foto ufficio stampa Ferrara Calcio Ars et Labor

Della sciagurata SPAL 2024/2025 che si era faticosamente salvata sul campo erano rimasti in tre (Antenucci, Iglio ed El Kaddouri) e due hanno smesso di rincorrere un pallone. Mentre Antenucci è durato poco nelle vesti di ds e Iglio è il capitano di una squadra che sta faticando in Eccellenza, Omar El Kaddouri ha iniziato la sua carriera di allenatore assumendo la guida della formazione Under 17 della nuova SPAL, formalmente denominata Ars et Labor Ferrara.

Dopo che l’ex trequartista marocchino ha conseguito il patentino durante l’estate la nuova società ha subito puntato su di lui e la fiducia sembra ben ripagata: la U17 si trova seconda in classifica, a un solo punto dalla vetta occupata dal Balca Poggese e con una sola sconfitta. 

Omar, partiamo dall’inizio. Il tuo cambio pelle da giocatore ad allenatore è stato molto repentino: avevi in mente il ritiro già dall’inizio della stagione?
“Ho deciso di smettere col calcio giocato a fine stagione scorsa. Purtroppo l’anno che ho passato qui sia a livello individuale sia collettivo non è stato il massimo, in più erano tre o quattro anni che facevo fatica ad avere continuità per via dei problemi fisici. Io nella mia testa ho ancora voglia di giocare, però ho capito che dovevo ascoltare il mio corpo e i segnali che mi stava dando. A prescindere da ciò volevo fare il corso per diventare allenatore. Sapevo che la mia carriera dopo il ritiro sarebbe continuata nel calcio e l’unica cosa che volevo fare era l’allenatore, perché mi piace troppo stare in campo. Quest’estate ho parlato con Marco (Aventi, ndr), che ha spinto molto per avermi qui e ho deciso di cogliere questa opportunità”.

Mirco Antenucci ha avuto un ruolo nella tua permanenza a Ferrara?
“Con Mirco ho un buonissimo rapporto, ma per allenare l’under 17 ho parlato sempre e solo con Aventi. Poi non so se Mirco abbia messo una buona parola per me con la dirigenza, però non mi sono mai interfacciato con lui in merito, anche perché immagino fosse concentrato sul costruire la prima squadra e c’era molto lavoro da fare”.

Com’è stato l’impatto con la panchina? Ti senti ancora un po’ fuori posto?
“Sento che mi sto calando nel ruolo, ma ho ancora molto da imparare. Ogni giorno imparo qualcosa, affronto diverse situazioni a cui non dovevo pensare quando ero giocatore. Alcune volte mi rendo conto di essere troppo esigente, come quando ero calciatore del resto. In più devo abituarmi al fatto che non solo sto allenando, che è molto diverso da giocare ovviamente, ma sto anche partecipando alla crescita di ragazzi di quindici o sedici anni, e quindi ogni mia esperienza pregressa, come per esempio gli anni sotto Sarri quando giocavo al Napoli, non posso usarli. Già in tre mesi però sento di aver cambiato tante cose nella mia testa”.

Il campionato sta andando bene: secondo posto in classifica a un punto dalla capolista Balca Poggese. Come sta andando il lavoro con i ragazzi?
“Sono molto soddisfatto, sento che i ragazzi stanno crescendo insieme a me. Il primo lavoro che ho fatto su di loro è stato mentale: dovevo fargli capire dov’erano e questo passa per piccoli dettagli a cui magari all’inizio non prestavano attenzione. Per esempio, all’inizio non gli dava fastidio perdere e io ho cercato di fargli capire che non bisogna mai evitare di esprimere le proprie emozioni dopo una sconfitta. Poi, dopo l’unica sconfitta che abbiamo subito in campionato, li ho visti arrabbiati e questo mi ha reso orgoglioso. Dopo il lavoro mentale ho iniziato col lavoro tecnico, perché essendo stato un giocatore dotato di tecnica mi piace vedere la mia squadra fare un calcio divertente sia per noi sia per chi guarda. Adesso piano piano sto aggiungendo un po’ di tattica, ma devo ancora dare tempo di imparare ai ragazzi sotto questo aspetto. Ogni giorno cerco di aggiungere cose, ma principalmente mi sto concentrando sull’aspetto tecnico”.

Credi sia realistico pensare a un futuro in prima squadra per uno dei tuoi ragazzi? E come vedi il tuo percorso nei prossimi anni?
“Questo non lo so (ride, ndr), dipende davvero da tantissime variabili. Sarebbe sicuramente una soddisfazione per me vederli raggiungere il calcio dei grandi. Ho dei giocatori in squadra che all’inizio non mi convincevano molto e adesso sono dei titolari fissi. Secondo me, se lavorano bene in questi anni, hanno delle buone possibilità di fare il salto. Per quel che riguarda me, magari fra qualche anno mi piacerebbe provare ad allenare ragazzi più grandi, ma al momento mi sto divertendo e mi concentro su questo progetto. Non ho fretta di arrivare in alto, voglio arrivarci quando saprò di essere pronto”.

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