Nella conferenza stampa a margine di SPAL-Legnago Salus 1-0, seconda amichevole precampionato, Carmine Parlato si è soffermato un po’ sul tema dell’organizzazione societaria che lo vede nei panni di allenatore e dirigente, a stretto contatto con la proprietà.
“Dall’inizio sia il direttore Bonnici sia il presidente Portelli mi hanno trasmesso la loro voglia e il loro entusiasmo di entrare in contatto con questa gloriosa società, la sua storia e la sua gente. Il presidente, per carattere, entra più nella mentalità del tifoso. Ma vedo un grande senso di responsabilità da parte loro: è ovvio che, come tutti quanti noi, non vogliamo sbagliare, e loro sono i primi a non volerlo. Chi va in campo sono i miei ragazzi e io li guido, e per un percorso lungo c’è bisogno sempre di quel self-control per poter gestire alcune cose“.
“L’impatto iniziale e questa continuità di colloqui con loro esprimono la loro voglia di evitare brutte figure. Sono persone serie, che ci tengono e vogliono costruire un futuro per la SPAL principalmente e togliersi qualche soddisfazione anche loro personalmente. Noi faremo di tutti per accontentarli“.
“Se con il mio ruolo manageriale la mia settimana-tipo è cambiata? No, perché la chiacchierata, che sia con un direttore sportivo qualificato o con un collaboratore, la si fa comunque. Noi in Italia utilizziamo il direttore sportivo per norma e per correttezze dei passaggi interni: abbiamo questa cultura del direttore sportivo, mentre a Malta e nel modello del presidente Portelli non ce l’hanno e quindi in automatico ci sono collaboratori di grande esperienza a disposizione per poter fare il loro lavoro che va fatto. Abbiamo passato 10-15 giorni in maniera molto ‘intima’, al campo anche la domenica a telefonare, a guardare video e quant’altro per fare le selezioni: è il nostro lavoro, quindi lo facciamo con piacere e con grande professionalità“.


