Il marchio SPAL, quindi il nome ufficiale Società Polisportiva Ars et Labor e i loghi a esso collegati, sono ora di proprietà del Comune di Ferrara. L’asta di giovedì 9 luglio all’Istituto Vendite Giudiziarie è durata poco più di due minuti e ha riservato una sola offerta, quella presentata dall’amministrazione cittadina per un importo di 395.000 euro. L’assessore allo sport Francesco Carità ha ricevuto simbolicamente il vecchio “ovetto” dalle mani del curatore fallimentare Aristide Pincelli. Ora si apre la partita per metterlo a disposizione della Ars et Labor Ferrara, in modo da chiudere rapidamente l’amaro capitolo del cambio di denominazione.

La procedura si è aperta puntuale alle ore 10, con il banditore che ha messo all’incanto il lotto partendo dalla base di 702.200 euro, davanti al curatore fallimentare Aristide Pincelli. Nessuna offerta è arrivata né sulla prima base né sulla seconda, fissata a 526.650 euro. Alle 10.01 è arrivata l’unica proposta, quella del Comune, che ha così incassato l’aggiudicazione formale con la firma di Pincelli accanto all’assessore Carità. La foto di rito ha suggellato quella che l’amministrazione ha definito una restituzione del nome e dell’ovetto alla comunità ferrarese.
Pincelli, nel commentare l’esito, si è limitato a ringraziare il Comune augurando buona fortuna alla SPAL. Più articolato l’intervento di Carità: “Oggi, 9 luglio, è una data importantissima, che restituisce la nostra identità nelle mani della città. Possiamo finalmente darne disponibilità alla nostra comunità”. L’assessore ha definito la giornata un traguardo per l’amministrazione, oltre che una promessa mantenuta nei confronti della città e della tifoseria, annunciando la creazione di un gruppo di lavoro con il sindaco: “Creeremo un gruppo di lavoro con l’amministrazione e il sindaco affinché tutto vada nella direzione giusta. Ci avvarremo di un commercialista per poter utilizzare il marchio SPAL”. Sul tavolo restano due ipotesi per la modalità di utilizzo da parte della nuova società: la cessione dietro pagamento di un canone o, soluzione ritenuta più probabile, la concessione in comodato d’uso.
Da capire ora sono soprattutto i tempi. L’intenzione dichiarata dal Comune, nota da settimane, resta quella di trasferire il marchio alla Fondazione SPAL – acquisita all’asta lo scorso aprile – che a sua volta lo metterebbe a disposizione dell’Ars et Labor attraverso un accordo dedicato. Per i passaggi successivi l’amministrazione vorrebbe lavorare proprio con la Fondazione, anche se nulla è ancora definitivo. Sui rapporti con la nuova proprietà, Carità ha spiegato: “Abbiamo già avuto qualche contatto con Portelli, ma attendiamo l’ufficialità. Bisogna partire sempre da una posizione di fiducia, e la fiducia va conquistata: cercheremo di lavorare per non commettere gli errori del passato”.

Il 9 luglio, del resto, non sarà decisivo solo per il marchio. A Roma, proprio in queste ore, si sta finalizzando l’atto finale di compravendita che chiude il capitolo dell’Ars et Labor dal gruppo argentino di Andrés Marengo e Juan Martin Molinari a quello maltese guidato da Joseph Portelli, seguito nell’operazione dallo studio romano Lega&Partners. L’ufficialità del cambio di proprietà, con i relativi comunicati delle parti, è attesa nel primo pomeriggio. Secondo quanto filtra, la nuova proprietà ha già avviato i primi contatti con il Comune e con i dipendenti della società ed è pronta ad aprire un canale anche con la tifoseria: l’approdo a Ferrara di Portelli, salvo sorprese, è atteso per lunedì 13 luglio, giornata in cui si dovrebbero definire modalità e tempi della presentazione ufficiale.
La riappropriazione del marchio apre la partita del possibile cambio di denominazione della squadra: la FIGC ha fissato al 15 luglio il termine ultimo per depositare le richieste formali di questo tipo e i tempi sono molto stretti. L’aggiudicazione di oggi, infatti, non è ancora definitiva: la normativa sulle vendite giudiziarie prevede che trascorrano due giorni lavorativi prima che il lotto risulti formalmente assegnato al Comune. Solo a quel punto potrà partire la catena dei passaggi necessari perché il marchio arrivi davvero nella disponibilità del club di via Copparo: prima il trasferimento dal Comune alla Fondazione SPAL, poi quello dalla Fondazione alla società – con i relativi atti che dovranno essere depositati all’Agenzia delle Entrate – e solo alla fine la richiesta formale da presentare alla FIGC per il cambio di denominazione. Un percorso che, per quanto le parti abbiano già dichiarato l’intenzione di muoversi rapidamente, rischia di essere troppo tortuoso per essere completato entro il 15 luglio.
Nella peggiore delle ipotesi l’Ars et Labor potrebbe quindi giocare con l’ovetto sulle maglie, ma continuando a chiamarsi così, almeno per gli almanacchi. Le diplomazie sono comunque al lavoro per tentare di velocizzare la procedura e rimettere il nome SPAL al suo posto.
ha collaborato Alessandro Orlandin








