Ha giocato contro la prima in classifica e ha fatto – comprensibilmente – molta fatica a farsi notare. Ha giocato anche contro l’ultima in classifica e anche lì non si è visto granché, guadagnandosi la prima sostituzione della partita. Due soli indizi non fanno una prova, ma il sospetto che Gabriele Moncini non sia tagliato per un ruolo di primo piano nella SPAL si fa sempre più fondato, nonostante un sostegno popolare talvolta entusiastico. Niente di particolarmente grave per un ragazzo del 1996 che ha fatto molto bene in serie B (15 gol in 22 partite a Cittadella) e che lascia intravedere un discreto potenziale. Ma un suo impiego con robusto minutaggio potrebbe essere incompatibile sia con le attuali ambizioni della SPAL, sia con la tipologia di gioco praticata da mister Semplici.

La prestazione di Moncini contro la Sampdoria è stata l’unica a mettere d’accordo buona parte della stampa sportiva e non (voto 5 unanime) e ha trasmesso la sensazione di un giocatore ancora acerbo e spesso in affanno di fronte ai difensori avversari, oltre che poco compatibile con Petagna. Uno dei problemi principali risiede nello scarso apporto fornito alla costruzione della manovra: in 61 minuti il giovane attaccante ha completato appena 4 passaggi, contro i 9 fatti registrare da Floccari nei suoi 34 minuti da subentrato e i 21 complessivi passati dai piedi di Petagna.

[in alto le zone di campo calpestate da Moncini in 61 minuti di SPAL-Sampdoria. In basso il movimento di Floccari nei 34 minuti della stessa partita; via WyScout]

Moncini ha costruito le sue fortune dello scorso campionato mettendo al servizio del Cittadella la sua dote migliore: l’opportunismo in area di rigore. Una qualità che fa di lui una sorta di epigono di Paloschi, ma con meno esperienza. Non sembra affatto casuale che l’attaccante toscano abbia segnato 8 dei suoi 15 gol dall’interno dell’area piccola, agendo principalmente nel cuore degli ultimi sedici metri di campo. Le sue caratteristiche da finalizzatore puro si sono abbinate molto bene al gioco impostato da Roberto Venturato, con un 4312 votato all’attacco in cui i partner offensivi di Moncini erano spesso giocatori propensi ad attaccare gli spazi in profondità ed a servire il centravanti con soluzioni talvolta di facile esecuzione, anche di testa.

[le zone di campo presidiate da Moncini nella sua esperienza a Cittadella e la mappa con tutti i tiri fatti registrare nel suo semestre in serie B; via WyScout]

La SPAL, per sfortuna di Moncini, gioca in modo diverso per ovvi motivi: non può essere spensierata come il Cittadella e deve fare i conti con avversari che nella maggior parte dei casi hanno il controllo del gioco in virtù di una maggiore forza fisica e di una tecnica migliore. Questo implica una partecipazione sostanziosa non solo alla fase di costruzione, ma anche a quella difensiva, che al momento il giocatore non sembra essere in grado di assicurare, malgrado l’indiscutibile impegno.

Resta da capire se Moncini, vista la giovane età, saprà lavorare per adattarsi e includere ulteriori armi al suo repertorio in modo da rimanere sul radar di mister Semplici per qualcosa in più di qualche spezzone di partita. In caso diverso, si aprirebbero nuovamente scenari di mercato in serie B: non è un mistero che in estate alcuni club, anche quotati, abbiano bussato alla porta della SPAL per ottenere in prestito il giocatore ricevendo risposte negative. Giustamente la dirigenza e lo staff biancazzurri volevano vedere all’opera il ragazzo in un contesto più difficile per saggiarne la maturazione. Entro gennaio, con tutta probabilità, avranno ottenuto le risposte che cercavano.

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