Nella giornata in cui il popolo spallino omaggia la memoria del capitano della grande scalata alle serie A Nicolas Giani, la nuova SPAL non va oltre l’1-1 contro il Castenaso e lascia scappare il Mezzolara a +8 in classifica.
Per la sfida contro i bolognesi, che segna anche l’esordio casalingo di mister Parlato al “Paolo Mazza”, la SPAL scende in campo con il 3-4-1-2: Giacomel in porta, il terzetto difensivo è formato da Iglio, Dall’Ara e Casella, Senigagliesi e Mazzali operano come esterni a tutta fascia con Ricci e Mazza in mezzo al campo, Cozzari è il trequartista alle spalle di Moretti e Piccioni.
Con le squadre ancora in fase di studio, il grave errore di Senigagliesi in uscita regala palla a Barbieri che è bravo a superare Giacomel con un potente mancino dalla distanza e la SPAL subito costretta a rincorrere. In fase di non possesso la prestazione degli uomini di Parlato è stata abbastanza positiva, soprattutto nella prima frazione di gioco: il Castenaso ha costruito molto poco dal basso, ma la SPAL è riuscita ad essere compatta, con la linea difensiva aggressiva sui palloni profondi e i centrocampisti centrali rapidi a contendere la seconda palla agli ospiti. Senigagliesi e Mazzali hanno costantemente ripiegato sulla linea difensiva componendo una linea a cinque che ha bloccato le rarissime velleità offensive del Castenaso. Cozzari si è ben mosso nella chiusura delle linee di passaggio verticali ed anche Piccioni e Moretti, quando possibile, hanno mosso la pressione sulla linea difensiva avversaria.
La fase di possesso è stata propositiva nella prima parte: i biancazzurri hanno cercato l’assalto al fortino del Castenaso sviluppando il proprio gioco palla a terra, con interessanti trame centrali nelle quali Moretti, Piccioni e Cozzari hanno provato con insistenza il dialogo nello stretto. Molto ricercata l’azione sulla corsie esterne, dove però la SPAL si è fatta preferire più dalla parte di Mazzali che da quella di Senigagliesi (che appare lontano dal giocatore apprezzato ad inizio campionato), e ha pagato l’aver schierato per gran parte della gara gli esterni a piede invertito, inficiando la rapidità dell’azione.
Nel secondo tempo, sebbene la SPAL si sia fatta preferire al Castenaso dal punto di vista della costruzione e abbia avuto diverse occasioni per segnare il gol della vittoria, la squadra ha perso brillantezza con il passare dei minuti. La compattezza è venuta meno e la difesa ha iniziato a soffrire le palle lanciate lunghe dagli avversari, che a loro volta hanno abbassato di molto il proprio baricentro schierando due linee compatte che hanno lasciato pochissimi spazi. La SPAL, a differenza di quanto avvenuto nella partita di mercoledì a Comacchio, si è intestardita nella ricerca di cross in area in chiara situazione di inferiorità numerica anziché provare la conclusione dalla distanza. Assolutamente da rivedere la cattiveria sotto porta degli attaccanti spallini, a volte molli o poco reattivi su palloni che sarebbero potuti essere decisivi.
La sensazione, al termine dell’ennesima partita nella quale la SPAL regala agli avversari qualcosa da raccontare ai nipoti, è quella di confusione e mediocrità. La confusione di una squadra che ha faticato molto a leggere le situazioni della partita, attaccando sì, ma con poca lucidità dopo la rete del pareggio, con giocatori spesso spostati di posizione nell’arco della gara, e con alcune decisioni tattiche discutibili: vedere Senigagliesi giocare a tutta fascia ha ancora una volta confermato che, nonostante la sua abnegazione, la fase difensiva non è il suo forte e questi lunghi ripiegamenti sulla linea difensiva pesano molto sulla sua incisività negli ultimi 25 metri. Quasi cervellotica la scelta finale di schierare Senigagliesi terzino e Barazzetta ala, malgrado le spiegazioni fornite da Parlato nel postpartita.
Amara ma doverosa una riflessione sulla mediocrità che traspare in molte delle partite della SPAL: va bene la visione del crederci fino alla fine, ma la realtà dice che a febbraio pare già che la SPAL debba salutare i sogni di promozione diretta come risultato dell’incapacità di vincere partite contro squadre di medio-bassa classifica, o con vittorie agguantate nel finale contro le squadre in lotta per i play-out. Se non troppo può essere rimproverato alla squadra dal punto di vista dell’impegno, allora i conti con la realtà dicono che la squadra allestita vale il campionato a cui stiamo assistendo, un campionato di rincorsa, di affanni, di confusione, di rimpianti ed alibi.
La SPAL tornerà in campo domenica 15 febbraio, in trasferta, contro il Futball Cava Ronco, formazione che ha raccolto tre punti nelle ultime sei partite: sarà una sfida importante per la SPAL, chiamata ancora una volta e ripartire dopo un pareggio che lascia tanta delusione in tutto l’ambiente spallino.
— Andrea Coletta, 42 anni, è allenatore UEFA B dal 2013 e negli ultimi anni ha lavorato come direttore tecnico in ambito dilettantistico.








