Simone Colombarini è tornato a parlare davanti ai cronisti locali per la prima volta da agosto 2020 e per l’occasione ha impostato uno stile comunicativo decisamente più esplicito del solito, mettendo in chiaro le ragioni di alcune scelte di gestione e indicando la strada per il futuro.

Tutto quello che c’era da fare – ha esordito il patron – abbiamo continuato a farlo, forse addirittura con più energia ed impegno di quello che è stato messo fino ad adesso. Mi sento di rassicurare tutti che l’impegno di proprietà e dirigenza sono costanti e sempre mirati al bene della nostra società. Poi se c’è la volontà di sentirsi più spesso non sarà un problema e d’ora in poi cercheremo di venirci incontro. Ci tengo a salutare tutti i nostri tifosi, che non vedo l’ora di riabbracciare allo stadio e in giro per la città. Stiamo vivendo una situazione difficile, dobbiamo dare tutti il nostro contributo affinché si arrivi fuori da tunnel il prima possibile“.

PROGRAMMAZIONE – “Quando verso la fine dello corso campionato la nostra classifica si faceva sempre più critica abbiamo iniziato a pensare al cosiddetto piano B. Una pianificazione che prevedeva da un lato la sostenibilità economica per gli anni a venire e dall’atro la competitività della squadra che doveva risalire il più in fretta possibile nella categoria. Purtroppo la pandemia ha creato un immobilismo totale del mercato, non solo per una squadra come la SPAL, ma anche per tutte le altre del campionato italiano. Ci siamo trovati di fronte al dato di fatto di non poter fare la squadra come volevamo. Quindi abbiamo tenuto una squadra sicuramente più costosa di quelle che erano le intenzioni iniziali, ma al tempo stesso molto competitiva. Abbiamo in rosa tanti elementi che potrebbero trovare spazio in serie A. Abbiamo cercato di migliorare la rosa aggiungendo qualche giocatore di prospettiva, per cercare di completare l’organico e sopperire alle poche partenze che ci sono state. Quindi l’obiettivo sportivo è andato anche oltre a quello che avremo potuto fare: non avremmo mai pensato di essere in grado di allestire una squadra così valida. Proprio perché abbiamo dei giocatori da serie A, dei lussi per la categoria, un po’ come accaduto alle nostre concorrenti che sono retrocesse, ossia Brescia e Lecce. Detto questo, ci troviamo in una situazione delicata dal punto di vista economico, ma molto più solida dal punto di vista sportivo“.

CRITICHE – “Ciò che mi ha dato più fastidio in questo periodo, è stato leggere delle continue richieste di nuovi innesti di valore per migliorare l’organico. Questa squadra già così ha tutte le carte in regola per puntare la serie A, sia direttamente, sia attraverso i playoff. Ne siamo tutti convinti. Nel mercato invernale abbiamo cercato di non indebolirla, compensando qualche partenza con l’arrivo di nuovi giocatori che il nostro staff tecnico ha ritenuto validi per il raggiungimento dell’obiettivo finale. Il bilancio è quello di un anno in cui l’obiettivo è ritornare in serie A e non ci siamo mai nascosti. Ad inizio stagione abbiamo avuto qualche difficoltà dovuta alla delusione di alcuni giocatori per la retrocessione, poi abbiamo iniziato a giocare meglio. Anche ultimamente c’è stato qualche periodo di appannamento, ma sono convinto che da qui in avanti riusciremo a puntare quello che è senza dubbio il nostro obiettivo. Se avessimo voluto puntare su obiettivi diversi avremmo agito in maniera diversa nel mercato di gennaio. Non che siano arrivate chissà quali richieste per i nostri giocatori, però qualche interesse è stato dimostrato. Abbiamo deciso di non iniziare nemmeno i discorsi perché riteniamo che possano dare un grande contributo importante da qui in avanti“.

MERCATO – “Abbiamo cercato di migliorare la rosa, sia per motivi economici sia tecnici. In alcuni casi si è parlato di una smobilitazione che non esiste e non sta in piedi. Se continuiamo a parlare della cessione di Castro, per esempio, stiamo sbagliando. Castro era un giocatore che probabilmente non doveva venire neanche un anno fa: si era puntato su di lui e avrebbe dovuto darci la spinta per la salvezza. Ma era già in preventivo di venderlo nel caso si fosse scivolati in serie B. A giugno non è stato possibile, abbiamo provato a trovare un accordo ma alla fine non se n’è fatto nulla. Quando parliamo di cessione e risoluzione di contratto parliamo di due cose completamente diverse. La cessione prevede che dall’altra parte arrivi un corrispettivo economico, la risoluzione invece è sempre unilaterale ed è la società che corrisponde una somma al giocatore per rescindere il contratto. Castro era un lusso per la categoria, ma probabilmente col passare dell’età anche in serie B ha iniziato a rendere di meno. Questo è stato sotto gli occhi di tutti. Dire che le partenze non sono state rimpiazzate a dovere mi sembra una bugia. Non abbiamo smobilitato nulla. Smobilitare voleva dire accettare qualsiasi offerta per Vicari, Valoti e Strefezza. Ne sono arrivate, anche se non milionarie. Crediamo che questi giocatori possano ancora darci tanto, qualcuno anche per gli anni a venire. Probabilmente però qualche cessione saremo costretti a farla alla volta di giugno“.

IL PESO DEI CONTI – “Se per questa stagione il paracadute mitiga le perdite, per l’anno prossimo dovremo ragionare diversamente. Il valore del paracadute è di 22,5 milioni, perché non dobbiamo dimenticarci che una quota va alla serie B. Quest’anno spendiamo tra i 40 e i 45 milioni. Tra gli incassi, oltre al paracadute, ci sono 5 milioni di diritti televisivi. Gli incassi dello stadio stanno a zero e con l’aiuto degli sponsor, il merchandising e la cessione di Fares siamo riusciti a malapena ad arrivare ad un pareggio. Questi sono i conti pesanti dell’anno corrente. Stiamo facendo il possibile e in una situazione analoga tanti avrebbero smobilitato per davvero. Noi non l’abbiamo fatto, anzi, è stata allestita una squadra più che competitiva“.

ERRORI A LUNGO TERMINE – “Se guardiamo al passato è facile ragionare col senno di poi e dire dove e come abbiamo sbagliato nelle scelte. Dal punto di vista economico abbiamo fatto degli errori nel tentativo di raggiungere la salvezza lo scorso anno, prendendo giocatori con una grande spesa e corrispondendo stipendi importanti. Dopo aver fatto questi errori una volta di certo non li ripeteremo di nuovo. Ripeto però, la pandemia ha messo in difficoltà tutti,  ci siamo trovati nella condizione di non riuscire a cedere dei giocatori a cifre che in condizioni normali sarebbero state diverse. Ad esempio Fares è stato ceduto praticamente alla metà del valore che avevamo concordato nell’estate precedente con un’altra squadra. Se Petagna l’avessimo ceduto a titolo definitivo a gennaio 2020 forse avremmo portato a casa 4-5 milioni in più. In quel momento però s’è cercato di fare il possibile per la salvezza. Se avessimo smobilitato a gennaio 2020 oggi avremmo più soldi sul conto corrente, però cosa si sarebbe detto in città se ci fossimo comportati così? Chi lamenta un’insoddisfazione per il mercato fatto negli ultimi tempi non ha la più pallida idea di cosa significhi questa stagione dal punto di vista economico“.

SPAL AL BIVIO – “Ciò che succederà da qui alla fine sarà molto importante per il futuro a breve termine. Come società dobbiamo sempre guardare l’orizzonte, non solo a quello che succederà nella stagione successiva. Sia che la SPAL torni in serie A, sia che rimanga ancora in B, dovremo fare operazioni che potranno garantire un futuro solido a questa società. Per quello che la città di Ferrara può esprimere dal punto di vista economico, tra tifosi, sponsor e merchandising, bisogna puntare assolutamente sui giovani. Sono anni che stiamo investendo nel vivaio, di questo ne sento sempre parlare poco. Oggi abbiamo una squadra Primavera che è terza in classifica. Ce la invidiano tutte le squadre d’Italia e questo dev’essere il nostro futuro, indipendentemente dalla promozione. Dal punto di vista economico, ovviamente, si faranno valutazioni diverse. In serie A incasseremmo 35/36 milioni di diritti televisivi, in serie B 5 o 6 milioni. È chiaro che I giocatori che sono sotto contratto anche nelle prossime stagioni produrranno un monte ingaggi di 17-18 milioni di euro, e se tutto andrà bene ne andremo ad incassare 10 durante l’anno, visto che non ci sarà più il paracadute. Dovremo fare delle operazioni a giugno che vadano verso una riduzione degli ingaggi, facendo giocare sempre di più giocatori giovani nella prima squadra. Il futuro sarà questo, puntare sui nostri talenti“.

SOSTENIBILITA’ – “Anche in caso di promozione in serie A sarà comunque difficile rimanerci e bisognerà lottare ogni anno. Potrà succedere di dover fare un buon campionato di B e magari qualche stagione di A. Ovviamente dopo aver visto che ci siamo rimasti per tre anni di fila in cuor mio spero di poterci tornare e rimanerci il più lungo tempo possibile. Ma non dobbiamo perdere il lume della ragione e pensare che siamo stati e saremo dei fenomeni per tutta la vita. Si lotta in un campionato con squadre che hanno risorse completamente diverse dalle nostre. Iniziando dalla proprietà. Io non mi sono montato la testa, non sono diventato Agnelli, Commisso, Saputo, Krause e altri nomi che frequentano la serie A. Tra l’altro qualcuno di loro dovrà retrocedere, perché Spezia e Benevento stanno facendo un campionato straordinario e due squadre che hanno speso tantissimo ci rimetteranno. Non dobbiamo perdere la strada e rischiare di giocarci il futuro per raggiungere a tutti i costi degli obiettivi. Il futuro è nel nostro settore giovanile e tutto quello di buono che abbiamo fatto in questi anni“.

LE VOCI DI DISIMPEGNO – “Queste storie ormai circolano da almeno un paio d’anni. Ho sentito dire più volte che avevamo già venduto, una volta agli americani, un’altra forse ai cinesi. Quello che abbiamo fatto in questi anni ci rende orgogliosi e vogliamo continuare con lo stesso spirito che abbiamo sempre mantenuto. L’apertura verso nuovi soci, soprattutto se fossero ferraresi, non è mai mancata. Ma fino ad ora non s’è fatto vivo nessuno. Il calcio è visto come un ambito in cui la possibilità di perdere soldi è alta e le soddisfazioni sono rare. Si fa presto a passare dalle stelle alle stalle, e per questo non è facile trovare nuovi partners. Per quel che ci riguarda continuiamo a lavorare con quelle che sono le nostre forze e le nostre possibilità. Se c’è la volontà di entrare e condividere il nostro progetto allora siamo aperti a tutti. Il nostro progetto è quello di mantenere alto il nome di una società e di una città, senza la presunzione di fare un investimento che possa portare un ritorno economico. Questa è la prima cosa che dico a tutti quelli che si vogliono avvicinare a questa società: se volete investire dei soldi nella SPAL per avere una rendita futura allora avete sbagliato strada. Oggi le squadre sono rette da proprietà che o sono molto ricche e usano la squadra come il loro gioco, oppure per attaccamento ai colori della propria città“.