Lo scivolone della Mobyt a Chieti dopo sette straordinarie vittorie consecutive può essere considerato nell’ordine delle cose. Tuttavia conta non poco il modo in cui è maturata la sconfitta in terra abruzzese. La squadra che si è vista entrare in campo al PalaTricalle non era di certo quella che siamo abituati a vedere, sia per quanto riguarda l’atteggiamento, sia per la prestazione a livello difensivo (90 punti subiti, quest’anno si era visto solo dopo la partita di Corato, finita dopo due supplementari).

Fin dall’inizio la scelta tattica di far passare dietro ai blocchi l’uomo in difesa sul portatore di palla, non ha pagato, anzi, è stata la causa del primo parziale inflitto dagli abruzzesi (11-3). Dopo il timeout, chiamato dal coach ferrarese per sistemare la questione blocchi, però, nulla è cambiato, gli avversari hanno continuato a bombardare il canestro dalla lunga distanza e da ogni punto del campo. Per quanto riguarda l’atteggiamento, invece, i ragazzi sono sembrati svogliati fin dall’inizio, con la testa tra le nuvole, incapaci di riprendersi in mano la partita con le classiche giocate difensive targate Mobyt e, soprattutto, coach Furlani. Quello che è mancato ai biancazzurri è stata sicuramente la continuità. Mi spiego, per tutta la durata della gara non sono riusciti a fare un paio di difese forti che permettessero di recuperare il pallone e partire in contropiede: ad una buona azione difensiva, quasi sempre conclusa dall’altra parte con un canestro (si sa che una buona difesa alza le percentuali in attacco), se ne sono viste due-tre in cui hanno subito le scorribande dell’attacco teatino, concedendo anche due o tre extra possessi per mancato taglia fuori a rimbalzo. Un’altra cosa che è mancata alla squadra è stata la lucidità; troppe le penetrazioni senza un briciolo di convinzione nel cuore dell’area avversaria (alcune volte con conseguente stoppata da parte dei lunghi avversari), troppe le palle perse a dir poco banali, ma soprattutto tanti, troppi errori al tiro piazzato con 3 o 4 metri di spazio concessi dal difensore.

Dall’altra parte, però, la sconfitta (come detto anche da Furlani nell’intervista post-partita) non è stata dovuta solo a demeriti della Mobyt, ma anche grossi meriti della Proger. Canestri da ogni parte del campo come se piovesse, percentuali al tiro dalla lunga distanza a dir poco strepitose (Bonfiglio da 7/7 dalla linea dei tre punti quando veniva da un 4/16 complessivo prima di questa gara) e canestri impossibili con il difensore attaccato come una cozza, da tutto il roster biancorosso. Tutti i giocatori di Chieti entrati sul parquet, che hanno tentato tiri da 3 punti, ne hanno messo a segno almeno 1. Matthew Shaw sembrava baciato dallo spirito santo, segnando canestri degni di uno all-star NBA; Bonfiglio, come già detto, mattatore di giornata, impossibile da marcare; Raschi chirurgico nelle conclusioni, insomma, giornata di grazia per i ragazzi di coach Marzoli.

Avete presente la prova del nove? Quella semplice prova che ti insegnano alla scuola elementare per verificare che un’operazione aritmetica, solitamente una moltiplicazione, sia stata svolta in modo corretto? Ecco, quella di domenica sarà la seconda prova del nove di questa stagione per la Mobyt Ferrara. Perché? Beh, semplicissimo, dopo tutte le vicissitudini della settimana precedente, l’infortunio di un giocatore importante come Casadei e il suo stop forzato per quasi tutto il resto della stagione, e la sconfitta di domenica scorsa, i biancazzurri sono chiamati a una prova definitiva per dimostrare la propria tempra morale, la partita di domenica contro Casalpusterlengo. Sarà una prova difficile, contro una squadra forte e determinata, una grande chiamata alle armi per i ragazzi di coach Furlani che devono dimostrare di essere un gruppo capace di sopperire alle difficoltà.



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