foto Filippo Rubin

All’indomani dell’inattesa separazione tra la SPAL e Marco Mancosu, il presidente Joe Tacopina ha voluto incontrare la stampa per spiegare cos’è successo.

La situazione di Mancosu è molto semplice, la spiegherò per evitare ci siano speculazioni. Prima di tutto Marco per me è come un figlio, gli voglio bene perché è una grandissima persona. Però Marco voleva tornare a casa, in Sardegna. La moglie aveva questo desiderio, anche per la loro bambina. Arrivato ad un certo punto ha voluto mettere la famiglia al primo posto nella sua scala delle priorità, sicuramente prima della SPAL“.

Quindi è venuto da noi – e intendo me e Fabio Lupo – e ci ha detto alcune cose. La prima era la sua preoccupazione riguardo la sicurezza economica della sua famiglia nel futuro. Non mi sento di biasimarlo per questo. Perciò ha chiesto di poter discutere dell’allungamento di contratto ora e non alla fine del mercato. Da quest’anno abbiamo una regola societaria che vale per tutti: non ci saranno discussioni relative ai rinnovi di contratto fino a che il calciomercato sarà aperto. Vale per chiunque, a prescindere dal suo ruolo all’interno della squadra. Non avevamo intenzione di fare eccezioni perché quando si inizia a farle bisogna farle praticamente per tutti. E questo avrebbe distrutto l’ambiente, perché non vogliamo che qualcuno si senta più importante di qualcun altro. Non se si tratta di derogare da una politica che abbiamo deciso di adottare in maniera giusta e uniforme“.

Alla fine Marco ci ha chiesto di risolvere il contratto in modo da potersene andare e firmare un accordo che gli avrebbe garantito più sicurezza economica. Ovviamente a Cagliari potrà fare un percorso professionale anche una volta smesso di giocare. Penso sia uno dei suoi progetti per il futuro. Che si tratti di Mancosu o di chiunque altro il messaggio è sempre lo stesso: se la SPAL non è la priorità di un giocatore allora non lo voglio qui, a prescindere da quanto sia forte sul campo o una brava persona fuori“.

Marco mi ha detto due cose lo scorso martedì: che la SPAL non era più la sua priorità principale e che questo si era riflesso nella sua prestazione contro la Reggina, dove non era stato in grado di dare il 100%. Mi ha spiegato che non riusciva a essere completamente concentrato e probabilmente questa situazione non sarebbe cambiata da qui in avanti. Di fronte a questi elementi non potevamo aspettare ulteriormente. Ed ecco perché il contratto è stato risolto. Detto questo, voglio sottolineare ancora una volta quanto Marco sia una delle migliori persone che ho conosciuto in tutta la mia vita. Oltre a questo è anche uno dei giocatori di maggior talento col quale abbia avuto la possibilità di lavorare e in maniera totalmente sincera gli auguro il meglio per il suo futuro, eccezion fatta per la partita del 27. In circostanze del genere sarei molto arrabbiato, ma non riesco a esserlo con Marco perché è un essere umano speciale e lo considererò sempre tale“.

A tutto questo va aggiunto il tema tattico, perché nell’attuale sistema di gioco della SPAL Marco voleva giocare mezzala e non più trequartista. Quindi abbiamo fatto mosse per migliorare ulteriormente la squadra. Ora abbiamo Proia (che ha già fatto il primo allenamento, pur senza essere stato annunciato ufficialmente – ndr) con noi che diventerà importante per noi e colmerà un vuoto che avevamo nel reparto di centrocampo, visto che possiede le caratteristiche che mancavano“.

Tacopina ha anche affrontato due temi collaterali: la parte finale del calciomercato e la prestazione collettiva di sabato scorso contro la Reggina.

RISCHIO ULTERIORI PARTENZE – “Alla SPAL c’è un direttore sportivo di cui ho piena fiducia e quando la società riceverà delle proposte per i giocatori queste verranno valutate. Al momento nessun altro giocatore tra quelli in scadenza ha ricevuto offerte. Tutto quello che faremo da qui alla chiusura del mercato sarà fatto per migliorare la SPAL. Quindi se un giocatore andrà via sarà sostituito con un altro che potrà alzare il livello della squadra, non certo abbassarlo. Penso di aver speso abbastanza soldi nell’ultimo anno per far capire che non sono qui per vivacchiare in serie B“.

ULTERIORI INNESTI – “Non vi dirò cosa abbiamo in mente di fare sul mercato nei prossimi dodici giorni. Le domande che mi fate sui nostri obiettivi sono stupide, perché se parlassi ci sarebbero grosse conseguenze sulle trattative. Il mercato ha i suoi tempi e le sue dinamiche: ora abbiamo questa squadra e siamo soddisfatti di com’è stata costruita. Domani potrebbe nascere un’opportunità e nel caso allora la valuteremo“.

PRESTAZIONE INSUFFICIENTE – “Abbiamo fatto schifo, tutto qui. Ora c’è un’altra partita a cui pensare. Nel 1990 i Chicago Bulls persero le prime tre partite della stagione e alla fine vinsero il campionato, avviando una vera e propria dinastia. Se a quel tempo avessero chiesto al presidente o all’allenatore cosa pensassero delle prime tre partite avrebbero risposto come me: ‘Abbiamo fatto schifo, ma ci dobbiamo concentrare sulla prossima’. Dobbiamo per forza guardare avanti. È stata una pessima prestazione e non ci sono attenuanti di alcun tipo. Però conosco questa squadra e le sue qualità e so che faremo meglio già a partire da sabato“.



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