Il 14 aprile si è svolta l’asta giudiziaria dei beni della SPAL srl in cui il Comune di Ferrara si è impegnato nel garantire un passaggio tanto simbolico quanto fondamentale per i marchi “stadio Paolo Mazza”, “Accademia SPAL” e “SPAL Foundation” (oltre ai beni materiali dello stadio). Per approfondire il tema ed entrare ancor più nelle dinamiche delle mosse del Comune, l’assessore allo Sport Francesco Carità è stato l’ospite speciale della puntata della nostra diretta settimanale di mercoledì 15 aprile 2026.
IL PASSAGGIO DEI MARCHI – “Credo sia stato uno dei tasselli fondamentali per l’identità della nostra città. Sappiamo bene tutti del filo che lega la SPAL a Ferrara e quindi noi non potevamo che impegnarci per mantenere questo patrimonio da preservare assolutamente: abbiamo cercato di unire questo tassello al lavoro fatto in questo ultimo anno“.
“Era doveroso partecipare a questa fase dell’asta perché ci sono anche altri beni su cui il curatore sta lavorando: questa era per noi un’opportunità e non potevamo che coglierla, anche perché è la nostra città a chiedercelo insieme alla nostra coscienza da amministratori. Non penso servissero prove ulteriori da parte nostra, ma credo fosse un’opportunità per ribadire quanto sia importante la SPAL anche per noi come amministrazione. Quello che verrà dopo sarà frutto del lavoro che dovrà fare il curatore fallimentare (Aristide Pincelli, ndr) insieme al giudice (Mauro Martinelli) che sta seguendo l’intera operazione: si tratta di anche di tecnicismi giuridici in cui difficilmente ci si può addentrare con precisione. Noi siamo qui per preservare la SPAL e tutto ciò che c’è di legato al passato della società e al presente e futuro che dovrà tornare ad essere glorioso“.
L’INTERVENTO DELLA OVEST – “L’apporto della Curva e, più in generale, della tifoseria e della città, credo siano fondamentali per la SPAL: sappiamo bene che la nostra identità è legata alla SPAL, nonostante ora si chiami Ars et Labor Ferrara. Nell’elenco dei punti sottoposti al sindaco dalla tifoseria per richiederne un intervento c’era proprio l’impegno nella tutela del marchio, che è un argomento che portiamo avanti da tempo. Non è ancora stato affrontato per via dei vari passagg che tutto il procedimento deve seguire. Noi come amministratori abbiamo comunque delle responsabilità ma che cerchiamo di portare avanti con serietà e dedizione nell’interesse della città e della SPAL“.
MARCHIO SPAL – “Se l’acquisizione del marchio SPAL Foundation può essere considerata propedeutica a quella del marchio SPAL? Non sono operazioni strettamente legate, ma sicuramente avere i marchi che abbiamo acquistato insieme a, non dimentichiamolo, i beni materiali legati allo stadio è un aspetto molto importante per riportare la situazione alla normalità”.
“Sono questioni abbastanza tecniche e in divenire, e mi scuso se mi ripeto. Il primo passo di acquisizione dei marchi che erano all’asta il 14 aprile è il frutto del lavoro del curatore e dell’amministrazione e ora dovremo interloquire con tutti i soggetti interessati: parlo del curatore stesso, dell’avvocato che si sta occupando della procedura, del nostro direttore generale. Si cercherà di capire qual è la soluzione migliore, senza dare nulla per scontato e mettendoci tutto il nostro impegno necessario a preservare l’identità della SPAL. Serve lungimiranza, ma si dovrà procedere un passo alla volta perché l’intera procedura non è un accordo tra privati, bensì frutto di un procedimento pubblico. Di fatto si tratterà di un’asta a cui al marchio verrà assegnato un valore e a cui potenzialmente potrebbe partecipare chiunque: su questo non ci sono dubbi“.
“Tralasciando per un momento la questione del marchio, quello che è stato fatto ieri (14 aprile, ndr) è che abbiamo presentato una manifestazione di interesse per un lotto al curatore fallimentare per cui al momento dell’asta ci siamo presentati con una bozza di accordo per un prezzo minimo che era stato stabilito (69.500 euro, ndr). Questo perché nonostante le difficoltà di una ripartenza, abbiamo giocato da inizio anno allo stadio Paolo Mazza e quindi appropriarsi dei beni legati allo stadio era fondamentale per avere il Mazza agibile anche per i prossimi anni”
“Noi abbiamo un dialogo continuo con la società Ars et Labor e stiamo facendo delle valutazioni. Quello che posso dirvi al momento, sulla base del lavoro svolto sin qui, è che noi stiamo lavorando per un obiettivo senza dialogare con terzi soggetti per l’acquisizione del marchio“.
COME USARE GLI SPAZI DEL MAZZA – “Un museo permanente allo stadio? Abbiamo riscontrato l’interesse su questo tema, ma ci tengo a precisare che un museo esiste già al Centro Coordinamento SPAL: ci tengo per non sminuire il lavoro che è stato fatto in tal senso, portato avanti con grande professionalità e peraltro sono proprietari di molti di questi beni. Molti cimeli societari fanno parte dei beni che saranno messi all’asta, stiamo lavorando anche su questo tema. Mi sembra un po’ irrispettoso e frettoloso parlare di museo quando ne esiste già uno su cui il Centro Coordinamento ha lavorato con dedizione“.
RAPPORTO CON LA SOCIETÀ ARS ET LABOR – “C’è sempre stato un rapporto chiaro e schietto: noi come amministrazione ci assumiamo le nostre responsabilità, mentre quelle sul piano sportive sono loro. Certo è che bisogna lavorare con un obiettivo che sia unico, ma non vogliamo andare a mettere il naso in questioni sportive che sono di responsabilità altrui. Chiediamo di essere costantemente aggiornati e finora c’è stata trasparenza e collaborazione“.
“Maggiore presenza con questa società? Personalmente sono stato a vedere ogni partita allo stadio, anche per avere dialogo con i vari dirigenti. Seguo la SPAL da quando mi sono trasferito anni fa a Ferrara e ho fatto perfino lo steward pur di vederla dall’interno dello stadio. La presenza è importante, ma non è una forma di vigilanza. Siamo presenti perché siamo legati ai nostri colori e non per forza alla società in sé che deve fare il suo percorso. Mi capita di andare anche a vedere qualche allenamento al centro sportivo e anche quelle sono occasioni per chiacchierare e fare il punto della situazione”.
Inevitabile poi un passaggio sul drammatico recente passato della SPAL, con il fallimento della società di Tacopina e la ripartenza con Molinari.
ESTATE DEL FALLIMENTO – “Ho vissuto il fallimento nella doppia veste di tifoso e assessore allo sport. Svestiti i panni del tifoso, serve la lucidità per entrare nelle commissioni insieme al sindaco, da subito molto impegnato su questo fronte, per fronteggiare l’emergenza sportiva. Abbiamo cercato di affrontare con lucidità un percorso che nessuno di noi aveva mai vissuto: un’emergenza con tantissime problematiche, nonostante il sindaco ne abbia attraversate diverse di altro genere. Il primo passo è stato individuare una commissione di lavoro e un avvocato esperto in diritto sportivo, che è stato per noi fondamentale, e abbiamo cercato di fare il più fretta possibile per velocizzare la ripartenza nel miglior modo possibile. Penso che siamo riusciti ad uscirne nel migliore dei modi: poi una volta che si è fatta la scelta, c’è l’assunzione di responsabilità e il lavoro sportivo tocca alla società che riparte“.
“Quando tutto è successo ero assessore da appena sette mesi e non so cosa avrei potuto fare di più in una situazione simile, ma nonostante questo io e il sindaco le attenzioni le abbiamo sempre avute. Circa un mese prima delle notizie sul fallimento della SPAL srl avevamo fatto una riunione con la società in cui ci era stato detto che l’iscrizione al campionato successivo era cosa fatta. Purtroppo parlare con il senno di poi è semplice“.
“Abbiamo sempre ascoltato tutte le parti in causa, tra cui la Curva, e sapevamo che la situazione non era idilliaca ma non avremmo potuto fare altro: non siamo ispettore e non abbiamo il potere di vigilanza che ci si vuole attribuire a tutti i costi. Abbiamo ruoli e su quelli possiamo vigilare. Posso garantirvi che quello che è accaduto non era evitabile grazie all’intervento mio o del sindaco“.
LA SCELTA DELLA NUOVA SOCIETÀ – “Posso dirvi, come già confermato in altre occasioni, che il gruppo legato a Campari non c’è mai stato, anche perché se avesse partecipato sarebbe stato molto difficile scegliere altro. Non posso entrare in altri dettagli perché purtroppo si tratta di atti e documenti secretati. Abbiamo scelto questa cordata perché l’abbiamo ritenuta quella migliore in assoluto“.
“Un altro gruppo straniero dopo Tacopina e la gestione americana? Sono tutti ragionamenti che abbiamo fatto al momento della scelta, abbiamo effettuato approfondimenti, e siamo comunque arrivati a questa decisione perché era quella che dava l’idea di maggiore fiducia. Non ci si può limitare al ragionamento sugli stranieri, i precedenti ci hanno costretto a riflessioni ulteriori ma non ci possono essere pregiudizi“.
Chiosa finale su quando la SPAL potrà effettivamente tornare a chiamarsi legittimamente SPAL grazie al suo marchio.
“Non penso sia questione di anni, ma è un percorso che non dipende da noi bensì da chi sta lavorando dall’altra parte. Saranno loro che ci daranno delle tempistiche: appena avremo informazioni ulteriori, vi terrò aggiornati. Ci tengo a chiudere dicendo che abbiamo un ottimo rapporto con il curatore, con cui c’è sempre stato dialogo aperto“.








