foto Filippo Rubin

Nello tsunami di catastrofi che sono scaturite dal fallimento della SPAL di Tacopina una delle ferite più profonde è sicuramente rappresentata dallo smantellamento e successiva diaspora di ogni componente del settore giovanile biancazzurro, tra cui una formazione Under 16 campione d’Italia di serie C. Con l’arrivo della nuova proprietà argentina l’attività in via Copparo è ripartita tra mille difficoltà, ma grazie alla dedizione di Marco Aventi, Michele Borghi e decine tra tecnici e collaboratori il vivaio ha messo nuove basi formando otto squadre che vanno dall’Under 17 all’Under 9. Tutte iscritte ai campionati provinciali a causa dei vincoli regolamentari. 

Proprio col responsabile Marco Aventi abbiamo voluto fare un punto della situazione a cavallo tra il 2025 e il 2026 per capire a che punto è il lavoro sul fronte delle giovanili.

Direttore, siamo a metà della stagione sportiva: puoi fare un primo bilancio di questa ripartenza?
“Dover ripartire da zero, facendo tantissimo in poco tempo, è spesso controproducente, specialmente in un settore giovanile, dove di solito bisogna essere ben organizzati e pensare soprattutto a medio-lungo termine. Io sono qui dal 2013 e rispetto agli scorsi anni formare le squadre è diventato molto più complicato. Prima potevi avere un dialogo diretto con il giocatore a cui eri interessato e la sua eventuale società, oggi l’unico strumento a cui possiamo affidarci sono gli open days, e dobbiamo quindi selezionare fra i giocatori disponibili. Il rovescio della medaglia però è che ad oggi le nostre squadre sono formate in larghissima parte da ragazzi ferraresi, che sono tifosi, nati con questi colori addosso, il che oltre a creare un forte senso di appartenenza è anche molto gratificante per noi. Il nostro settore giovanile non ha alcun interesse nei risultati, ma vuole concentrarsi sulla crescita personale di ogni atleta. L’unico peso che hanno i risultati è rappresentato dalla possibilità, se dovessimo vincere i campionati provinciali in cui siamo costretti attualmente a competere, di partecipare a quelli regionali, che ovviamente hanno più appeal per i giocatori, ma sono anche più allenanti e performanti. Ciononostante la prima richiesta che facciamo ai nostri allenatori è quello di formare giocatori: i risultati sono secondari, ma siamo in linea anche con quelli, quindi direi che il bilancio di metà stagione è assolutamente positivo”.

Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?
“A oggi purtroppo non si possono fare programmi a lungo termine perché moltissimo dipende dalla prima squadra. Se l’anno prossimo dovessimo essere in serie D automaticamente scatta l’obbligo di fare la Juniores nazionale, un campionato molto importante e con molto richiamo per i ragazzi, quasi paragonabile a una Primavera 3 o 4. In più in Serie D c’è l’obbligo di avere almeno tre fuori quota in prima squadra, e questo può essere un’ulteriore motivazione per un ragazzo classe 2006/2007/2008 (i fuori quota dell’anno prossimo, ndr) nello scegliere di venire a giocare a Ferrara, perché vuol dire che dalla Juniores potrebbe capitarti di fare qualche allenamento e qualche partita con una prima squadra. Non vado oltre, perché rientrare nel professionismo in tempi brevi ci darebbe una spinta notevole nel percorso di ricostruzione che sarà comunque lungo”.

Ci puoi dare un po’ di numeri, per farci un’idea anche delle dimensioni delle squadre giovanili?
“Dall’Under 9 all’Under 17 contiamo 147 calciatori, divisi in 8 categorie. L’anno prossimo, dovessimo stare in linea con i programmi e raggiungere la promozione, ci sarebbero 50-60 calciatori da inserire per aggiungere la Juniores, un’Under 18 e un’Under 14 che quest’anno non abbiamo fatto per fare in modo che tutte le nostre squadre agonistiche giocassero sott’età”.

L’anno scorso, dopo il crac societario, è venuto fuori che il rapporto tra area tecnica e responsabile del settore giovanile (Max De Gregorio, oggi al Ravenna – ndr) era praticamente inesistente. La nuova dirigenza sta seguendo da vicino i lavori?
“La società ci ha dato piena disponibilità, sa l’importanza che ha avuto il settore giovanile della SPAL negli scorsi anni. Ogni volta che il presidente è a Ferrara c’è sempre un confronto, però più le discussioni più frequenti le abbiamo con il ds Federico e il direttore generale Pradines, con cui abbiamo ci stiamo già preparando per essere pronti l’anno prossimo a formare la Juniores in caso riuscissimo a salire in serie D. Per il resto, la società ha fiducia in noi e ci ha dato carta bianca”.

Quest’estate è stato perso un bel patrimonio a livello di giocatori, ma più volte chi faceva parte delle giovanili ha detto che sperava di poter ritornare a vestire il biancazzurro della SPAL. State seguendo i vostri ex-giocatori?
“Si, stiamo seguendo anche i… dispersi, se così li possiamo chiamare. L’anno scorso sono rimasto stupito da quante persone sono crollate in pianti disperati per quello che era successo. Siamo molto orgogliosi dei nostri ragazzi, anche perché la maggior parte di loro oggi continua a giocare in squadre professionistiche. Sicuramente il nostro obiettivo è di riportarli a Ferrara un giorno, e si spera di riuscire a riportarli a giocare sotto il nome SPAL”.

Lascia un commento