L’Under 16 dell’Ars et Labor Ferrara è la formazione del settore giovanile che è riuscita a tenere con sé il maggior numero di reduci dalla dissoluzione della vecchia SPAL. Sono sette i ragazzi rimasti in biancazzurro dalla stagione 2024/2025 e ad allenare il gruppo, integrato con altri dodici elementi, c’è il giovane Federico Querzola.
La squadra, composta da ragazzi classe 2011, aveva chiuso il 2025 al primo posto il girone H della categoria Allievi Interprovinciali e alla ripresa ha fatto esattamente ciò che è abituata a fare: vincere. Il bilancio parziale col mister non può quindi che essere positivo, al di là dei numeri che già da soli parlano chiaro: 12 partite, 11 vittorie, 1 pareggio, 0 sconfitte, 60 gol fatti, 12 al passivo.
Mister iniziamo col raccontare qual è stato il percorso di crescita che ti ha portato alla guida di questa formazione.
“Gran parte del mio percorso l’ho fatto alla Copparese: nei primissimi anni sono partito con l’attività di base, poi sono passato alla parte agonistica fino ad arrivare alla Juniores. Nell’anno dell’Eccellenza ho fatto anche una brevissima parentesi in prima squadra, ma a novembre la società ha deciso di cambiare e le nostre strade si sono separate. È stata comunque un’esperienza molto formativa per me, perché ho capito la differenza tra adulti e ragazzi, nonostante la squadra fosse abbastanza giovane. Successivamente ho fatto un anno con la rappresentativa provinciale di Ferrara nella categoria Giovanissimi. A seguire, prima di arrivare qui grazie a Marco Aventi, ho fatto due anni con la X Martiri nella categoria degli Allievi. Marco lo conoscevo già da diverso tempo, avevamo avuto modo di chiacchierare più di una volta”.
“Il mercato si fa a 360° – afferma proprio Marco Aventi– osservando i giocatori, ma anche gli allenatori. Guardiamo soprattutto alla persona quando analizziamo i vari profili: quando c’è sinergia e si opera bene con lo staff, allora si lavora bene”.
Come è stato ritrovarsi da un giorno all’altro in una realtà come questa e con una squadra quasi del tutto nuova? Nonostante le avversità siete subito partiti subito a mille.
“Sono stati molto bravi i ragazzi e non è la solita frase di circostanza: siamo partiti a settembre con circa 10-15 giorni in ritardo rispetto alla tabella di marcia. Io e i miei collaboratori (Davide Bini e Davide Mosca) abbiamo avuto una buona capacità di inserimento e anche il professor Lorenzo Balboni ha fatto la differenza: alcuni ragazzi lo conoscevano, quindi aveva già la chiave giusta per entrare in contatto con loro, ci ha aiutato. Dall’altro lato, i ragazzi nuovi hanno capito subito in che contesto si trovavano”.
“La classe del 2011 – aggiunge Aventi – è il gruppo in cui siamo riusciti a trattenere più ragazzi, anche di fronte alle richieste di altre società professionistiche. Il resto della squadra è stato selezionato tramite gli open day svolti a inizio stagione. Molti dei ragazzi li conoscevamo già, e in più c’è stata qualche sorpresa. La squadra è forte, ma siamo ancora un po’ corti perché ci sono 19 ragazzi in squadra”.
La squadra gioca nel campionato U16, quindi contro ragazzi che hanno un anno in più rispetto a loro. In quella fascia d’età anche un solo anno fa tanto la differenza, soprattutto dal punto di vista fisico e strutturale. Sei rimasto sorpreso dal fatto che non sembrano risentirne?
“È stata una sorpresa anche per noi. Avevamo visto che i ragazzi, soprattutto dal punto di vista tecnico, avevano buone qualità pensando al campionato che stiamo disputando. L’aspetto fisico era un po’ più un punto interrogativo, ma grazie al lavoro svolto sul campo questo gap è stato colmato. Questo è passato in secondo piano anche grazie all’ambiente che si è formato in questi mesi. Ogni gruppo è diverso e ha le proprie dinamiche, capita di avere difficoltà ad assemblare certi tipi di squadre, ma ci sono anche gruppi che vanno praticamente in autonomia: questo è proprio il nostro caso. Un nostro merito è quello di cercare di farli divertire, coinvolgerli e farli sentire tutti importanti”.
L’unica partita che non avete vinto è stata contro la Sorgente (0-0), che ha subito un solo gol in più di voi finora. È stato un semplice rallentamento o ricorda qualche situazione in particolare?
“È una partita che poteva finire con qualsiasi risultato: potevamo vincere noi, potevano vincere loro o poteva finire in pareggio, come è successo. È stato il nostro unico stop, ma penso sia stata una partita utilissima per i ragazzi: ogni tanto fa bene rallentare, se no sembra sempre tutto facile. Noi comunque non guardiamo la classifica”.
L’altra partita tirata è stata quella contro il San Luca, gli unici che stanno riuscendo a seguire il vostro passo. Nonostante la vittoria, sono stati loro gli avversari più ardui nel girone d’andata?
“Ci sono 3/4 squadre impegnative. La classifica, soprattutto nelle categorie giovanili, vive di momenti. Il San Luca ha fatto benissimo nel girone d’andata, contro di loro è stata una partita bella e molto impegnativa. Oltre al San Luca, ci sono realtà come CUS e Bondeno che possono dire la loro, sono squadre di livello per il campionato in cui siamo”.
Aventi: “Il girone ferrarese è migliorato negli ultimi anni, in più a noi sta accadendo un po’ quello che accade alla prima squadra: contro di noi cercano tutti di fare la partita al meglio delle loro possibilità. I ragazzi devono esprimersi, rischiare, sbagliare: noi dobbiamo avere le competenze per correggerli. È un percorso fatto di tappe”.
Pensa che questi ragazzi siano già pronti per affrontare campionati più impegnativi rispetto a quelli provinciali?
“Se prendiamo come esempio un campionato regionale fatto coi pari età, secondo me sì. Già così come siamo penso che il gruppo possa competere, poi dipende sempre da qual è l’obiettivo. Se l’obiettivo è di metterli alla prova e farli crescere in un contesto competitivo, allora penso che sarebbe una cosa positiva per noi”.
Vedendo l’andamento fino ad ora la risposta non è facile, ma qual è l’aspetto su cui potreste migliorare?
“Tantissimi (ride, ndr.), Marco (Aventi) mi prende spesso in giro per questa cosa, sembra che non sia mai contento, ma non è vero. L’andamento che stiamo avendo un po’ maschera alcune cose, per questo dico di non guardare la classifica. Il gruppo è partito praticamente da zero e sta insieme da poco più di tre mesi, quindi sono tante le cose che si possono migliorare, da ogni punto di vista. Se la prospettiva di crescita che abbiamo avuto in questi mesi viene mantenuta nel resto della stagione, a fine anno troveremo un gruppo migliorato. Penso che almeno un paio d’anni di crescita questo gruppo li abbia, poi quanti si può crescere dipende dal campionato che sia fa e da come lo si fa. La cosa importante è che quando andiamo al campo ci divertiamo, e non è una cosa scontata o di facciata. Il settore giovanile è una scelta, quando uno non si diverte più forse è meglio o che si fermi, o che provi un’esperienza in prima squadra”.


