Fine dei giochi per i giovani calciatori. La scorso 16 aprile la Figc ha decretato la chiusura anticipata di tutti i campionati giovanili esclusi quelli della categoria Primavera, considerate le esigenze di tutela della salute degli atleti e le incertezze relative alla pandemia globale di Covid-19.  Abbiamo così deciso di fare qualche domanda agli allenatori delle squadre della SPAL coinvolte da questa decisione, per capire cosa resta della stagione 2019-2020.

UNDER 16 – allenatore Claudio Rivalta

Andamento squadra al momento della sospensione: la SPAL occupava il terzo posto nel girone B con 41 punti, a distanza minima da Bologna (42) e Atalanta (44). I ragazzi di Rivalta erano riusciti a mettere a segno 49 gol in 19 partite, risultando il secondo miglior attacco del campionato, ex-aequo con quello dell’Atalanta.

Fine dei giochi: quali sono le sensazioni a caldo? C’era la speranza di riprendere ad un qualche punto?
“In tutta sincerità un po’ di speranza di poter riprendere c’era. Col passare del tempo tuttavia le notizie negative hanno iniziato a moltiplicarsi e ci siamo dovuti arrendere all’evidenza. È un vero peccato, perché anche in questa stagione stavamo facendo cose discrete e avremmo desiderato fortemente capire fin dove potevamo arrivare, sia sul piano sportivo sia su quello dell’atteggiamento. La grande delusione resta non avere portato avanti il nostro lavoro che ci eravamo prefissati ad inizio anno. un’attività a 360 gradi, tecnico, tattica e comportamentale, che avevamo sviluppato nel contesto di un percorso di crescita finalizzato a farli rendere al meglio”.

Come è stato vissuto l’ultimo mese e mezzo dai ragazzi e qual è stata la reazione generale alla notizia della chiusura anticipata del campionato?
“L’hanno vissuto aspettando, in attesa di un segnale che poi alla fine è arrivato. Noi dello staff siamo sempre rimasti in contatto con loro sia telefonicamente sia attraverso video chiamate con le piattaforme streaming più in voga di questi tempi. I ragazzi si sono tenuti in movimento in casa con il loro programma personalizzato, ma quando poi mi chiedevano una data ipotetica di ripresa non avevo la più pallida idea di cosa rispondergli. Dopo gli ultimi dieci giorni ritengo sia difficile pensare di riprendere anche gli allenamenti: se fanno fatica le squadre professionistiche, figuriamoci noi del settore giovanile che dovremmo comunque rispettare gli stessi protocolli con il massimo rigore possibile. Le modalità non ci sono e la sensazione di dispiacere che rimane per quest’epilogo è tanta. Il calcio, per questi ragazzi, è ancora un divertimento, e non poter fare ciò che amano li fa stare male”.

Cosa resta della stagione 2019/2020, tra soddisfazioni e lavori incompiuti?
“Obiettivamente sono soddisfatto di tante cose. Abbiamo sempre cercato di fare un calcio propositivo, di imporci sull’avversario con il nostro gioco e di cercare una supremazia dal punto di vista tecnico-tattico di fronte ad ogni avversario, indipendentemente dal suo valore. Avrei voluto che tante altre cose venissero fatte ancora meglio, non ci si accontenta mai, ma in generale possiamo essere molto contenti del lavoro svolto fin qui. Chiudiamo a tre punti dal primo posto, con tante giornate davanti in cui potevamo ribaltare tutte le gerarchie e chissà, magari osare ancora di più. Dato il livello tecnico medio-alto di tutti i miei giocatori, sarei stato curioso di vedere come si sarebbero comportati nelle fasi finali, dove la tensione cambia e tutto diventa più difficile”.

Una nota personale: com’è la quarantena dell’allenatore?
“Anche noi dello staff siamo in contatto ogni tre-quattro giorni. Cerchiamo di vederci in videochiamata e stimolarci con diverse argomentazioni. Sto cercando di studiare, di leggere, di guardare partite e di creare argomenti di dibattito per i nostri incontri virtuali che rappresentano un importante momento di crescita anche per gli adulti. Continuiamo a lavorare e programmare per il futuro, con la speranza che si possa tornare a giocare a calcio il prima possibile”.



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