Riaprono finalmente i cancelli del “Paolo Mazza” dopo le due giornate a porte chiuse e per l’occasione arriverà la Vianese, la formazione considerata la principale antagonista della SPAL per la vittoria del campionato.
Per la squadra reggiana sarà una partita speciale, segnata anche dall’incrocio tra il direttore sportivo Simone Paselli e mister Carmine Parlato: un legame nato dai loro trascorsi sul campo, che rende questo match un affascinante confronto tra allievo e maestro. Reduce da un pareggio con qualche rammarico contro il Rolo Fabbrico, la Vianese arriva a Ferrara forte della propria identità. Per capire come la squadra si sta avvicinando a questo appuntamento e raccontare il progetto della società, abbiamo fatto due chiacchiere proprio con il direttore sportivo Simone Paselli.
Domenica finalmente ci sarà questa partita che fin dall’uscita dei calendari è stata cerchiata in rosso: arriva troppo presto o nel momento giusto? E come si presenta la Vianese all’appuntamento?
“Non sarà una partita determinante per il campionato, ma sicuramente influirà sul morale. Noi arriviamo da un pareggio, la SPAL da una vittoria, quindi sicuramente dalla parte biancazzurra ci sarà più carica. Noi siamo consapevoli che andremo a giocare in casa della squadra favorita per la vittoria del campionato. La SPAL in Eccellenza non si può vedere, sia per i tifosi sia per le strutture. Se vinceremo sarà ancora più bello, se perderemo un po’ meno, ma sicuramente sarà uno spettacolo per chi sarà lì a vedere. Sono entrambe due squadre ben attrezzate”.
Cosa è andato storto domenica scorsa contro il Rolo Fabbrico?
“Stavamo vincendo 1-0 a 15 minuti dalla fine e siamo stati ingenui. Rimane il rammarico, ma abbiamo dominato e a livello di occasioni ne abbiamo avute molte di più. Resta il dispiacere per aver perso due punti, però il calcio è anche questo”.
Giocare in uno stadio che fino a pochi anni fa era abituato a palcoscenici diversi può rappresentare uno stimolo ulteriore o teme che possa creare un po’ di pressione sui ragazzi, soprattutto quelli più giovani?
“Se diventa una pressione è un problema. Non tutti sono abituati a giocare su un palcoscenico del genere, soprattutto i giovani. Per altri, invece, può essere un’occasione per caricarsi. Li conosco da poco, ma credo che il ‘Mazza’ non sia un posto per tutti: l’impatto ambientale può essere decisivo. Inoltre, per me è anche un ricordo: quando ero a Rovigo ci sono venuto da giocatore, mentre ora ci tornerò nelle vesti di direttore sportivo”.
Al momento della compilazione dei gironi tutti hanno indicato la Vianese come la squadra da battere, oltre ovviamente alla SPAL. Come vivete questa condizione di potenziale favorita?
“La viviamo con serenità, consapevolezza dei nostri mezzi e molta umiltà, qualsiasi sia la squadra che ci troviamo davanti. Da un lato fa piacere, ma dall’altro dobbiamo stare attenti, perché è un attimo passare dalla consapevolezza alla presunzione. La pressione ti fa vivere tutto con entusiasmo. Se non ci fosse stata la SPAL sarebbe stato meglio, ma dobbiamo goderci questo momento. Ci sono però anche altre squadre ben strutturate: tutti si focalizzano su di noi, ma ci sono altre realtà che hanno tutti i mezzi per far bene, l’unica differenza è che loro la vivono con meno pressione.”
C’è qualche altra squadra che secondo lei può inserirsi nella lotta alle prime posizioni?
“Brescello, Atletic Mutina, Fidentina e Bobbiese: sono tutte squadre strutturate e scomode, che hanno investito soldi per creare rose competitive”.
Fino a due anni fa la Vianese era in Promozione: fino a dove vorrebbe arrivare l’ambizioso presidente Grassi? Si fa un gran parlare della sua forza economica e delle potenzialità che può esprimere la proprietà pur rappresentando una piccola comunità.
“Lui è molto legato al territorio e alla Vianese, non si pone limiti: sogna. Il suo obiettivo è provare a fare un ulteriore salto, che sia tramite il campionato, i playoff o la coppa. Non ci nascondiamo dietro a un foglio di carta: l’obiettivo è quello e ci proveremo in tutti i modi. La sua priorità è l’etica, tiene molto al comportamento e ai valori ed è questo che lo contraddistingue. Inoltre, tiene moltissimo ai giovani, sono loro il futuro della squadra”.
Il mercato estivo della Vianese è stato di grande livello. C’è un elemento della rosa che, per dedizione o crescita in queste prime settimane, la sta stupendo particolarmente?
“Non mi piace fare nomi, ma posso dire che mi sta colpendo la coesione tra i ragazzi. Il fatto che non mi venga in mente un nome in particolare significa che la cosa che mi sta sorprendendo di più è proprio la forza del gruppo. Non cambierei nessuno e sono convinto delle scelte che ho fatto: questa è la nostra forza e per me è una grande soddisfazione. Purtroppo siamo figli del risultato, ma non cambierei davvero nessuno, dallo staff ai giocatori”.
I giocatori della Vianese sono trattati alla stregua di professionisti o c’è qualcuno che studia e lavora?
“Alcuni ragazzi studiano e lavorano, e questo è un aspetto a cui il presidente tiene molto. L’input che mi ha dato è proprio questo: i giocatori devono imparare un mestiere, il calcio è un qualcosa in più. Noi ci alleniamo alle 18:30 proprio per questo, perché lui vuole che i ragazzi sappiano fare un mestiere e che, una volta finito con il calcio, dovranno lavorare. Il calcio non è il loro lavoro principale”.
Per lei a livello personale sarà una domenica speciale per via dei trascorsi a Rovigo con mister Parlato e i componenti del suo staff, giusto?
“Siamo molto legati: sarà una sfida tra allievo e maestro. L’ho avuto come compagno in C2 insieme a Paolo Macchia (ndr. collaboratore tecnico), quando eravamo tutti nella stessa squadra. Successivamente, in serie D, l’ho avuto come mister e proprio quell’anno abbiamo vinto il campionato. Sarà una giornata importante ed emozionante”.


