Dal 2018 mega-spezzatino televisivo in serie A, ma già da questa stagione qualcosa cambierà

Nell’anno di serie B ci si era abituati tutto sommato bene con la maggior parte delle partite al sabato pomeriggio. Una sorta di ritorno al passato con un giorno-cardine e la contemporaneità della maggior parte delle gare.
La serie A già da tempo è un mondo che ragiona secondo logiche diverse e dal 2018 vedrà le sue partite spalmate su una arco temporale ampio come mai in precedenza.

Nel bando per i diritti audiovisivi per le stagioni dalla 2018-2019 alla 2020-2021 infatti è svelata la nuova distribuzione del maxi-spezzatino televisivo. Si inizierà con la prima partita di sabato alle 15 e si chiuderà il lunedì sera alle 20.30 col posticipo in stile inglese, con la miseria di tre partite collocate nello storico orario pomeridiano delle 15 di domenica.

Nella prossima stagione, quella che interessa di più ai tifosi della SPAL, lo schema dovrebbe (in teoria) rimanere quello delineato dal bando 2015-2018, ma già in questa stagione si è assistito a variazioni sul tema con anticipi al venerdì, match alle 12.30 anche al sabato e posticipi di lunedì.

Non è ancora chiaro se una sorta di ibrido tra i due modelli verrà adottato nel corso della stagione 2017-2018, ma le parole di Luigi De Siervo, direttore di Infront, fanno pensare che le probabilità siano piuttosto alte, considerata soprattutto l’esigenza di monetizzare al massimo e trasferire ulteriori risorse ai club. Lo scorso 27 aprile, all’interno di un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport, De Siervo ha detto: “Vogliamo e dobbiamo tenere conto delle opinioni di tutti i club della Lega, compresi i meno favorevoli a uno spezzatino integrale. Quindi, almeno tre partite si disputeranno la domenica pomeriggio. Del resto, in materia non si tratterebbe di una novità assoluta. Attualmente, le tv garantiscono al calcio italiano una cifra annua di 1 miliardo e 200 milioni di euro. L’obiettivo del nuovo accordo triennale 2018-2021 è incrementare questa cifra di almeno 200 milioni di euro: cento milioni in più dai diritti esteri e 100 milioni in più dalle piattaforme televisive nazionali”.

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