Soste, ripartenze, tiki-taka, prodezze e sofferenza: quanti effetti collaterali nella spallopatia

La sosta del campionato non dovrebbe essere consentita. Nuoce gravemente alla salute degli spallinomani e spallopatici come me, che per giunta seguono la beneamata in trasferta molto meno del minimo sindacale. Già dopo dieci giorni vanno in down. Terribili sofferenze, per chi il laccio emostatico lo lega al polso, invece che alla base del bicipite, sotto forma di una sciarpa. La dose necessaria di endorfine spalline, per combattere le tossine della vita moderna, cominciano a calare già dopo sette giorni. Gli spallinomani, si aggirano non per lo zoo di Berlino, ma per gli uffici, le fabbriche, le catene di montaggio, gli studi, i tribunali i banchi del mercato, come zombie. Gli occhi sbarrati denotano la sofferenza fisica; l’inguaribile dipendenza dal biancazzurro trasale nelle moltitudine degli ammalati.

Per spiegarla ad un metalmeccanico (come me), la SPAL è una sorta di PSV (valvola di sicurezza), che apre in caso di sovrappressione. Un disco di rottura che esplode quando la nebulizzazione delle gonadi raggiunge il livello massimo consentito. Una tubazione, che scarica direttamente nella torcia del blow-down tutti i gas tossici che ci soffocano durante la vita moderna, in questo schifo di XXI secolo. Poi sì, c’è stato anche l’Empoli. E come spesso ci accade, la partita della vita diventa un incubo. Kurtic dopo pochi minuti la incanala nel verso giusto. Il colpo di testa, su corner o ancora meglio come finalizzazione di un cross, è per me la quintessenza del gioco del football. La sforbiciata è il sogno, il tiro da fuori è la forza e la potenza, ma il colpo di testa racchiude la sintesi. Jasmin è un gran giocatore e ci illude che la partita da non sbagliare non la sbaglieremo. Ed invece siamo spallini. Siamo impastati nella sofferenza e nella fatica. Tifiamo per la benamata, gioia e dolore dei nostri cuori forti. L’Empoli chi tiene nella nostra metà campo, ci cristallizza il sangue nelle vene alcune volte nella nostra area ed inevitabilmente ci infila, prima una, poi due volte. In campo per un lungo periodo c’è solo la curva Ovest, che migliora di partita in partita, non ancora impeccabili, ma tanta roba. Prima della fine del tempo i ragazzi della curva “esortano” i nostri a “scoprire” gli articoli, mostrandoli al pubblico da sotto i pantaloncini. Forza ragazzi, immediatamente dopo il secondo fischio, cantiamo tutti.

Il tacm’un tac (versione ferrarese del tiki-taka catalano), non dà gli effetti sperati quando giochiamo in casa con squadre alla nostra portata: il possesso palla per far scoprire gli avversari spesso ottiene l’effetto contrario. Ci infilzano in contropiede, quando dovremmo essere più attenti e concentrati. Per un’ora sembriamo stanchi, quasi apatici, anche l’Empoli pare più squadra di noi. Ad inizio secondo tempo, aggiungiamo difficoltà a difficoltà. Thiago, dopo un altro errore a centrocampo, insegue e stende la punta empolese. Non da ultimo uomo, in quanto almeno altri due giocatori, sono piazzati prima di Alfredo. Ma l’arbitro estrae il cartellino rosso. Scende il gelo sul Mazza, ma la curva non smette di incitare. Grande coraggio, grande spinta dalla curva più bella d’Italia (sono di parte). E la SPAL? Comincia a giocare. Ma porcalapupazzazoccolaezoppa, perché ca*** non abbiamo cominciato prima. Il capitano, Manuelito e Fares (sì, l’ingiustamente criticato Fares) ed il monumentale Kurtic, cantano e portano la croce. Occorre ferocia ragazzi miei, occorre cattiveria, bisogna bruciare l’erba (cit.), alzate gli occhi alla curva ed assorbitene la passione. Poi Jasmin, fotocopia il goal del primo tempo, con una elevazione da brina tra i capelli. Quando non puoi vincere, almeno non perdere. E questo per fortuna è accaduto.

Righe strette, eleganza senza età,
mai sporcati furono i tuoi colori,
nemmeno nella polvere e nel fango,
dei campi fantasma.
Troppo tempo è passato,
da quella prima volta,
ero un bambino,
ora non più.
Soffro, quando qualcuno ti critica,
tu sei una di famiglia,
troppe lune e pochi soli,
ci hanno baciato su quei gradoni.
Non soffermarti a pensare,
guarda solo le bandiere,
guarda solo il mio sorriso,
e lotta per noi.
Come noi,
per te
Da sempre e per sempre

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