Se non è un allineamento, poco ci manca. Il calcio italiano per ora non intende prendere in considerazione l’archiviazione anticipata della stagione 2019-2020: Figc, Lega di serie A e persino AIC sembrano essere tutti concordi (con relativi distinguo) sul fatto che prima o poi bisognerà riprendere a giocare (a porte chiuse) per stabilire dei verdetti sportivi.

La riunione della Lega di venerdì (in videoconferenza) ha prodotto una linea sintetizzata come al solito in maniera piuttosto asettica dal comunicato ufficiale: “In riunione è stata rappresentata la posizione emersa dal tavolo di lavoro tra UEFA, ECA e Leghe Europee svoltosi ieri. Riguardo alla possibile disputa delle restanti partite di Serie A TIM e di Coppa Italia, la Lega Serie A considererà la ripresa dell’attività sportiva quando le condizioni sanitarie lo permetteranno, attenendosi, come ha sempre fatto, ai decreti del Governo e tenendo in primaria considerazione la tutela della salute degli atleti e di tutte le persone coinvolte. Nell’affrontare i diversi scenari, che restano tuttora incerti, la Lega Serie A, con la partecipazione dei rappresentanti delle Società, proseguirà nei prossimi giorni, attraverso i tavoli di lavoro già costituiti, ad analizzare l’impatto e le conseguenze del Covid-19 a livello medico, economico, normativo, sportivo e di risk assessment per i Club e la stessa Lega Serie A“.

La linea del calcio italiano viene riassunta così da Andrea Ramazzotti sul Corriere dello Sport-Stadio di sabato 4 aprile: “Federcalcio e la Lega vanno avanti per la loro strada e continuano a programmare la ripartenza. Per il momento gli scenari possibili non hanno ancora prodotto una data certa perché i numeri dei morti rimangono altissimi e dunque anche il 20 maggio, la data che in Figc auspicano, è assai ipotetica. La ripresa, che sarà decretata dall’esecutivo, va comunque pianificata anche se con più modelli di calendario. Fino al 13 aprile gli allenamenti non possono essere ripresi, poi bisognerà vedere se questo termine sarà spostato più in là. In ogni caso, quando si potrà ripartire con le sedute, l’idea della Lega e dei club è quella di fare una settimana di lavoro a gruppetti e altre tre con la squadra al completo. Realisticamente sarà necessario un mese. Per questo in tanti in via Rosellini ritengono che con le partite si ripartirà (eventualmente) a inizio giugno per finire a metà luglio. Da metà luglio in poi andrebbero in scena le coppe europee. Confermata l’ipotesi che alcune formazioni, almeno per svolgere gli allenamenti (le gare si vedrà), possano organizzare ritiri lontano dalla loro città in quelle che vengono definite ‘safe zone’ ovvero luoghi in regioni dove il contagio sarà zero. Da qui a quando ci sarà il via libera agli allenamenti questi posti non mancheranno. Di certo i calciatori saranno sottoposti a visite di controllo (soprattutto i positivi conclamati) e diverse società hanno già provveduto a ordinare (acquistandoli) tamponi per farsi trovare pronte in caso di necessità. La Figc metterà a disposizione delle Leghe, e dunque di tutti i club, una relazione preparata da parte della propria commissione medico scientifica, guidata dal professor Zeppilli, nella quale ci sono anche dei virologi. In questo vademecum saranno date una serie di raccomandazioni per tornare a lavorare in sicurezza (dagli esami da fare, alla sanificazione dei locali passando per le pratiche di allenamento), ma sarà inviata solo quando ci sarà una data certa per la ripresa. A un documento simile lavora anche l’associazione medici sportivi italiani“.

Nel nostro Paese non mancano comunque voci critiche, al di là di quelle di alcuni presidenti di serie A (Ferrero della Sampdoria, Cairo del Torino, Cellino del Brescia, Preziosi del Genoa). Ad esempio quella del presidente del Coni Giovanni Malagò, che nel corso di un intervento a Radio Punto Nuovo ha espresso forti perplessità sui piani di riavvio del campionato: “Non so se si potrà ricominciare il 20 di maggio. Il problema
non è solo la partita, ma che nelle squadre non ci siano infetti. Devono fare dei tamponi, tutti. Un eventuale positivo bloccherebbe tutto ancora una volta. Prima che questo avvenga voglio vederlo questo film. L’altra questione è che queste partite non si giocano in un’unica città. Che il 16 o
il 20 maggio (secondo le stime del capo della protezione civile, Angelo Borrelli, ndr) avremo una libertà di manovra diversa ce lo auspichiamo. Da lì ad andare in aeroporto tre volte a settimana la vedo più dura.. Capisco chi dice che sarebbe bello giocare al più presto per finire il campionato, poi però leggo le ragioni di presidenti che preferirebbero pensare già alla prossima stagione e non me la sento di dargli torto. Il calcio a porte chiuse, con 40 gradi all’ombra con 2 o 3 partite alla settimana… Al momento non la vedo facile“.

Il riferimento di Figc e serie A è quello delle linee dettate dalla Uefa sulla prosecuzione dei campionati e la loro eventuale conclusione entro la scadenza del 3 agosto, rafforzate dalle dure dichiarazioni rilasciate sempre venerdì dal presidente Aleksander Ceferin nell’ambito di un’intervista con l’emittente tedesca Zdf: “Il calcio non è la stessa cosa senza tifosi, ma è sicuramente meglio giocare a calcio senza tifosi e riaverlo in televisione, piuttosto che niente. Questo è ciò che la gente vuole, un po’ di energia positiva a casa. Probabilmente accadrà a luglio o agosto, non possiamo giocare a settembre o ottobre. Non credo che fermare i campionati sia la decisione giusta: la solidarietà non è una strada a senso unico. Non puoi chiedere aiuto e decidere da solo cosa ti sia più comodo. Le federazioni che potrebbero considerare di farlo stanno rischiando la partecipazione alle competizioni europee del prossimo anno“.

Ceferin è uscito allo scoperto dopo che la Pro League belga ha approvato in via preliminare la proposta di chiudere anticipatamente il campionato, assegnando il titolo al Club Brugge, primo in classifica dopo 29 giornate con 15 punti di vantaggio sul Gent. La decisione potrebbe essere ufficialmente ratificata il prossimo 15 aprile con un consiglio straordinario della federazione belga, che nel frattempo ha fatto sapere di non essere affatto preoccupata dalle minacce di esclusione dalle competizioni europee arrivata da Nyon: “Abbiamo spiegato alla Uefa le ragioni economiche e di salute pubblica che hanno portato alla decisione della Pro League. Abbiamo anche fatto sapere che non concordiamo con un approccio che induce le leghe a continuare le loro competizioni nell’attuale situazione di emergenza sanitaria a causa delle possibili esclusioni dai tornei europei. La nostra federazione e la Pro League sono grandi sostenitori della solidarietà calcistica in Europa ed è in base a questa che i nostri rappresentanti propongono una linea che possa conciliare la gestione di questa situazione e il rispetto dello specifico contesto dei vari campionati“.

Le parti si aggiorneranno nella prossima settimana per discuterne ulteriormente, ma sembrano essere davvero lontane. Peter Croonen, presidente del Genk ma anche della stessa Pro League, ha usato parole abbastanza categoriche: “La prossima stagione non dovrebbe essere condizionata da quella attuale. Fermare le competizioni significa fare chiarezza e dimostrare che la famiglia calcistica fa quello che è logico e auspicabile in questa situazione. Il calcio ora non è una priorità e non siamo l’unico settore colpito da Covid-19. E’ semplicemente irresponsabile pensare di poter comprimere il calendario per chiudere questa stagione“. Il Belgio, secondo i dati aggiornati al 3 aprile, conta 1.143 vittime attribuite alla pandemia in corso.

Quello alzato dal Belgio rischia d’essere un vento del nord che potrebbe mettere in difficoltà l’Uefa, visto che anche nei Paesi Bassi (dove i decessi sono 1.487) l’idea di chiudere anticipatamente l’Eredivisie è sempre più concreta e nella prossima settimana è previsto un vertice per determinare le prossime mosse. A differenza di quanto accade in Italia, a spingere per l’interruzione definitiva sono i principali club: Ajax, PSV Eindhoven e AZ Alkmaar hanno già reso pubbliche le loro posizioni e l’unica eccezione, tra le squadre di vertice, è rappresentata dal Feyenoord. Il direttore generale Mark Koevermans ne ha fatto una questione di compattezza: “Dispiace non essere tutti in sintonia sul tema. Certe dichiarazioni possono essere utili alle pubbliche relazioni dei club, ma non fanno il bene del nostro movimento nel suo complesso. In questi tempi incerti bisogna dare un messaggio di unità tra i club e cercare una soluzione comune“.
Belgio e Paesi Bassi non sono gli unici paesi nei quali il campionato potrebbe conoscere una conclusione anticipata, in contrasto con quanto disposto dall’Uefa: anche Grecia, Portogallo e Svizzera stanno discutendo simili opzioni e se il fronte dovesse rivelarsi così ampio questo creerebbe un’asimmetria difficile da gestire a livello continentale.



Leaderboard Derby 2019