Non so se sia una buona idea, quella di scrivere subito. Non è neppure un obbligo: il mio commento non è necessario all’umanità, non sono un fine sofista del commento, nemmeno un proto giornalista. Però da qualche parte dovrò pur sputare fuori la mia rabbia. Pensavo di dover saltare il turno casalingo, sarebbe stata la prima volta (in casa) da molti campionati. E invece la febbre da mal di gola mi ha dato tregua. Domenica mattina mi sono misurato la temperature dieci volte, e sempre oscillava in gradazioni di poco inferiori ai 37 °C, che per un uomo è quasi roba da 118. Poi, un pochetto in ritardo rispetto ai miei orari soliti, ho indossato i paramenti sacri e mi sono diretto verso il tempio.

Brutto, bruttissimo primo tempo, così non ci si salva mai. La partita ha preso le sembianze di un incontro di basket. Mai a nostro favore, è una regola non scritta, che cita pressappoco così “è sancito un rigore in favore della SPAL sono in caso di amputazione parziale o totale di arto all’intero (molto) dell’area di rigore avversaria. Poi, nella delusione inizia il secondo tempo, al 15° il Boia accorcia le distanze, ma il boato della Ovest non è come al solito. Pare rallentato. Ci si sfotte a vicenda, Ricky mi cogliona indicando la VAR. Ridiamo. La partita non ricomincia e l’uomo in giallo si blocca a metà campo. Non c’è un cazzo da ridere. Il tempo non passa, dall’alto della tribuna lo costringono a guardare un monitor e lui succube lo affronta. Arbitro, guardalinee, tifosi di casa, tifosi avversari, ventidue giocatori in campo non vedono nulla. Ma ecco che spunta un pelo di non so chi in fuori gioco. Inderogabile, imperterrito, impettito, insensibile. Avrei scritto altri aggettivi, ma tutti sarebbero stati da denuncia penale e quindi soprassiedo.

Questa roba qui non è calcio e né sport, è la rappresentazione mediatica di uno schifoso spettacolo che ci vuole utenti. Fruitori di un servizio, dove ventidue  giovani in pantaloncini corti e tatuaggi rincorrono balzellon balzelloni, un bel pallone giallo. Come il direttore di gara. Dal monitor due operatori decidono quando e se viziare una partita. Decidono quando e se un errore è clamoroso e quindi chiamare all’auricolare l’arbitro.
Ed io allora me ne sono sceso i miei gradoni e mi sono assiepato alla rete ad urlare il mio disgusto, ed insieme a me metà curva usciva. Troppo pochi. Non ho mai abbandonato la curva a partita in corso in quarant’anni. Mai! Nemmeno dopo sei gol sul groppone, nemmeno quando giovani irrispettosi imbruttivano la mia maglia. Mai! Ricordate, non era un’uscita anzitempo per una sconfitta. Quelle non mi interessano, se no non sarei spallino. Ho perso la voce anche dopo inenarrabili sconfitte. Amici miei, prendiamone atto. Il calcio non esiste, da tanto tempo, esiste la S.P.A.L., la nostra storia, la nostra curva. La passione merita rispetto, in questo mondo di persone piatte e liofilizzate. Giocatevela voi questa merda di serie A. Hai ragione Franchino, questo è troppo. Sono tornato a casa ed avevo ancora la febbre. Noi abbiamo la dignità, voi il VAR. Forza vecchio cuore biancoazzurro.



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