foto Rubin

Anche nella stagione 2026/2027 la SPAL si chiamerà formalmente Ars et Labor Ferrara. Il termine per i cambi di denominazione stabilito dalla FIGC scade col trascorrere del 15 di luglio e questo ha reso impossibile lavorare al ricongiungimento di nome e marchio con la società. Non sono previste deroghe di sorta, quindi al massimo la Ars et Labor giocherà nel prossimo campionato di Eccellenza esibendo sulle maglie lo storico “ovetto” acquisito dal Comune di Ferrara tramite un apposito accordo con l’attuale proprietà. Potrebbe quindi andare in archivio il discutibile logo scelto nell’estate 2025 dal gruppo argentino.

La finestra per i cambi di denominazione è rimasta aperta dal 10 giugno al 15 luglio, un arco di tempo incompatibile con gli eventi che hanno coinvolto il club biancazzurro, in primis la procedura di liquidazione giudiziale che ha portato il marchio storico ad andare all’asta lo scorso 9 luglio. Ma tra l’aggiudicazione da parte del Comune e il ritorno ufficiale al nome SPAL c’erano diversi passaggi impossibili da completare in una manciata di giorni.

Prima di tutto c’è il tema dell’effettiva disponibilità del marchio: il Comune ne è entrato in pieno possesso solo lunedì con un atto del tribunale e non c’erano i tempi amministrativi per fare il passaggio alla Fondazione SPAL e poi alla Ars et Labor.

Essendo poi la Ars et Labor Ferrara una società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata (quindi una società di capitali) per modificare la denominazione sono necessarie modifiche statutarie formalizzate davanti a un notaio, con l’intera documentazione poi trasferita all’Agenzia delle Entrate.

Il caso ha voluto che i giorni dell’acquisizione del marchio da parte del Comune di Ferrara si siano sovrapposti a quelli del passaggio di proprietà tra argentini e maltesi, complicando ulteriormente la praticabilità dell’operazione. Le modifiche statutarie infatti dovevano essere deliberate da un’assemblea dei soci che per ovvie ragioni non si è mai tenuta.

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