È del tutto surreale ritrovarsi a scriverlo, ma Nicolas Giani non c’è più. Il capitano della SPAL del doppio salto dalla serie C alla serie A si è spento nella giornata di lunedì a Desenzano del Garda, dove aveva chiuso la sua carriera da calciatore nel 2022 e viveva assieme alla moglie Raluca e alla figlia Blanca.

Poco dopo il periodo natalizio aveva iniziato a circolare la voce che una grave malattia fosse in procinto di portarlo via e così purtroppo è accaduto molto rapidamente. Le persone attorno a lui e anche gli ex compagni di squadra al corrente della situazione hanno mantenuto una riservatezza esemplare fino all’ultimo, anche se a metà gennaio le notizie sulle sue condizioni di salute erano diventate sostanzialmente di dominio pubblico, tanto da indurre le tifoserie di SPAL e Vicenza a esibire degli striscioni in segno di supporto.

foto Rubin

È una notizia che trafigge il cuore, perché Nicolas era ancora giovane e aveva tanti progetti per la sua carriera fuori dal campo. Era nato il 13 marzo 1986, non è riuscito a raggiungere i quarant’anni. Ma non è certo l’unica ragione per la quale mancano le parole di fronte a un epilogo così ingiusto e inaspettato. Giani è il primo degli eroi sportivi del triennio 2015-2017 al quale il mondo spallino deve dire prematuramente addio, quasi come a significare che quella inizia a essere un’epoca lontana. Ma non è così, seppure la SPAL nel frattempo sia rotolata nel sottoscala del calcio italiano e faccia una fatica terribile a riemergere.

Giani abbracciato dai tifosi di ritorno da Ancona, ad aprile 2016, con la SPAL ormai a un passo dalla serie B

Pensare che Nicolas Giani non ci sia più è un vero e proprio pugno nello stomaco perché un ragazzo energico in campo quanto fuori è stato portato via da una delle tante fregature della natura umana. Perché tutti pensano a lui come un ragazzo simpatico e con la battuta pronta, un compagno di spogliatoio di quelli che ricordi sempre col sorriso e con cui scambi volentieri una chiacchiera anche a distanza di anni, quando i rapporti autentici vengono messi alla prova, lontani dalla quotidianità forzata di un centro sportivo. Lascia un ricordo che rimarrà scolpito nella memoria a lungo. Non solo per le 106 presenze e gli 8 gol con la maglia biancazzurra, ma anche per essere stato uno di quei ragazzi con cui Ferrara ha costruito un rapporto simbiotico che è stato determinante per dare forma a un sogno che sembrava impossibile e invece ci è passato davanti agli occhi in un tempo così piccolo da sembrare irreale.

Chi era a Carrara il 26 aprile 2015, ma anche chi era collegato sull’allora piattaforma Sportube, non può dimenticare quel gol che fece sognare un’improbabile rimonta finale verso la serie B. Lì si capì di che pasta era fatto Nicolas, di che pasta era fatta quella SPAL di mister Semplici che l’anno dopo avrebbe fatto festa nel giorno di San Giorgio.

Pare anche inverosimile pensare di avere dietro l’angolo il decimo anniversario di quella festa sotto l’acqua dopo SPAL-Arezzo 1-1 e di non potergli chiedere ancora una volta un suo ricordo di quei giorni così pieni di gioia. Fargli ammettere con una risata che quei ricordi rischiano d’essere un po’ annebbiati per via di un paio di birre di troppo e magari invitarlo a raccontare a cosa stava dedicando il suo tempo e le sue energie ora che il pallone ha smesso di essere al centro di tutto. Gli anni di Nicolas in biancazzurro sono stati pieni di vittorie, di feste, di passaggi anche difficili ma che sono stati così pochi da essere stati mangiati da tutto il bello di quell’avventura, com’era giusto che fosse. Non serve qui riepilogare la carriera, perché quella è lontana solo una ricerca di Google e comunque non dice quasi niente della persona.

Giani sul palco di piazza Trento e Trieste nella serata della festa per la conquista della serie A

Un ragazzo con le sue passioni, i suoi affetti, i suoi limiti. E il suo carisma che lo aveva portato a vestire quella fascia attorno al braccio che voleva dire tanto e significava soprattutto responsabilità nei confronti dei compagni e di migliaia di persone che in un qualche punto della loro vita hanno sognato di stare esattamente in quei panni. La stessa gente che oggi lo saluta con una lacrima, ora che il capitano va a riposarsi dopo aver fatto così tanto in così poco tempo. Non verrà dimenticato mai.

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