Chiamate i sociologi: gli racconteremo di una curva che canta sempre oltre il risultato

Dovrei iniziare quest’articolo citando Oriana Fallaci, ma non lo farò. L’Oriana buon anima non rientra nell’Olimpo dei miei giornalisti preferiti. Si potrebbe iniziare con mille iperboli sulla prestazione. Neppure quello farò. Inizierò dalla fine, dai ringraziamenti. Per primo ringrazio mio nonno e mio padre per avermi fatto innamorare di una maglia, di due colori virginei, delle sfumature che solo l’immortalità può donarti. Quelle righe strette che mi accompagnano dalle scuole elementari. I pugni in cielo sono una costante dell’essere spallino, ma il risultato non ha importanza, addirittura, non esiste.

Come secondo, sempre partendo dalla fine vorrei ringraziare la curva Ovest. Chi non la frequenta e chi non la conosce non può giudicarla e né tanto meno commentarla. Mi piacerebbe che uno stuolo di sociologi (di quelli bravi), la studiasse. Entrasse nei suoi meccanismi, analizzasse le facce e le storie dei suoi componenti, soffermandosi maggiormente nel cuore pulsante, nei ragazzi (di tutte le età), che fanno dell’associazionismo un valore portante delle proprie vite. La solidarietà, l’appartenenza e lo spirito di gruppo, sono cardini di chi vive la propria passione tutti i giorni, di tutte le settimane, di tutti  mesi, da decenni. I cori, struggenti, da farmi pensare che tra di noi camuffato e super tifoso della SPAL ci sia Mogol. Lo so, strapperò i sorrisini ironici, di chi quelli che pensano che ciò che scrivo sia esagerato. In fondo stiamo parlando di calcio, di tifoseria, non di cose serie. Non è così, la passione ed i sogni sono cose maledettamente serie, in un mondo di Kim Jong-un, di Donald (Duck) Trump, di califfi e di cazzoni vari.

Studiatela la curva Ovest e la popolazione che da decenni la abita. Rimarrete allibiti, da quanto spessore c’è. Non parlo di scienziati, letterati, dotti, medici e sapienti, parlo di cuore. Di memoria, di forza d’animo, di spirito, parlo di gente che ieri ha cantato per tre ore. Parlo di gente, che dal 2005 onora la memoria di un ragazzo morto ammazzato, parlo di gente che cantava in quinta serie ed ora lo fa in serie A. Di questo sto parlando. Io non ho visto nessuno dei tre goal del super Napoli, tanto ero concentrato a partecipare, io, che ho fatto e faccio poco, mille altri molto più meritevoli di me, a fianco a me si sgolavano, sventolavano e vivevano la gara. Uno boato, dal primo all’ultimo coro. Un’ora prima della partita fino a mezz’ora dopo la fine della stessa. La punizione di Viviani, ed il gol del nostro scugnizzo valgono il prezzo del biglietto, anzi dell’abbonamento. Voi, testate di serie A, scrivetelo che la mia squadra ha giocato alla pari, ALLA PARI, con uno squadrone che martedì giocherà in Champions, la squadra che da almeno due anni gioca il miglior calcio d’Italia.
Ed allora, cito un amico, che oggi mentre adempievo ai miei obblighi coniugali (fare la spesa all’Iper), lui dal forno del pane ed io dall’altra parte della barricata mi ha detto: “La più bella partita della mia vita”, hai ragione Piro, la più bella, perché a gente come noi il risultato non importa, è solo un canone, un 1X2 inutile e semplificativo. Noi crediamo ad altro. Noi sappiamo chi siamo, noi ricordiamo il passato e quindi il presente è solo gioia e orgoglio.

Sono entrato in curva quasi tre ore prima della partita e molti degli amici miei erano già lì. Vedere arrivare alla spicciolata, magari con una birra in mano tanti ragazzi, che quasi trent’anni fa avevano vent’anni e scorgere il tuo stesso sorriso, vedere il luccichio dei loro occhi, uguale al tuo è una sensazione indescrivibile. Occorre viverla. Prima dell’inizio della partita, il luppolo ha avuto su di me gli effetti normalmente diuretici ed al rientro dal cesso ho abbracciato un gruppo di metalmeccanici, tra cui spiccava la storia della curva Ovest. Un piacere abbracciarti, sia tra i nostri gradoni che a San Siro, qualche settimana fa. Un altro grazie va alla mia squadra, il mister, i ragazzi, lo staff, il presidente. Io mi sono riabbonato nella prima estate dei Colombarini, dando loro il mio credito. In questi quattro anni sono stato ripagato profumatamente e il mio credito è diventato inestinguibile, eterno, come la nostra storia.

I nostri ragazzi in campo, sono stati degli eroi, nell’accezione epica del termine, vorrei non fare nomi, ma occorre. Ante7 in scivolata al limite della nostra area a recuperare un pallone, Schiatta lo scugnizzo ferrarese che sbranava il centrocampo del super Napoli, Vicari che andrà in nazionale, fra poco, pochissimo, Fede Viviani, che passettino, passettino, passettino, mi piazza una punizione a giro sotto la Ovest, facendoci morire, il super gufetto sulla fascia mancina in mezzo ai giganti e poi tutti i ragazzi, che non hanno offerto una prestazione sontuosa, come dicono i giornalisti, molto di più, hanno dimostrato che cos’è il coraggio. Perché sei quella che non si dimentica, perché sono cresciuto con te (cit.). Nessuna stella che brilla più di te (cit.). Credo sul serio che qualcuno penserà che io scriva delle cazzate (forse è vero), che esageri, che dia  troppa importanza ad una partita di calcio. Ma io, non parlo di calcio, parlo d’altro. Ovunque tu sarai, un coro sentirai, e Aldro vive con noi (cit.). Grazie SPAL e grazie curva Ovest.

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