Il primo mese di pausa del campionato è andato, ma non si può certo dire che Andrea Petagna sia rimasto inattivo in questo periodo di tempo. Il centravanti spallino è stato tra i primi a promuovere una raccolta fondi per gli ospedali in difficoltà e ora si vedono i primi frutti della promozione dell’iniziativa: “Siamo quasi a 500mila euro, una cifra bellissima, – ha detto Petagna a La Gazzetta dello Sport – 200mila sono andati all’ospedale Niguarda di Milano per l’acquisto di tre letti per la rianimazione. Poi abbiamo voluto coinvolgere le strutture di Lecco, Monza e Ascoli: non ci fermeremo“.

Nella conversazione con Matteo Dalla Vite, Petagna ha parlato ovviamente anche di calcio, per quanto possibile: “Mi manca, ma dico che dovremo ricominciare solo quando tutto sarà sicuro. Le porte chiuse non hanno molto senso, perché il calcio è fatto di tifosi. Ricordo ancora Parma-SPAL: si gioca, non si gioca, sì, no. Eravamo tutti un po’ spaventati: fu una gara che sembrò un allenamento fatto male. Ripeto: non mi piacciono le porte chiuse, il calcio ha bisogno della gente. Meglio ricominciare con tutti quando saremo al sicuro“.

Un passaggio è riservato anche a Gigi Di Biagio: “Con lui abbiamo cambiato modo di allenarci, ora abbiamo una mentalità più offensiva e superiore intensità negli allenamenti. Nelle tre partite con lui avremmo meritato ben più dei tre punti che abbiamo preso“.

Formalmente Petagna è già da ora un giocatore del Napoli, per cui una menzione al club di De Laurentiis è d’obbligo: “Non vedo l’ora. Piazza fantastica, tifo straordinario, un top club. Arriverò per restare. Ricordo quando il mio manager Giuseppe Riso mi ha chiamato, mancava poco all’allenamento: ho ancora lo screenshot di lui mentre mi dà la notizia. Gattuso mi piace per come allena, ma anche caratterialmente, lo conobbi a Milanello. Mi avrebbe preso anche a gennaio, ma ho scelto di restare alla SPAL: mi ha dato tanto e la devo ringraziare, e salvare“.



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