A quanto pare la nostra iniziativa di San Valentino ha fatto centro, smuovendo tanti ricordi degni di essere rispolverati. Decine di lettori ci hanno scritto, via mail e via Facebook, per condividere le loro storie del colpo di fulmine con la SPAL e di questo li ringraziamo di cuore. Le abbiamo lette tutte con grande curiosità ed emozione, mettendole in fila di seguito, per formare un unico grande affresco dai toni biancazzurri. Buona lettura!

MANUEL ANGELINI
Correva l’anno 1991. Io, quindicenne tifoso del Verona (reduce delle imprese di Volpati e compagni), mi accingo a disputare il mio primo campionato Allievi nelle file della Gavellese. Alla domenica mattina ci si recava nel campo sportivo di Pilastri (giocavamo sempre in trasferta credo perché la Curia non ci concesse l’uso del “Parrocchiale” di Gavello in quanto in concomitanza c’era la Santa Messa) sperando di far punti contro avversarie ostiche quali Bondenese, San Felice o Massese, ma il verdetto del campo era quasi sempre sfavorevole. Al contrario di quello che succedeva al Paola Mazza dove i giovani virgulti in casacca biancazzurra provvedevano a lasciare solo le macerie di chi varcava il sottopassaggio dello stadio di Corso Piave. Ecco, trait d’union fu un nostro accompagnatore della società (Stefano) che finita la partita mi chiedeva sempre “Incuò ienat a vedar la Spal’?” Io (testone) non ci sono mai andato in quanto, pur avendo mio padre ex giocatore delle giovanili ai tempi di Mazza ed abitando in una zona di confine (Finale Emilia) (pur non essendone tifoso) mi divertivo a guardare su TRC le imprese di Frutti e Rabitti a metà degli anni Ottanta. Alla domenica pomeriggio quindi non mi rimaneva che tifare Gavellese al Parrocchiale in prima categoria contro Pontelangorino o Giacomense (chissà se Mattioli ne era già presidente). Per la cronaca, quegli inviti suonavano comunque come un “Segui questa squadra che fa divertire” e la sera guardavo le repliche della SPAL su Telestense (ricordo un 2-2 a Casale Monferrato con una doppietta di Brescia e, sempre con Casale in casa, l’eurogol del Lancio). Da lì il primo approccio vero e proprio arrivò il giorno 11 novembre 1992, amichevole con la Juve a Ferrara, curva Ovest piena . Io e mio padre ci sistemammo attaccati al campo nel curvino est con i tifosi juventini (come essere torturati da ferri arrugginiti),la partita finì 1-5, ma l’odore dell’umido del terreno e le voci dei giocatori ben udibili da quella zona furono ingredienti magici che lasciarono da allora indissolubile questo connubio. La storia calcistica da allora non è stata molto benevola nei nostri confronti, la partita successiva la vidi il 15 giugno 1993 in trasferta (chi ha buona memoria si ricorderà qualcosa) ma i tempi ora sono maturi per la risalita.

STEFANO SCATOLINI
Non sono di Ferrara, ma ho abitato e lavorato a più riprese in questa città. In cambio ho sposato una ferrarese. Ero e sono principalmente e storicamente tifoso della Lazio ma poi, negli anni Settanta ho iniziato a frequentare il Mazza (che, tra l’altro, ha assunto questo nome proprio in occasione di un incontro SPAL-Lazio). L’epico incontro di cartello con la Lucchese di quegli anni, le discese di Bergossi, i gol di Gibellini e Pezzato, la classe di Manfrin, le punizioni di Fabbri fino all’ultima grande gioia, quel SPAL-Sanremese della promozione in B con Torchia in porta, mio grande amico d’infanzia a Roma. Insomma ho scoperto nel tempo la storia, grande, di questo club ammazzagrandi della serie A fino alla fine degli anni Sessanta. Questo amore continua oggi e lo sarà in futuro perché andare alla SPAL non ha prezzo, c’è ancora il sapore del calcio che fu. Forza SPAL.

MICHELE LECCA
È che un giorno sono stato a Ferrara .Lavoravo a Verona e qualcuno mi disse: “vai a Ferrara a vedere i Buskers, la città poi è troppo bella. Lo ha detto anche Sgarbi”. Così ci sono andato , ma non per Sgarbi, né per i buskers che non sapevo neppure lontanamente cosa fossero. Ci sono andato e basta, con un cugino. Ho mangiato , bevuto , visto i buskers e provato una straordinaria invidia per quei pazzi ferraresi che sfrecciavano tra la gente con biciclette tutte sgangherate. Poi mi hanno spiegato che più la bici è sgangherata meno possibilità hai che te la rubino. “Te la rubino?” A casa mia bici non ne rubano. Poi torno a casa mia, in Sardegna, e di chi perdo la testa? Di una ferrarese, di una che ha fatto il viaggio al contrario per lavorare . “Ma allora mi perseguita. Vuoi vedere che andrò alla Spal e me ne innamorerò? “. Detto fatto. SPAL -Reggiana dello scorso anno. Mi sono trovato in Curva Ovest. Abbiamo perso, ho cantato “son ferrarese e me ne vanto” . Un sardo. O son pazzo, o la SPAL ti incanta, o sono innamorato. Io dico tutte e tre le cose. Ajo.

– MAIL NON FIRMATA –
Piemontese di nascita e di ascendenze, figlio e fratello minore di juventini, per me ancora bambino, il cupido fu la TV. La lettura dei risultati di una giornata del campionato 1957/58 (credo) fu accompagnata da brevissimi commenti: “Due a zero della Juventus contro la SPAL, che non meritava la sconfitta”. Ero un bambino curioso, ma anche tendenzialmente “dalla parte dei vinti”, soprattutto quelli che “non meritavano di perdere”. “Papà, cos’è la SPAL?”.Pronta la sua spiegazione, compresa l’origine dell’acronimo. Da allora, ogni domenica la domanda era la stessa: “Papà, cos’ha fatto la SPAL?”. Avevo un padre fantastico e attento alle esigenze dei figli: decise anche di scrivere a mio nome alla sede della SPAL, che rispose mandandomi una foto in bianco e nero della formazione ufficiale! Chissà che fine ha fatto quell’oggetto tanto amato e, per molti anni, consumato tra le mani. I regali non si fermarono più. A seguire, un Torino-SPAL al Filadelfia. Impressionante il calore di quello stadio, cocente la delusione per la sconfitta. L’amore non finisce, ma si fortifica. La scena si trasferisce al comunale di Torino, 16 marzo 1966, per Juventus -SPAL, ennesimo dono di papà. Altra sconfitta (3-0) che non scalfisce la mia passione per una squadra perdente ma simpatica, seguita da un manipolo d’instancabili tifosi che mi sembra ancora di vedere nella curva alla mia destra. In porta Cantagallo. In rosa, campioni come Massei, Capello, Bagnoli, Pasetti, Bertuccioli, Bozzao e Muzzio.
Seguo sempre da distante le vicende spalline che condivido anche con un amico ferrarese (che invidia, quando giocavamo all’oratorio e lui indossava la maglia di Muzzio, ricevuta in regalo da un parente). Fino a che, il 15 settembre del 1991, leggo su La Stampa che nel pomeriggio si sarebbe giocata Alessandria-SPAL, prima di campionato di Serie C tra due squadre neopromosse. Ne parlo con i figli (entrambi tifosi del Toro, ma anche della SPAL) e parto per il Moccagatta. Bellissima partita (2-2), grande squadra e stupendo tifo. I figli vogliono la sciarpa: la compro da un ultras che sta risalendo sul pullman in partenza per tornare a Ferrara. Da allora, noi tre, diventiamo tifosi assidui. Presenti nella curva spallina a Spezia, Monza, Palazzolo, Sesto San Giovanni, Casale, Como, ma anche più volte a Ferrara. Lunghi viaggi in auto ma anche con il pullman dello SPAL Club Torino. Compresa l’ultima di campionato al Mazza, per far festa con tutta la città. L’anno dopo, abbonamento in curva per tutti e tre, per contribuire al record. Abbonamenti regalati, per il tramite dell’allora segretario della SPAL a sconosciuti sportivi locali che non avrebbero potuto permetterselo. Mi accorgo di essere andato lungo. Ci sarebbero ancora aneddoti da raccontare, ma è giusto che restino conservati nel mio cuore. Da Saluzzo, provincia di Cuneo, un grande FORZA SPAL e grazie a LoSpallino che mi permette di vivere, ogni giorno l’atmosfera dei colori biancazzurri!

MARCO ONORATI
Sono nato e cresciuto a Latina. Ho scoperto Ferrara e la SPAL – e sono diventato Spallino! – per un complotto di circostanze editorial-storico-social-geografiche. Latina, anzi Latina Scalo, ultima casa di una strada che finiva in mezzo alla campagna. Ancora non andavo a scuola, i miei genitori lavoravano entrambi, libertà e calzoni corti, ogni tanto il Corriere dei Piccoli (ancora troppo presto per l’album Panini). Era una giornata di fine estate e una pagina del Corrierino era dedicata al campionato di calcio che stava per iniziare. Figure delle squadre, ognuna col proprio simbolo, da ritagliare. In mezzo a quello zoo di Tori, Lupi, Zebre, Draghi (Biscioni, ma per me erano Draghi), Diavoli, Aquile e compagnia cantando, per qualche squadra non avevano trovato di meglio che disegnare delle signorine gentili e aggraziate, in pantaloncini e maglietta con i colori sociali (niente di piccante, per carità!). Per quella SPAL che non avevo mai sentito nominare c’era – che stupidaggine! – una signorina bionda e sorridente che mai e poi mai avrebbe potuto battagliare su un campo di calcio con tutte quelle bestiacce. A quel tempo però c’era Zeno. Io giocavo con tutti i ragazzini dei dintorni ma il mio vero amico era Zeno. Zeno era vecchio, avrà avuto settant’anni. Zeno stava già in pensione e veniva regolarmente a dare una mano a mio padre con l’orto e le galline. Zeno era di Ferrara, anzi di Cento, ma per me non faceva differenza, era arrivato laggiù, insieme a tanti altri, al tempo delle bonifiche e poi c’era rimasto. Zeno era buono, era saggio, era paziente, aveva tempo e una voce calda con cui raccontava storie fantastiche e poteva tenermi tranquillo per delle ore. Così ho parlato con Zeno di quella pagina del Corrierino, gli ho spiegato le mie perplessità e gli ho mostrato quella signorina bionda e smarrita che avrebbe dovuto rappresentare una squadra di cui riuscivo appena a decifrare il nome. La SPAL! – dice Zeno – Non conosci la SPAL? Ma se è la più forte di tutte le squadre! E via con la leggenda della SPAL: storie tirate giù dagli scaffali della memoria e della nostalgia, chissà quante inventate o mescolate con altre, più o meno vere. Quanto ci sarà voluto? Mezz’ora? Forse meno. Alla fine di tutto il suo parlare, il virus biancazzurro mi aveva contagiato e non mi avrebbe più abbandonato, né io ho fatto mai niente per curarmi. Ormai ero della SPAL ed era come se lo fossi sempre stato. Più avanti, quando ascoltavo le partite per radio, gridavo e mi disperavo come un capo ultrà (anche se a quel tempo non c’erano, credo, i capi ultrà); e se giocavo a pallone con gli amici ero sempre Oscar Massei oppure, se stavo in porta, l’eroico Bruschini. Ultimo ricordo: quando Zeno faceva la schedina mi lasciava sempre giocare una colonna e mi permetteva i pronostici più sconsiderati ma quando si arrivava alla SPAL, lì no, non si poteva scherzare: 1 se giocava in casa, 2 se giocava in trasferta. Io mettevo il contrario, per prenderlo in giro, e allora lui faceva l’arrabbiato e correggeva il segno. Non ricordo che abbia mai vinto al totocalcio. Ciao Zeno. Forza SPAL!

FRANCO ZUCCHELLI
SPAL mio grande amore e non poteva essere diversamente con mio nonno Ferrarese e Spallino DOC con tanto di via (Giorgio Zucchelli) intitolata in città a suo fratello, e papà classe 1945 ancora più Spallino dell’era-Mazza. Peccato per me vivere a Roma fin dal 1972 deriso da tutti (“La SPAL?”) ma sempre grande Spallino; prima SPAL dal vivo un Rimini-SPAL credo del 1983 con Sacchi sulla panchina di casa e Galeone sulla nostra con un 1-1 con i due gol nel giro di pochi minuti. La prima a Ferrara contro la Rondinella Firenze (ve la ricordate?) aprile 1984 vinta 1-0 credo con gol di Carletto (Biscia) Bresciani. Emozionante salire le scale della tribuna laterale non numerata e trovarsi a sinistra la Ovest ancora senza copertura con tutti gli striscioni allora in voga. Nutty Boys, Pigs, Nutty Kaos e tanti altri. Da allora quasi tutte le domeniche con papà si partiva da Roma con una BMW 323i e si arrivava al Mazza, panini al seguito, partita (fila al bar e Borghetti caldo) e poi si ripartiva alla volta di Roma, ma quanto avrà speso papà di benzina ed autostrada? Grande SPAL con la salvezza miracolo di Galeone, poi ricordo un altalenante 4-3 contro la VIS Pesaro, i tanti giocatori: quella pippa (possiamo dirlo) di De Toffol (Santo Zaninelli…), Arturo Vianello, Paolo Valori, Aladino Valoti, Amerigo Paradiso e chi più ne ha più ne ricordi. La Ovest in ristrutturazione e la Est gonfia fino all’inverosimile, la nebbia che minacciosa calava sempre (quando si vinceva) da dietro la Ovest, infine quando in servizio alla Celere di Roma mi mandarono a Terni per la prima in serie B e quando segnò ZA-MU-NER (lalallalalà) esultai in divisa come un pazzo insieme ai fratelli ferraresi in trasferta. Ed ora mio figlio anche lui SPALLINO a Roma, deriso ma fiero, come papà e nonno, un Amore che accompagnerà sempre tutte le famiglie Ferraresi sia in città (come vi invidio, perché non andate in 7.500 alla SPAL, potessi farlo io…) sia in trasferta, in ogni parte del Mondo! Sempre e solo Forza SPAL Amore Grande tutto l’anno, tutta la vita!

LUCIANO AZZOLINI
Papà mi portò allo stadio: era il 1975. Era la SPAL di Franco Pezzato. SPAL-Entella mi pare. Quella squadra e quei campioni a volte li rivedo ancora oggi quando sogno. Perché così si gioca solo in paradiso. Quella è e resterà per sempre ‘la mia SPAL ‘.
MASSIMILIANO VISENTINI
Mio nonno mi ha portato in curva. Poi il boato ad ogni gol che si sentiva fino in Krasnodar ha fatto il resto.

GERARDO CARPENTIERO
Io avevo ancora i pantaloncini corti e la SPAL faceva ancora la partitella infrasettimanale allo stadio. Ho tanti flash nella mia mente come quando quella volta, seduto sugli scalini della vecchia curva, poi rifatta, ricordo Capello che per fare potenziamento muscolare e aerobica correva su e giù per la curva, il lavoro duro evidentemente paga.

FRANCO CRIVELLARI
Mio padre mi portò allo stadio nel lontano 1966, credo ultimo campionato di A, SPAL-Sampdoria 1-0 gol di Brenna su punizione , nella porta della curva est , da allora ho il sangue biancazzurro!

ALESSANDRO GAMBARI
La prima partita fu un SPAL-Pistoiese nella vecchia gradinata in legno, poi iniziai a seguire la SPAL insieme al papà di un amico che faceva la maschera in tribuna e vedere i giocatori scaldarsi nel sotto tribuna era il top per un bimbo! Mi innamorai definitivamente con la SPAL di Galeone: SPAL-Legnano 3-2 con gol di Lamia Caputo sotto la Ovest! Impazzii di gioia e finii sulla rete di recinzione. Da allora sono sempre lì a tifare x lei!

STEFANO PAPARELLA
Ringrazio il mio papà, fu lui a trasmettermi la voglia di “Andare alla SPAL”. Prima partita SPAL-Varese del 23 maggio 1982, mesta retrocessione in serie C. Però che emozione fu…

MARIO BERGAMASCHI
Fare fuoco da scuola il giovedì per andare a vedere l’allenamento al Mazza, e alla domenica via con Massei, Capello, Cantagallo, Pasetti e tutta la banda… ( e sempar in tal curvin).

ALBA
Avevo sette anni: 28 febbraio 1982, Palermo-SPAL: e sarà esattamente a 34 anni di distanza dalla mia prima scintilla spallina la mia prossima trasferta, a Siena. Quella domenica di 34 anni fa Rete Alfa (?) mi avvisò che al pomeriggio la SPAL, per me allora qualcosa di ancora sconosciuto, giocava a Palermo. Alla sera Paolo Valenti lesse i risultati , 2-1 per i rosanero. Mi misi non so perché a piangere e mio zio mi promise di portarmi alla SPAL la domenica dopo . E così per la prima volta feci i gradoni della tribuna e mi si aprì per la prima volta il verde del Comunale davanti agli occhi. SPAL-Sambenedettese 1-0. Da allora un solo amore.

SERGIO FERRARI
Avevo solo sette o otto anni quando mi sono innamorato della maglia blu con maniche bianche. Vivevo a Milano e ricordo di essere stato deriso dai miei coetanei dopo un 8-0 súbito dall’Inter, forse per amore dei più deboli che da quel momento è nato l’amore che a tutt’ oggi resiste, fermo e indelebile. FORZA SPAL

GIANLUCA BARDUCCO
La SPAL me l’ha fatta conoscere Luciano Garbini (Zaganel): portava biglietti gratuiti per la Curva alla scuola media De Pisis, avevo dodici anni.

MASSIMILIANO LATTOLI
SPAL Milan coppa Italia, 1978 se non ricordo male e 3-1 SPAL: Pezzato Gibellini Pezzato… Tanta roba.
GIAN BARALDI
SPAL- Montevarchi: il grande Ruben Buriani incontenibile sulla fascia. Da allora però solo trasferte a massimo due ore o poco più da Genova. Compresa la fatal Verona…

MARCO NATALI
Vedevo mio padre come uno sfigato perché andava ogni settimana a vedere una squadra di serie C. Poi sono andato a vedere per curiosità SPAL-Arezzo 3-1 del ’93 e mi sono innamorato della magia del Mazza. Da allora è stato amore a prima vista.

SIMONE SALETTI
Era uno SPAL-Forlì di tanti anni fa: avevo cinque anni e papà decise di portarmi “alla SPAL”. Mentre ci avvicinavamo alla stadio sentivo dei canti, solo dopo capii che erano cori d’incitamento. Vidi una bancarella con tanti vessilli biancazzurri con un signore che urlava (anni dopo capii che diceva “sciarpera berettera e cuscinetto bello”) e, senza batter ciglio, mio padre mi comprò una bandiera ed entrammo. Da quel giorno la SPAL è entrata nel mio cuore ! Grazie papà!

GIONNI MILANI
Anche la mia prima volta è stata con mio babbo,correva l’anno 1975/76, avevo nove anni e abitando a Bologna era una festa per me la domenica venire alla SPAL. Ho visto giocare fior fiore di giocatori: i vari Pezzato, Gibellini, Donati e tantissimi altri. Ma mio padre che mi parlava di questa squadra gloriosa che faceva la serie A con questo mitico presidente capace con poche lire di fare campionati dignitosi, beh io mi sono innamorato, tatuato e mai dimenticato di questo acronimo che abbiamo solo noi. Ora e sempre forza SPAL e lunga vita agli ULTRAS!

ANTONIO VIANI
Mamma mia si torna indietro di tanto… La prima partita che ricordo bene è uno SPAL-Jesina della stagione 1984/85, girone di ritorno e cavalcata in rimonta della SPAL di Galeone. 3-0! Ricordo un fantastico gol di Lamia Caputo da almeno trenta metri… o era De Gradi? Non saprei, ma che emozione stare in tribuna assieme a mio padre e mio fratello. Ancora adesso ricordo l’odore del toscano che un signore fumava qualche seggiolino avanti. Che passione e quanti ricordi! Grazie SPAL!

MASSIMO VERTUANI
Primavera 1976, avevo sei anni, bella giornata di sole. Mio padre mi chiese se avessi voglia di andare in un bel posto e mi portò nel curvino a vedere SPAL-Palermo: serie B, 1-1, gol di Gibellini. Da allora quello con la SPAL è un appuntamento fisso a prescindere.

ALBERTO MIOZZI
Io non ho nessuna data, né mi ricordo quanti anni avessi, certo è che ero bambino: che andassi in tribuna o in gradinata il mio sguardo era sempre rivolto alla curva! A sedici anni sono entrato nella Ovest, quell’amore non è più finito e non finirà mai! Sempre e solo SPAL.

ALESSIO BALBONI
Stagione 1986-87,papà mi portò alla SPAL, c’era la Lucchese di Orrico. Vincemmo con gol di Perinelli, da lì non mi sono più staccato. Biancazzurro seconda pelle.

ROBERTO CASTALDINI
Era una partita di Coppa Italia. La SPAL vinse sul Milan: da quel giorno mai abbandonata.



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