Lo staff dell’Under 12 della SPAL, formalmente Ars et Labor, ha un compito delicato: accompagnare dei ragazzi che sognano di diventare calciatori nella fase iniziale dell’adolescenza, quando il gioco inizia a diventare più complesso e bisogna a iniziare a mettere le basi per la futura attività a 11.
Ma nel lavoro di mister Luca Collini c’è anche la coltivazione del senso di appartenenza: un ingrediente fondamentale per far ripartire un settore giovanile colpito duramente dal collasso della SPAL di Tacopina.
Mister qual è la sfida più grande e più bella nell’allenare ragazzi in uqesta fascia d’età?
“La sfida più bella è sicuramente assistere al loro miglioramento e vedere soprattutto quanto ti seguono in ciò che viene detto in campo. La cosa più significativa è riuscire, in tutti loro, a entrare nelle loro vite e avere un riscontro sia in campo sia a livello emotivo, in quanto convinti di quanto viene fatto collettivamente da squadra, tecnici e società”.
Cosa cerchi di trasmettere ai ragazzi prima di ogni partita, oltre agli schemi?
“Sicuramente la serenità, perché la loro è ancora un’età in cui è giusto che vadano in campo tranquilli e senza pressioni di risultato, oltre che isolati dalle parole che provengono dagli spalti. Cerco anche di trasmettergli la gioia di scendere in campo in una partita per una società come questa e di viverla appieno”.
Come gestisci il passaggio dal “calcio come gioco” a quello un po’ più competitivo della loro età?
“Gestisco questo passaggio attraverso delle sfide che li portano, pian piano, a passare da un calcio che prima era basato più sul divertimento (cosa che è ancora) a un gioco sempre più competitivo, anche tra di loro in allenamento, che poi si può riportare in partita”.
Sappiamo che il risultato conta, ma qual è la vittoria più importante per te a fine allenamento e a fine partita?
“Vedere i loro sorrisi. A livello emotivo, sia che si perda o che si vinca, se il ragazzo esce soddisfatto, grintoso e contento di quello che ha fatto mi fa capire che io, come mister, sto centrando gli obiettivi”.
C’è una frase che ripeti più spesso di altre nello spogliatoio?
“Non uso frasi già fatte, ma cerco di capire qual è la loro motivazione in quella giornata, capire in che stato d’animo sono e quindi trovare poi le cose appropriate da dire. In generale dico sempre di entrare in campo e dare tutto quello che possono in quel giorno e uscire senza rimpianti”.
C’è un giocatore del calcio professionistico a cui ti ispiri per insegnare il calcio ai tuoi ragazzi?
“Mi piace collegarmi a quella generazione di giocatori che sono stati bandiere per le loro squadre e che, nonostante avessero avuto altre proposte, sono rimasti nei loro club come, ad esempio, Del Piero, Totti e Zanetti”.
Qual è l’esercizio, oltre alla partitella, che i ragazzi ti chiedono di fare più spesso?
“Abbiamo ideato un giochino in cui abbiamo tre campi, dal più piccolo al più grande (che noi chiamiamo serie C, serie B e serie A a seconda della grandezza delle porte), dove la squadra che vince passa alla categoria superiore e quella che perde alla categoria inferiore. È un gioco molto stimolante per loro“.
Percepisci nei ragazzi l’importanza di giocare nella SPAL e di indossare questa maglia?
“Noto molto attaccamento alla maglia e alla SPAL stessa soprattutto nei bambini più piccoli, che la vedono come una seconda famiglia. In generale tutto il settore giovanile è molto legato alla maglia e questo lo dimostra il fatto che molti ragazzi sono rimasti dopo quello che è successo”.
Com’è il tuo rapporto con i ragazzi?
“Io li adoro. Ho avuto la fortuna di lavorare con i ragazzi di tutte le età e questo mi ha permesso di conoscere le loro mentalità ed essere visto, da ognuno di loro, come un fratello, come un papà o un amico”.
Qual è la fascia di età più difficile da allenare?
“L’età più difficile da gestire è quella dai 14 anni in su, quella della maturità, in cui inizi a capire te stesso, inizi ad avere altre motivazioni oltre al calcio, dove questo sport non è più solo un divertimento ma diventa anche competizione con tutto ciò che ne comporta”.


