Il primo approccio ai media di Luigi Di Biagio nelle vesti di allenatore della SPAL ha visto l’ex tecnico dell’Under 21 proporsi con sicurezza, eloquio misurato e un ottimismo fondato sulla convinzione dei propri mezzi e di quelli dell’organico che gli è stato messo a disposizione.

“Dei ragazzi che ci sono qui alla SPAL ne ho allenati sette in Under 21, ma li conosco tutti. Qualcuno l’ho anche visto crescere. Mi veniva da sorridere quando il presidente Mattioli diceva che questa è la squadra più forte possibile, perché a vederla da fuori a me la SPAL sembra davvero la più forte tra quelle che lotta per la salvezza. I risultati però non dicono questo e quindi dovremo fare qualcosa di diverso rispetto a quanto fatto nelle ultime settimane. Non vado più indietro, perché quella è già storia, una storia splendida fatta da Leo Semplici che peraltro è anche un carissimo amico. Abbiamo fatto il corso insieme e ci siamo sentiti. Ci tengo a salutarlo. Però ora c’è da voltare pagina perché il tempo a disposizione è poco”.

“Negli ultimi due mesi ho avuto la fortuna d’essere cercato da diverse squadre, ma poi per un motivo o per l’altro non se n’è fatto nulla. E’ capitata l’opportunità di incontrarsi abbastanza velocemente con la SPAL e ho capito che era la situazione giusta, per quanto difficile. Ma non impossibile. La considero una bella sfida, complicata, molto stimolante. Nella vita sono stato abituato ad affrontarne, quindi non ho timore e sono convinto che basti veramente poco per cambiare la visione dei ragazzi sul nostro obiettivo. Ora lo possono vedere difficile, ma per me non è così complicato. Dover recuperare 7 punti significa che dovremo accorciare le distanze già da sabato. Non ho mai dubitato della bontà della mia scelta perché conosco la società, le strutture, l’ambiente, la tifoseria. C’è stata un’empatia veloce e rapida che mi ha indotto immediatamente a dire di sì”.

“A livello tattico cercherò di cambiare pian piano. Il mio modo di giocare si basa sulla difesa a 4, per poi proseguire in avanti in maniera diversa. Per quanto io conosca i giocatori, devo capire al meglio le loro caratteristiche e metterli nelle migliore condizioni per giocare il calcio che sanno fare. Il resto lo vedrete sabato: sto ottimizzando i tempi per capire quali possono essere le migliori soluzioni per noi. Nel mio dna c’è il 433, ma ho giocato anche col 442 e il 4231. Non mi va di dire ora cose che magari non farò. Valuterò negli allenamenti le soluzioni più appropriate”.

“Iniziare con uno scontro diretto è una cosa che mi piace, perché in fondo ho giocato tante partite come queste e anche con la nazionale c’erano quasi sempre situazioni da dentro-o-fuori. Qui, rispetto all’Under 21, ho il vantaggio di avere sei giorni per preparare una partita anziché tre. Va da sé che per incidere profondamente servirebbe tempo, che però non abbiamo. Per cui dovrò trovare il sistema di incidere fin da subito e conquistare giocatori, società e tifosi facendo prestazioni, risultati e punti. L’avversario, in condizioni simili, è relativo: non avremo partite facili, quindi ben venga il Lecce per provare a fare risultato immediatamente. Vedo che c’è dello scetticismo attorno a me: non è un problema, dovrò fare in modo di tirar fuori qualcosa da questa squadra che fino ad ora non è emerso”.

“Lavorare con un club da certi punti di vista è più facile, perché per quello che vorrei fare io lavorare quotidianamente mi darebbe la possibilità di incidere sui dettagli. In nazionale facevo fatica a farlo, per ovvi motivi. La SPAL, vista dall’esterno, dà la sensazione che qualcosa non funziona. Starà a me capire cosa e non posso stare qui a raccontare granché: dovrò dimostrare con i fatti che posso essere in grado di portare questa squadra alla salvezza. E’ normale aspettarsi che io lavori su più fronti: non posso certo entrare in questo gruppo e dire ‘da oggi giochiamo così’. Prima devo costruire un’empatia con i ragazzi. Per quello che ho visto finora mi stanno ascoltando ed è un gruppo sano, con voglia di fare. Non è al massimo psicologicamente e starà a me tirar fuori quel qualcosa in più. Se faremo risultato già sabato si dirà che la medicina Di Biagio funziona, altrimenti no. Fa parte del gioco”.

“Sinceramente non posso dire cos’è mancato finora alla SPAL, altrimenti mancherei di rispetto ad un allenatore che ha fatto benissimo. Considerati i gol fatti, mi viene spontaneo pensare che la squadra debba attaccare con maggior decisione la metà campo avversaria, con i centrocampisti e gli esterni. Ci sono ragazzi di qualità come Strefezza, Di Francesco, Valoti, Castro: devono segnare di più, avere più coraggio, provare cose anche difficili. Dovremo aumentare la pericolosità e le conclusioni in porta, arrivare più spesso dentro l’area pur mantenendo un equilibrio. Anche Petagna, che finora il suo bene o male l’ha fatto, penso possa segnare molto di più in relazione alle sue possibilità”.

“Sala era stato messo fuori rosa, ma ora si sta allenando con noi. Sarà in gruppo per un po’ e poi vedremo il da farsi: ne valuterò la crescita e l’atteggiamento. Deve dare qualcosa di più e dimostrare che tiene alla maglia e a dare il suo contributo al gruppo. Per come siamo ora credo la squadra sia completa, a maggior ragione visto che Cerri tornerà entro una decina di giorni. Non penso quindi che andremo sugli svincolati”.

 

[foto: ufficio stampa SPAL]

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