Lavagna tattica, episodio 4: Viviani e l’equivoco sul suo ruolo effettivo nel gioco della SPAL

La stagione di Federico Viviani è stata fin qui positiva, come d’altronde quella del resto della squadra. Infatti, al netto delle ultime quattro sconfitte di fila, la SPAL ha mostrato di avere un’idea di gioco che viene applicata con grande dedizione. Si tratta di una caratteristica che distingue la squadra di Semplici dalle altre due neopromosse e da altre formazioni che saranno presumibilmente invischiate fino all’ultimo nella lotta salvezza

Fermo restando quando detto fin qui, sé da notare come si sia fatto un gran parlare delle prestazioni del centrocampista ferrarese, da alcuni invece considerate al di sotto delle aspettative. In particolare, si imputa all’ex Bologna una scarsa propensione al ruolo di playmaker, cioè di regista in grado di impostare la manovra e di illuminare la fase di possesso della squadra con precisi lanci lunghi ed efficaci cambi di gioco, nonché di supportare la fase offensiva tramite assist negli ultimi trenta metri di campo.

Probabilmente queste critiche rivolte al numero 77 della SPAL derivano da un fraintendimento delle caratteristiche del 25enne centrocampista centrale e dalle necessità di cui Semplici ha bisogno per chi gioca in quel ruolo nel suo sistema di gioco. È infatti vero che Viviani non ha finora prodotto nessun assist registrando appena 0,8 passaggi chiave a partita (168° in serie A), ma ha invece giocato una media di 7,8 palloni lunghi a incontro (12°) dimostrando le sue qualità nei passaggi sulla lunga distanza.

Se poi prendiamo come esempi anche le classifiche relative ai km medi prodotti a partita (fra giocatori con almeno tre presenze in campionato) e quella dei palloni recuperati ci rendiamo conto di come Viviani svolga il suo compito di centrocampista davanti alla difesa secondo criteri diversi da quelli che ci potremmo attendere da un regista classico.
Per quanto riguarda i km, infatti, Viviani ne copre in media 11,626 a incontro (5° assoluto in serie A) mentre, per quanto riguarda i palloni recuperati, il centrocampista spallino è già a quota 28: soltanto Radovanovic del Chievo (34), Torreira della Sampdoria (33), Barella del Cagliari e Skriniar dell’Inter (29) hanno fatto meglio di lui mentre Masiello dell’Atalanta ha recuperato lo stesso numero di palloni di Viviani.

Se togliamo poi Radovanovic e Torreira ci accorgiamo di come Viviani sia probabilmente uno dei migliori recuperatori di palloni fra tutti i centrocampisti della serie A

 

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Viviani attento e preciso anche nei tackle

Tutti questi dati, messi insieme, ci sembrano sufficienti a dimostrare come le caratteristiche di Viviani si avvicinino di più a quelle di un tradizionale centromediano metodista piuttosto che a quelle di un regista puro. Ed è questo il tipo di centrocampista centrale che serve al 5-3-2 di Semplici, vale a dire un elemento che deve prima di tutto essere in grado di garantire equilibrio alla squadra, dando un notevole contributo nella fase difensiva. Come abbiamo infatti avuto modo di dire anche altre volte, il 5-3-2 estense si poggia sulla solidità dell’imbuto centrale 3+3 costituito da difensori e centrocampisti. La SPAL, in fase di non possesso palla, cerca soprattutto di chiudere il centro del campo, cioè la zona più pericolosa, quella dalla quale vengono i maggiori pericoli.

Inoltre, i centrocampisti che giocano davanti alla difesa possono avere caratteristiche diverse. Tendenzialmente esistono tre diverse categorie di giocatori che hanno ricoperto o ricoprono quella posizione. Abbiamo infatti i registi classici alla Andrea Pirlo, metodisti come Luigi Di Biagio (o come Viviani) o centrocampisti prettamente difensivi come Jordan Henderson del Liverpool o come era Marcel Desailly, ex difensore centrale trasformato in frangiflutti davanti alla difesa da Fabio Capello nel Milan anni Novanta. Tre tipologie di centrocampista da schierare davanti alla difesa per diverse possibili combinazioni richieste da un allenatore nei propri centrocampisti centrali. Il regista classico è più abile in fase di costruzione e, in fase offensiva, è in grado di alzarsi negli ultimi trenta metri e fornire assist e palle filtranti pericolose. Il centrocampista difensivo è invece un elemento che ha principalmente il compito di aiutare la linea difensiva, rompere il gioco avversario e conquistare palloni da appoggiare a compagni di reparto dai piedi più sapienti.
Il metodista è invece una via di mezzo: non raffinato come un playmaker basso ma comunque in grado di far fluire la manovra offensiva, contribuendo anche alla fase difensiva.

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Viviani conquista un pallone a fa ripartire la manovra con un semplice passaggio.

Spesso questi giocatori hanno poi anche un buon tiro da fuori e una buona precisione nei passaggi, compresi quelli sul medio e lungo raggio. E Viviani ha proprio queste caratteristiche, come detto poco fa e come testimonia anche la sua percentuale di passaggi riusciti (88.9%). È questo tipo di lavoro, a metà strada fra un regista e un elemento più difensivo, che Semplici si aspetta dal suo centrocampista centrale. Ed è questo, non altro, quello che i tifosi della SPAL dovrebbero aspettarsi da Viviani.

Michele Tossani, classe 1978, analista tattico già collaboratore di realtà importanti come Rivista Undici e Il Napolista. Interviene anche su Radio Blu Toscana e Italia7 ed è autore di libri, tra cui “L’altro Mago. Mourinho dopo Herrera” edito da Limina

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