Dopo poco più di 8 mesi dal vero e proprio fallimento in tribunale, la SPAL fa un altro passo verso una parvenza di normalità. L’asta giudiziaria che si è svolta martedì 14 aprile a Ferrara ha infatti avuto l’aspetto di un passaggio simbolico di grande valore: i beni materiali che erano della SPAL americana ora sono in tutto e per tutto della Ars et Labor e del Comune di Ferrara, ma a fare la differenza potrebbero essere quelli immateriali, ossia i marchi.
Il risultato finale racconta una direzione abbastanza chiara. Da una parte Ars et Labor Ferrara, che si è assicurata il lotto più concreto, quello legato a mezzi e attrezzature sportive di via Copparo 142 (compreso il pullman parcheggiato da mesi davanti alla sede), aggiudicato per un totale di 97.000 euro, esattamente alla base d’asta. Un’acquisizione che rende più facile la continuità sul piano sportivo, per avere ciò che serve per stare in campo, allenarsi e spostarsi.
Dall’altra parte il Comune, che si è mosso su un piano diverso ma altrettanto decisivo. Con un’offerta da 69.500 euro ha ottenuto il lotto comprendente attrezzature, arredi dello stadio e soprattutto alcuni marchi dal peso specifico enorme: “Stadio Paolo Mazza”, “Accademia Spal” e “Spal Foundation”. Non solo oggetti, dunque, ma simboli. Attraverso l’identità giuridica della Spal Foundation la città può iniziare a lavorare al piano di riacquisizione del marchio storico S.P.A.L. con il caratteristico “ovetto”. La stima fatta dai periti incaricati dal curatore fallimentare Aristide Pincelli indica un cartellino del prezzo assai costoso (700mila euro), ma è verosimile pensare che amministrazione comunale, proprietà dell’Ars et Labor e tutti gli altri soggetti potenzialmente coinvolti vorranno sedersi al tavolo per valutare una soluzione che garantisca soddisfazione alle parti coinvolte – a partire dai tanti creditori della SPAL statunitense.
Sono stati invece lasciati andare gli arredi e le attrezzature di “Casa SPAL”, il convitto inaugurato nel 2022 che ospitava buona parte dei ragazzi fuori sede del settore giovanile. Stessa sorte è toccata ad alcuni arredi da spogliatoio e oggetti da ufficio che si trovavano al campo di Malborghetto. Altri beni mobili – tra cui alcuni van che erano in dotazione alla vecchia società, sono stati acquisiti da soggetti estranei all’Ars et Labor.
Alla procedura erano presenti il direttore generale dell’Ars et Labor, Bruno Pradines, e alcuni tra dirigenti e funzionari del Comune di Ferrara. L’assessore allo sport Francesco Carità ha commentato così attraverso il proprio profilo Instagram: “Cari amici e concittadini, come tutti sapete Ferrara è legata a triplo filo alla SPAL e da tempo la nostra amministrazione sta lavorando per preservarne l’identità che rappresenta. Oggi è stato compiuto il primo passo verso la riacquisizione dell’enorme patrimonio cittadino che è la SPAL, la storia sportiva della nostra città. Il Comune ha infatti riacquistato i marchi ‘stadio Paolo Mazza’, ‘Accademia Spal’ e ‘Spal Foundation’, assieme a svariato materiale sportivo di proprietà della fallita SPAL srl, oggi in liquidazione giudiziale, materiale di spogliatoio, palestra, uffici, skybox, tunnel, televisori, materiale logistico e numerosi arredi di pertinenza dello stadio. Sempre avanti e forza SPAL!“.
Da parte sua la Ars et Labor ha emesso questo breve comunicato: “Ars et Labor Ferrara comunica di aver acquisito il lotto dei beni tecnici di SPAL Srl relativo al Centro Sportivo ‘G.B. Fabbri’ di via Copparo, messo all’asta nella giornata di martedì 14 aprile. L’operazione si inserisce in un percorso chiaro e concreto che la società sta perseguendo con determinazione e impegno, in linea con l’obiettivo condiviso con l’amministrazione comunale di Ferrara“.









