Nella sua prima conferenza stampa da allenatore della SPAL Carmine Parlato ha dato l’impressione di essere un allenatore che bada molto alla sostanza e che al tempo stesso non vede l’ora di mettersi alla prova. Dopo essere stato introdotto dal presidente Marengo e dal direttore sportivo Federico (in un altro articolo le loro dichiarazioni) il nuovo mister ha rotto il ghiaccio con i classici ringraziamenti e i primi propositi: “Grazie a tutti, mi fa molto piacere essere qui. È un onore essere stato scelto dalla proprietà e dal presidente. Da parte mia c’è sempre l’emozione come se fosse il primo giorno. So benissimo che ognuno di noi viene valutato per i risultati, quindi sta a me cercare, assieme ai ragazzi, di trovare quella continuità e, allo stesso tempo, quella mentalità che possa portare questi colori più in alto possibile“.
Successivamente Parlato ha risposto alle domande della stampa.
LA SCELTA – “È stata una cosa un po’ strana. Tante volte si dice: ‘la vita è una sola’. A volte le possibilità non capitano due volte e ha prevalso questa scelta. Fare l’allenatore è un ruolo che ho sempre svolto con passione e dedizione. Se avessi voluto pensare ad ambire ad allenare squadre di categorie superiori forse avrei dovuto aspettare, invece ho sempre fatto delle scelte di pancia. A volte possono essere giusto o sbagliate, però è stata una scelta. Mi metto, come dobbiamo fare tutti quanti noi, sempre in discussione.
Dobbiamo trovare nuove sfide con l’aiuto di tutti, perché da solo non vado da nessuna parte. Mi sono detto: ‘non so quando mi ricapiterà’ e cercherò di fare in modo di riportare la SPAL dove merita.”
LA ROSA – “Per quanto riguarda i ragazzi, ne ho allenato uno solo (Romagnoli a Treviso. ndr), ma sono giocatori che si conoscono. Avrò giocato contro quasi tutti in questi anni e penso che sia una rosa ben costruita. Tante volte può capitare che i rendimenti dei ragazzi non rispecchino quello che è il pensiero iniziale, però allo stesso tempo avere dei giocatori che comunque hanno una carriera importante alle spalle, presi 1 per 1, è una cosa che aiuta moltissimo su un percorso di squadra. Non me ne faccio un problema, so che devo lavorare, so che ho un gruppo che forse in questo momento può avere qualche difficoltà, ma chi è che non ha difficoltà nel calcio? Non c’è niente di scontato, bisogna sempre guardare in maniera positiva la partita successiva“.

FILOSOFIA – “Io guardo sempre ai fatti. Ci sono tante società blasonate che non meritano di stare in certe categorie e sono blasoni che purtroppo, o per un motivo o per un altro, si trovano in categorie nettamente più basse. Credo che, alla fine, solo unendo il lavoro, l’organizzazione, la crescita societaria, i tifosi e la stampa si riesca a salire di categoria“.
TATTICA – “Ci sono dei principi, però bisogna capire che per fare un calcio in una certa maniera devi anche cercare di capire se ci sono i presupposti. Alla fine quello che conta è il risultato. È ovvio che mi piace una squadra che sia padrona in campo e che sappia gestire i momenti durante l’arco della gara sia per la fase offensiva sia per la fase difensiva; ci sono dei principi di gioco, però poi dopo gli interpreti sono sempre i calciatori. In queste categorie ci sono anche, purtroppo, delle caratteristiche dove ti devi adattare ad alcuni campi, in alcune caratteristiche dei calciatori avversari e devi trovare sempre la soluzione per risolvere il problema. Secondo me non basta avere un bravo allenatore, un bravo presidente, dei bravi calciatori: bisogna sapersi adattare a quel tipo di partita, la devi saper leggere e cercare di raccogliere dei frutti per poter portare dei punti a casa“.
GIOCO – “Non abbiamo tempo per arrivare a un’idea di gioco che somigli alle mie. C’è solo da fare risultato, quella è la priorità. Devo lavorare con i ragazzi il prima possibile. Sabato ci sarà la finale, dove dobbiamo prepararci al meglio mentalmente e fisicamente per poter passare il turno“.
PRESSIONE – “Io non vedo assolutamente alcuna pressione. Il calciatore deve capire che la cosa più bella che possa fare è il poter aspirare di giocare davanti a 40.000 spettatori, a prescindere dall’aspetto economico“.

MANCANZE – “Ho visto più di qualche partita e un’idea me la sono fatta. Penso, però, che la cosa più importante sia il lavoro sul campo l’interazione con i ragazzi. Solo così posso farmi un’idea precisa di ciò che non ha funzionato. Una cosa è parlare e un’altra è vedere. Proverò a parlare con i giocatori di quello che può essere mancato in questo periodo e proverò a modificarlo. Penso che, come ha detto il direttore, ci siano tutti i presupposti per recuperare qualche punto, perché quello è l’obiettivo iniziale. Credo inoltre che non bisogni saltare alcuni passaggi. In questi primi giorni la prima cosa da fare è pensare alla coppa, quella è la cosa più importante. Sarò concentratissimo per la finale e farò in modo di lavorare principalmente per questa competizione. Poi, internamente, so benissimo che sul discorso campionato è un percorso diverso, però bisogna cercare di portare avanti ambedue le competizioni, sempre con grande attenzione e concentrazione“.
ALLENAMENTI – “Per quanto riguarda gli allenamenti al pomeriggio è una cosa che sto cercando di valutare. So benissimo che questa cosa è fatta a certi livelli, ci sono delle abitudini. Qui non manca niente sotto l’aspetto organizzativo. Valuterò e deciderò, assieme ai ragazzi e al direttore, cosa fare“.
TRASCORSI RECENTI – “Possono capitare annate in cui vinci e annate in cui, purtroppo, non fai bene. Se prima non sei bravo, dopo non puoi essere scarso. Penso che noi allenatori abbiamo grandissime soddisfazioni, ma allo stesso tempo viviamo dei risultati. Quando non vengono i risultati, giustamente, ognuno fa le sue valutazioni. C’è chi si affeziona alla persona, c’è il dispiacere, però noi siamo dei dipendenti e quindi, in automatico, il presidente deve sempre salvare salvare la società, è sempre stato così. Dico sempre che chi ti fa vincere le partite in campionato sono i giocatori, chi gli fa fare carriera sono le società“.
MERCATO – “Io ho la mia idea e, in questo momento, desidero lavorare con questo gruppo perché penso sia stato costruito con dei valori sia tecnici sia umani. Se poi ci dovesse essere qualche richiesta da parte mia, la dirò tranquillamente al direttore“.








