La faticosa ripartenza del settore giovanile della SPAL, per ora Ars et Labor Ferrara, non ha impedito di costruire squadra in grado di farsi valere. Lo dimostra, tra le altre, anche l’Under 15 affidata a mister Alessandro Tinti, che arrivata a fine gennaio comanda il proprio girone con un invidiabile bilancio di 10 vittorie e 1 pareggio nell’arco di 11 partite. I biancazzurri si stanno confrontando con ragazzi un anno più grandi, ma questo non ha impedito loro di imporsi con una forza che è raccontata in modo abbastanza eloquente dal bilancio dei gol: 82 fatti (!) e 6 incassati. Di questo e di altro abbiamo voluto chiacchierare col tecnico.
Mister, finora siete stati assoluti protagonisti fin dalla prima giornata. Ci può fare un suo personale bilancio su questa prima parte di stagione?
“Il bilancio è sicuramente positivo. Ci sono state delle difficoltà all’inizio del percorso dovute alle vicende che tutti sappiamo: ci siamo dovuti aggrappare a quello c’era. Poi, piano piano, è andato tutto sempre meglio fino ad arrivare ad oggi con la squadra che ha capito cosa serve per essere qui. Essere alla SPAL richiede uno step di lavoro più impegnativo. Da nessuna parte vengono fatti quattro allenamenti alla settimana e all’inizio è stata tosta mettere insieme lo studio e i vari impegni dei ragazzi con il lavoro qui al campo. Una caratteristica che mi sta piacendo tanto è che anche in una giornata storta i ragazzi riescono a tirare fuori qualcosa di positivo. Non sempre hanno fatto delle partite perfette, anche se i risultati non dicono così, ma sono stati bravi a tirare fuori qualcosa in quei momenti“.
Dopo un’estate burrascosa per tutte le vicende extra campo che hanno coinvolto la società biancazzurra, com’è stato ripartire da zero affrontando le incognite di un campionato nuovo, come quello provinciale, per una squadra come la SPAL?
“Sicuramente ha dato tanta energia a tutte le squadre avversarie. Andare in giro per la provincia non è mai facile perché vedi che tutte le squadre che affronti ci tengono a fare bene ed è bello e rappresenta anche uno stimolo. Per noi che eravamo già dentro e abbiamo visto tutto il passaggio è molto diverso. Il nostro obiettivo più grande è cercare di far crescere il più possibile i ragazzi perché, se tutto va bene come si spera e l’ambiente ricresce piano piano, lo sviluppo deve avvenire dall’interno. Poi è ovvio che la selezione naturale ci sia, perché sappiamo che purtroppo c’è chi non ce la farà a fare questo passo successivo di crescita, ma il nostro scopo è quello di farlo fare a più ragazzi possibili“.
Classifica alla mano, vediamo che la SPAL si trova in prima posizione senza mai aver subito una sconfitta: quali sono stati i principali punti di forza della squadra in questa prima parte di stagione?
“A me ha stupito che anche quando la giornata è storta si porta a casa qualcosa e questa è una grande dote. È una cosa che non è scontata: c’è chi nelle difficoltà sparisce completamente, mentre noi nelle difficoltà siamo sempre rimasti vivi. Un altro punto di forza può essere il fatto che essendo sotto età e andando spesso contro chi fisicamente è superiore, ci si deve aggrappare al gioco. Quando i ragazzi lo hanno fatto nel modo giusto è andata bene, mentre quando l’hanno fatto un po’ meno bene sono andati a lottare, andando incontro anche ai limiti che ti dà il campionato: giocando contro ragazzi più grandi il limite è fisico. Credo quindi abbiano capito che fare ciò che siamo più bravi è un nostro punto di forza. Le individualità ci sono, ma tutti ancora devono crescere e capire tanto. Abbiamo tanti ragazzi che se adesso acquisiscono il modo giusto di lavorare e allenarsi potranno crescere tantissimo in questi tre o quattro anni di settore giovanile. Possiamo ritenerci molto soddisfatti, contando anche tutte le difficoltà che hanno avuto ad adattarsi a questi nuovi ritmi. Stanno faticando ma si percepisce che non mollano. Lo scopriranno tra poco quanto sono cresciuti perché adesso probabilmente ancora non se ne rendono conto. In più sono tutti dei bravi ragazzi e bravi giocatori che stanno bene insieme e si sono integrati ottimamente“.
Lavorare con ragazzi così giovani significa anche accompagnarli nella loro crescita personale: ci sono stati momenti difficili in cui è dovuto intervenire per sostenere e motivare i ragazzi?
“Sì, qualche momento c’è stato, non dal punto di vista del risultato negativo, perché fortunatamente per ora non ce ne sono stati, ma singoli episodi nello spogliatoio dove si è superato un po’ il limite dal punto di vista comportamentale. In questi momenti siamo stati bravi a intervenire e a indicargli la strada giusta da seguire perché a quest’età è normale che queste cose avvengano. Questi piccoli episodi li abbiamo individuati nelle fasi iniziali e adesso il gruppo sta andando molto bene. Ci sarà da chiedergli sempre più intensità per far sì che crescano, ma questi momenti li abbiamo superati”.
In che modo lavorate, dentro e fuori dal campo, per coltivare il senso di appartenenza nei ragazzi e farli sentire parte della famiglia biancazzurra?
“Questo momento storico per la SPAL ha portato ad avere ragazzi che hanno veramente voglia di essere qui. La maggior parte sono tifosi sentono tanto questo sentimento. Quindi in parte il senso di appartenenza ce l’hanno già innato. Quello che cambia è che per poterci poi stare e rimanere all’interno della società nel lungo periodo: il senso di appartenenza non deve essere limitato solo alle parole, ma devono capire la fortuna che hanno di essere qui. Ogni tanto noi glielo ribadiamo perché non è scontato avere a disposizione un centro sportivo come il G.B. Fabbri e se non sei abituato a queste situazioni tendi a sederti un attimo. Il mix tra qualità del lavoro e ambiente familiare che ho trovato da quando sono arrivato è pazzesco e quindi anche i ragazzi se la devono guadagnare questa cosa. Nei momenti in cui li abbiamo visti adagiarsi un po’ abbiamo cercato di fargli capire che per rimanere qui bisogna crescere tutti insieme. Anche gli abbonamenti dati a chi è giocatore per seguire la prima squadra credo che rafforzino il senso di appartenenza che per fortuna già hanno“.
Ci può raccontare il suo percorso personale: se è stato giocatore, com’è diventato allenatore e in che squadra?
“Io sono stato un giocatore, ma ho dovuto smettere all’età di quattordici anni per un problema cardiaco. Ho avuto questa scottatura all’età dei ragazzi che sto allenando. Gli allenatori che ho avuto nel corso degli anni mi hanno sempre detto che ero il capitano della squadra, quello che leggeva come stava il compagno, se c’era da dare una parola in più. Quando ho dovuto smettere di giocare ero al Sant’Agostino e chiesi all’allora dirigente Renato Caselli, al quale oggi è stato intitolato lo stadio di Sant’Agostino, se c’era la possibilità di dare una mano all’interno della società. Mi mise a fare da collaboratore con i bambini di cinque e sei anni. Caso vuole che uno di quei bambini, Matteo Fedozzi che è un 2008, quest’anno ha esordito nel campionato di Eccellenza con la maglia del Sant’Agostino. Da quel giorno poi non ho più smesso di fare l’allenatore. Ogni anno ho fatto una categoria diversa per fare esperienza poi tre anni fa mi ha chiamato la SPAL e sono arrivato a Ferrara. È nato tutto a causa di una sfortuna e ormai sono dieci anni che alleno“.
Quali sono le sue aspettative per la seconda parte di stagione?
“Se l’obiettivo come società è quello di crescere e ogni anno fare gradualmente dei campionati di livello più alto, dobbiamo essere bravi a far crescere i giocatori. Il gruppo di oggi può fare molto bene il campionato provinciale come sta facendo, ma deve ancora crescere per poter fare bene un ipotetico campionato regionale, così come quello nazionale in un futuro. L’obiettivo, quindi, è quello di crescere il più possibile, perché per molti dei ragazzi è la prima esperienza nel calcio a undici, cosa differente invece per le squadre contro cui andiamo a giocare perché per loro è già il secondo anno. Ovviamente non è tutto perfetto, non hanno sempre ben chiaro cosa fare in campo: ciò è dettato dall’età e dal fatto che è da poco che lo fanno. L’obiettivo è quello di far fare ai ragazzi un campionato regionale nella prossima stagione“.
Infine, ha qualche consiglio o messaggio per i suoi giocatori in vista della seconda metà del campionato?
“Quello che a volte noto è che si chiedono poco il perché facciano certe cose. Per crescere devi capire, se non capisci non cresci. In generale noto che manca un po’ l’interesse a capire le motivazioni dietro alle scelte. ‘Faccio così perché me lo ha detto l’allenatore’, ma in realtà non è sempre così, perché dipende da mille fattori. Non si può seguire una regola e pensare che vada sempre bene in ogni occasione. I ragazzi stanno cercando di capirlo e di farlo e anche noi allenatori dobbiamo essere bravi a cercare di farli ragionare. Un consiglio che gli do è di dare tutto ad ogni allenamento: devono finire l’allenamento avendo dato tutto quello hanno in corpo. Solo così si tira fuori il massimo. Il consiglio è quello di fare e farsi delle domande e di essere coraggiosi e ambiziosi, piuttosto che limitarsi a fare il compitino. Il calcio a livello di insegnamenti ti dà tutto nella vita. Arrivare puntali, impegnarsi perché altrimenti l’allenatore non mi fa giocare e non ottengo il mio risultato, incontrare qualcuno che è più forte di me, sono tutte cose che insegnano molto“.


