Gli errori personali, gli errori del sistema: ma non ci faranno andare di traverso il sogno

Ho giocato solo fino agli under 18, poi amatori e calcetto CSI. Troppo poco per parlare di tattica. Ancor meno sono un tecnico, io sono tifoso e quindi partigiano. Vorrei però dire il mio punto di vista, sulla diatriba tra errori arbitrali ed errori personali. Ora, fatte le dovute proporzioni, partiamo dai secondi. Gli errori personali sono quelli che travalicano il modulo, lo schema, l’analisi tecnico-tattica della partita. Ne abbiamo fatti tanti, troppi e anche veramente grossolani. Ho visto errori (dalla curva), che all’apparenza non avrei fatto neppure io nei miei vent’anni, nel ruolo di stopperaccio/libero che ho svolto col cuore, ma con scarsissimi risultati.

Ad esempio l’azione cha ha condotto al… rigore (!) dato alla Sampdoria è – a mio modestissimo parere – preceduto da almeno tre errori, Mora a centrocampo, Marios (errore degno della difesa del Ristorante “allo Scoglio”) e forse pure di Viviani. Bene, detto questo, cercando di mantenere uno tono votato alla pacatezza, che non mi appartiene, mi viene da dire, che gli errori dei giocatori, ci stanno, ci sono e ci saranno. Conosco squadre di proprietà cinese, costruite in estate con la modica cifra di duecento milioni di euro, con giocatori che farebbero rabbrividire la storia di tale club. Vedo armate multimiliardarie messe alle corde, dalla nostra beneamata, vedo palcoscenici dove sono stati vinti decine di scudetti, non fare sfigurare la mia squadra che si veste con i colori del cielo. Vedo tutto questo, in questa massima serie del piffero. Una serie A che la mia generazione manco la sognava, noi (l’ho detto mille volte, forse sono pure peso) che siamo nati retrocessi. Poi, e qui, mentre scrivo, mi alzo e vado a bere una birretta, per eliminare le tossine e per calmare le mani sui tasti, ci sono gli errori arbitrali (o arbitrari?). Diranno i distaccati ed i sofisti, ci stanno pure quelli, no?

No.

Perché dopo mille anni di gomblotti, quest’anno c’è il mezzo meccanico, l’ausilio, il supporto, il togli-errore, l’occhio di falco, il VAR e … vaffanculo, scusate, ma non sono Gandhi. No, l’errore dopo avere visionato una immagine un monitor, deve essere ridotto al minimo. Invece da inizio campionato ci sono più di una decina di episodi che non sono interpretabili, non sono comprensibili, non ci sono. Oppure, mi spiego meglio. Un contatto risibile come quello di Viviani a Marassi, che poi è pure davanti al giocatore che stramazza morto in area, oppure il mani giudicato involontario, con la mano ad un metro dal corpo di un altro famoso episodio di qualche domenica fa, oppure tutti gli altri, a campi invertiti, sotto la sud o la nord di Roma o di Milano, allo Stadium, a Marassi sarebbero stato fischiati? No, non voglio passare per il piangina che crede nelle scie chimiche, sono solo un tifoso della SPAL. Incazzato come una pantera, però.

Che tipo di sistema è quello che vieta l’ingresso di una bandiera, che una bandiera poi non è, ma un simbolo, in uno stadio di calcio? Che sistema, quello che multa, daspa, segrega, rinchiude, toglie la libertà di esporre e manifestare, il viso bello di un ragazzo morto ammazzato? Che cosa è poi questo calcio di serie A, in che cosa si è trasformato il mio sogno di bambino, che calciando un rigore contro un passo carrabile (sognando fosse la Ovest), speravo fosse il riscatto di tutti noi, di tutti i tifosi della SPAL? Che cosa è questo cesso di Truman Show per ricchi? Sono sempre più orgoglioso dei miei colori, della mia società, dei ragazzi che alla domenica scendono in campo riempiendo di sudore, la maglia che io fin da bambino ho sognato.
Sono orgoglioso dei tifosi della SPAL: quelli che sono impazziti a Terni, che anche oggi a Marassi in 1.500, hanno tifato anche per me che ho bestemmiato davanti al maxi schermo dell’ipercoop, inghiottendo il magone di un rigore regalato a lor signori ed al sistema con l’aiuto di una Becks. Non so bene cosa volevo dire all’inizio di questo articolo. Volevo sinceramente utilizzare parole, che non si possono scrivere ma che si urlano solo dalla curva di uno stadio, volevo sottolineare quello che tutti voi amici miei state vedendo e che la SPAL ce la mette tutta, i punti buttati nell’aibi in pasto al Var, sono pure troppi, ma noi siamo qua. C’eravamo anche prima, ci saremo anche dopo. Forza SPAL e lasciatemi avere qualche dubbio sulla moralità della genitrice della Lega italiana.

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