La qualifica di direttore generale stride un po’ col profilo dell’uomo nell’ombra, ma Andrea Gazzoli a conti fatti è così. Almeno sotto il profilo mediatico, visto che su quello operativo è una presenza costante per tutte le questioni-chiave della vita quotidiana della SPAL. Compresa ovviamente la vicenda del sequestro dello stadio, seguita fin dal primo minuto con nervi saldi e discrezione: “Dopo un mese torno a parlare e mi scuso se mi sono un po’ sottratto alle domande, soprattutto all’inizio di questa storia. Mi sembrava giusto così, nonostante la delusione. Volevo e volevamo, come SPAL, far lavorare tranquillamente chi si era imbarcato – tra virgolette – in questa nuova impresa. Abbiamo voluto lasciar tranquilli gli inquirenti e li ringraziamo, perché si sono messi a disposizione fin dal primo giorno nell’accompagnarci in questo percorso che ha dato l’esito sperato“.

La SPAL però si è sentita un po’ mortificata da tutta questa situazione. Abbiamo detto agli inquirenti che il nostro obiettivo è sempre stato quello di migliorare e ci siamo chiesti se avessimo sbagliato qualcosa noi, anche nei rapporti col Comune e le aziende. La risposta è stata data serenamente ed è ‘NO’. Chi fa le cose a volte sbaglia, ma non è questo il caso. Vorrei che da oggi potesse partire un percorso nuovo assieme all’amministrazione che si è appena insediata. Siamo contenti per quanto concerne gli aspetti tecnici, anche se la relazione è preliminare. Ci sono alcuni elementi di criticità, però il nostro stadio è uno dei migliori in Italia per quanto concerne la sicurezza. Ci attiveremo per risolvere quello che non va. Ci tengo a ringraziare la SPAL. Nonostante le discussioni interne, non ho mai visto mancare passione e amore per quello che si fa. Non ci siamo mai persi d’animo“.



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