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Il secondo pareggio consecutivo – dopo quello di Faenza a dicembre – spedisce la SPAL a -4 dalla capolista Mezzolara all’alba del girone di ritorno. Solo un rigore nei minuti di recupero ha evitato la terza sconfitta casalinga stagionale ai biancazzurri, che senza Senigagliesi confermano di avere serie difficoltà nel creare pericoli in fase offensiva.

Per la prima del girone di ritorno Di Benedetto manda in campo i suoi con il 4-2-3-1 visto nelle ultime uscite: in porta Luciani prende il posto di Giacomel, la difesa a quattro è costituita da Mambelli sulla destra ed Occhi sulla sinistra, con Dall’Ara e Casella coppia centrale, i due mediani sono Ricci e Cozzari con Malivojevic a muoversi nella zona centrale della trequarti, Moretti a destra e Carbonaro a sinistra, terminale offensivo Piccioni.

Il canovaccio della gara è uno e non cambia nel corso della partita: i romagnoli si dimostrano una squadra ben messa in campo, precisa e rapida nei raddoppi e nelle uscite in pressione e con una chiara idea di gioco quando in possesso palla; al contrario la SPAL è approssimativa nelle giocate elementari e in continua sofferenza a centrocampo, con poche idee e spesso confuse negli sviluppi offensivi.

In fase di non possesso è stata una delle versioni della SPAL tra le più deludenti dell’intero campionato. L’azione di pressione è stata mossa da Piccioni quando i romagnoli hanno cercato lo sviluppo dalla linea difensiva, col centravanti sostenuto da Carbonaro e Moretti sulle catene esterne: tuttavia l’inferiorità numerica a centrocampo ha messo in difficoltà Ricci e Cozzari quando si trattava di accorciare le distanze sull’azione del reparto offensivo, facendosi spesso prendere in mezzo alle trame dei gialloblù. Meglio si è disimpegnata la linea difensiva sia nelle uscite sia nelle marcature centrali (Casella meglio di Dall’Ara), mentre sulle corsie esterne molto buona è stata la prova di Occhi a sinistra, mentre rivedibile quella di Mambelli sulla corsia opposta. Il gol dello Young Santarcangelo è arrivato da una costruzione dal basso sulla quale Piccioni e Moretti hanno portato un pressione alta sui portatori di palla romagnoli, che sono riusciti a evitarla ed a trovare un uomo che ha attaccato il campo centralmente con la linea mediana in ritardo nella copertura.

Anche la fase di possesso è stata a dir poco approssimativa: per quanto Ricci e Cozzari si siano impegnati per proporsi come prima soluzione sull’impostazione della linea difensiva sono sempre stati marcati dalle due mezzali gialloblù, con il pronto raddoppio di uno degli attaccanti, e quindi costretti a giocare quasi sempre palla indietro. La costruzione sulle corsie esterne è stata limitata: almeno fino all’ingresso di Iglio e Cozzari non si sono mai visti veri sviluppi esterni che coinvolgessero i terzini. Malivojevic è riuscito a giocare diversi palloni sulla trequarti, ma si è quasi sempre trovato chiuso dalle maglie dei romagnoli, i cui centrocampisti hanno fornito una prova di grande sostanza.

Molto male il reparto offensivo: Carbonaro è stato ben controllato dal diretto avversario e raramente si è reso protagonista di spunti degni di nota; Moretti esterno è una soluzione da matita rossa poiché non pare avere le caratteristiche dell’esterno (rapidità, dribbling nello stretto e cross), e Piccioni, per quanto abbia fatto senza dubbio a sportellate con la difesa avversaria, non si è mai reso pericoloso. Le palle recapitate al reparto sono arrivate dalla difesa, imprecise, lente, facile da leggere per la difesa avversaria. Il rigore assegnato al 93′ ha evitato l’ennesima brutta figura della stagione in una gara nella quale la SPAL ha avuto enormi difficoltà nel rendersi pericolosa.

Al di là della vetta che si allontana, ciò che appare maggiormente preoccupante è la confusione, tattica e di idee, che sta accompagnando le ultime gare. Dal punto di vista tattico, il 4-2-3-1 tende a spaccare la squadra a metà, mettendo in crisi il centrocampo e annebbiando la fase di costruzione. Nell’attuale rosa spallina non ci sono centrocampisti con grandi doti di corsa, ma ottimi palleggiatori (Ricci, Mazza, Prezzabile) o incursori (Cozzari) costretti però a tante rapide transizioni a sostegno delle azioni difensive e offensive che influiscono sulla qualità e lucidità una volta in possesso di palla. Inoltre deve essere rivista l’idea di schierare un attacco pesante che porta Moretti largo in una posizione che sembra metterlo in grande difficoltà, rinunciando ad un giocatore maggiormente adatto al lavoro sull’esterno, che potrebbe cercare con maggiore costanza il fondo o l’uno contro uno. Anche la convivenza stessa tra Moretti e Piccioni appare complessa, con quest’ultimo che non pare essere messo nella condizione di poter essere pericoloso.

Dal punto di vista delle idee, specialmente in fase offensiva, è complesso dire quale fosse il piano tattico della SPAL dato che non ci sono stati sviluppi sugli esterni: è stata cercata qualche giocata rapida centrale con scarsi risultati e la ricerca della palla lunga è stata la costante, che come già visto in altre circostanze non è la soluzione ottimale per questa squadra. Senza Senigagliesi la squadra perde completamente velocità e Barazzetta sembra molto acerbo. Ora che Gaetani s’è accasato altrove le alternative in avanti si sono assottigliate.

La SPAL tornerà in campo mercoledì 14 gennaio contro il Brescello Piccardo in una gara valida per la Coppa Italia. Un impegno che dirà presto se il ritorno immediato in campo darà benefici o meno. La speranza è di vedere una squadra meno appesantita a livello mentale.

— Andrea Coletta, 42 anni, è allenatore UEFA B dal 2013 e negli ultimi anni ha lavorato come direttore tecnico in ambito dilettantistico.

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