l’ora di iniziare. Appena ho saputo dell’interessamento della SPAL ero felice, mi piace questa realtà e spero di riuscire a ripagare la fiducia che mi è stata data nel migliore dei modi, a prescindere dalla posizione in campo che andrò ad occupare. Tatticamente nasco come esterno, ma nella mia carriera ho cambiato tanti ruoli, fino allo scorso anno quando all’Udinese sono stato impiegato come esterno, sinistro o destro, di una linea a cinque. Mi piace fare entrambe le fasi di gioco, se devo marcare avversari più forti trovo continuamente nuovi stimoli e anche qua a Ferrara nell’ultimo campionato contro Lazzari mi sono divertito, credo che lui sia uno dei migliori interpreti che abbiamo in Italia per questo ruolo. Difendere non è un problema, mi piace. Ricoprire tante posizioni non mi preoccupa, ma avere continuità è sicuramente un vantaggio, anche psicologico. Che numero di maglia indosserò? Sono legato al 7 (il partente Antenucci lo lascerà libero; ndr), ma ad Udine avevo il 77 e a mio figlio piace, quindi lo riprenderò“.
Chi invece è alla sua primissima esperienza in Italia è Igor, proveniente dal Red Bull Salisburgo, ma reduce dal prestito all’Austria Vienna. Per il difensore brasiliano è una giornata importante e l’emozione, nonostante il tono di voce fermo e lo sguardo estremamente convinto, è palpabile: “Sono felice e motivato per tutto quello che sta succedendo. Il livello del campionato italiano è totalmente diverso rispetto a quello austriaco, che comunque è stato un ottimo trampolino di lancio dopo i miei anni in Brasile, e non vedo l’ora di poter dare il meglio di me. Voglio ricambiare la fiducia che la società sta dimostrando in me. Non voglio fermarmi, ma crescere con la SPAL. Potete stare certi che lavorerò sempre duro per dare il massimo. I miei pregi e difetti? Essendo un mancino naturale ho ancora poca confidenza con il destro, il mio piede debole, mentre credo che due dei miei punti di forza siano il senso della posizione e il tempismo nell’intervento. Felipe e Cionek sicuramente saranno punti di riferimento per me, voglio ispirarmi a loro per imparare tutto ciò che serve per crescere ed affermarmi, anche se il mio modello assoluto è Van Dijk del Liverpool. La serie A? Un campionato che guardavo fin da quando ero bambino, alcune delle squadre contro cui giocherò finora le ho affrontare solo alla Playstation. Per cui essere qui è un sogno. Fin da quando ho iniziato a giocare a calcio ho desiderato arrivare in Europa, per cui quando si è trattato di lasciare il Brasile per l’Austria non ci ho pensato neanche per un momento. Ora so che avrò l’occasione di trovarmi di fronte ad alcuni degli attaccanti più forti al mondo: non vedo l’ora di mettermi alla prova, tutto questo mi dà motivazioni enormi“.


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