In assoluto ci sono cose più importanti del calcio e della SPAL? Sicuro.
In questo drammatico momento di emergenza sanitaria globale ci sono cose più importanti del calcio e della SPAL? Innegabilmente.
Eppure parlare della SPAL, della sua gente, delle emozioni che ci ha regalato può essere comunque un buon modo per sentirci comunità e alleviare il grigiore di questo passaggio storico così complicato. Così LoSpallino.com ha scelto di riproporre la selezione di scritti realizzati dai componenti del Collettivo Laps, che da due anni a questa parte mette insieme l’opuscolo “S.P.A.L. tra le righe“, distribuito nei giorni della festa della curva Ovest. Quattordici scrittori, anzi quattordici tifosi curvaioli spallini, che con le loro parole ci proiettano nel mondo della passione biancazzurra.

— Toh Marara!!! —
di Daniele Vecchi
(pubblicato nell’estate 2018)

E’ importante la lunghezza della cinghia, se si vogliono dare delle cinghiate. Né troppo lunga né troppo corta, se troppo corta si può essere colpiti da un’asta (che spesso è più lunga) o non colpire il bersaglio se si sta troppo lontani, se troppo lunga si rischia o di essere intercettati o di autocolpirsi se si manca il bersaglio, avendo meno controllo della fibbia impazzita (cosa realmente accaduta, la propria fibbia sulla nuca fa veramente male). Il contesto della scena che sto per raccontare è l’Autogrill di Roncobilaccio, quello storico sulla Bologna-Firenze, lo stesso che vide altri amichevoli incontri con riminesi, veneziani e monzesi (mitica quella, di ritorno da Carrara la prima di campionato, assediammo il pullman dei monzesi, con qualcuno di spicco della nostra Curva minaccioso con cinghia in mano e… in ciabatte e costume). Siamo fermi di ritorno da una non ben precisata trasferta, tre pulmini e alcune macchine. Li vediamo, ci vedono subito pure loro. Eccoli, gli asschulani. Il nostro linguaggio del corpo parla chiaro, e pure il loro, c’è spazio tempo e volontà per uno scontro. Noi siamo circa una ventina, facce sicure e affidabili attorno a me, mentre gli asschulani sono pochi di meno, nel piazzale, nessuna macchina degli sbirri, ci si fronteggia apertamente per qualche minuto, nessuno scappa. Schermaglie, volano oggetti, io con la mia cintura Curva Ovest by Franchino punto uno alla estrema sinistra di loro, gli vado abbastanza vicino circuendolo da sinistra, e sempre di sinistro gli parto con una cinghiata. Lui è attento, ha un’asta, fa per contenere la cinghiata, ma non lo colpisco nemmeno. Ha sciarpa bianconera sulla faccia, gli vedo gli occhi scuri e i capelli castano chiaro. Non altissimo, ma linguaggio del corpo aggressivo e carico di odio. Ad un certo punto, forse per vantarsi di non essere stato colpito, mi guarda, dalla distanza di circa 3-4 metri, improvvisamente fa il gesto dell’ombrello e grida “TOH MARARA!”. Come TOH MARARA?!?!?!?!?

Rimango allibito, mi guardo intorno per vedere se qualcuno ha visto quello che ho visto io, ma vedo solo gli altri che si stanno slegnando come nulla fosse accaduto. Cioè, sto qua sarà un pastore di pecore di Castel di Lama che grugnisce invece di parlare, come cazzo fa a sapere di TOH MARARA? Possibile che questo troglodita abbia approfondito uno studio antropologico sui modi di dire del ferrarese, magari mentre sta tosando le pecore? Non contento, questo personaggio, capendo la mia confusione, richiama la mia attenzione, sempre con la faccia coperta da sciarpa bianconera, e rincara la dose: “OH IMBAMBI’, A TAL FAG VEDAR INCORA, TOH MARARA!!” mi grida, facendo anche un piccolo salto, nel mimare il gesto dell’ombrello con il “TOH”. Accento impeccabile, non una sbavatura, se ci fosse una Scuola di Ferrarese certificata, lui otterrebbe il diploma di madrelingua con il massimo dei voti. Io non ci capisco più niente, gli altri continuano a lanciarsi oggetti e a bastonarsi, avanzando e arretrando periodicamente di 6-7 metri ogni volta. I rumori della battaglia sono sempre quelli, e nessuno sembra accorgersi che un asschulano mi sta uccellando con termini prettamente ferraresi. Ades basta, mi incazzo, ma veramente. Prendo la rincorsa, voglio colpirlo con tutta la mia forza, armo il sinistro e relativa annessa cintura con ampio spettro, faccio per andargli addosso ma lui, quando gli sono a un metro, in un attimo, come fosse un video in fast
forward, si toglie il vestito in stile Full Monty e diventa Paloschi, in maglietta e pantaloncini, e si mette a breakkare ballando Tripaloski.

MA CHE CAZZO STA SUCCEDENDO?!?!?!?!?!? Mi fermo, mi guardo intorno e tutti mi stanno guardando, sia asschulani sia spallini. I rumori della battaglia sono cessati, si sentono solo in lontananza le auto che sfrecciano sulla bretella Panoramica della A1. Mi sembra di essere la ragazza di Michael Jackson nel video di Thriller, zombie mascherati e armati che mi guardano, e io sono solo. Senza muoversi, tutti all’unisono cominciano a cantare una stupida melodia fastidiosa, una musichina stridula che non mi è nuova, che mi infastidisce, e che pochi secondi dopo si rivela essere la mia sveglia. Ci metto qualche secondo per realizzare che era un sogno, riconosco nel sogno un mio vecchio amico Ultras marchigiano, che in effetti una volta mi sorprese con un TOH MARARA!, ma soprattutto riconosco che è la mattina di SPAL-Sampdoria, ultima giornata di campionato, e come quasi ognuna delle domeniche della SPAL, mi rendo conto che devo andare in un altro luogo a lavorare.

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