Come cazzo si fa a tifare la S.P.A.L.? Senza innamorarsene perdutamente, intendo. Che parole si possono utilizzare, senza immaginare iperboli, metafore piene di miele, gigantografie dei giganti? Io, notoriamente, sono un trasfertista scarso. Ma quando vado faccio il botto. Noi spostiamo equilibri (cit.). 2500 ferraresi in colonna dall’Atlantic ad Empoli, mascherati – ma non troppo – tra i vacanzieri del ponte di Pasqua. Noi eravamo in giro per cercare i punti. Brutto stadio quello di Empoli, freddo nei suoi tubi innocenti, che parevano un ponteggio della C.M.T., un ambiente proto-industriale invaso da due colori, il bianco e l’azzurro. Bruciati dal sole alle spalle e dal fuoco della passione. Quando mai avremmo sognato una partita del genere?

La trasferta ha sempre un sapore particolare: è aggregazione, è sentimento, passione e coinvolgimento, ed è per questo che io mi sono piazzato nel mezzo della curva ospiti, assiepato ed accalcato, pochi gradoni dietro alla bandiera di Aldro. Non ho quasi visto la partita, ma c’ero, partecipavo, esistevo, mi sgolavo, sbraitavo, cantavo, saltavo, bruciavo sali minerali. Perché quei momenti non vengono inseriti dall’Unesco nel “Patrimonio dell’Umanità”? Credetemi, si cambierebbe il mondo, in meglio. Gli occhi di quel ragazzo, dall’immagine di una bandiera, mi guardavano. Ci guardavano. Era lì con noi. I ragazzini che si sono alternati nello sventolare il suo volto, ieri ed in tutti gli stadi d’Italia, sono la speranza di un mondo migliore, non ascrivibile al calcio, ma alla sfera dei sentimenti, delle speranze, della vita vera, rinchiusa ingiustamente sui gradoni di una curva.

Prendiamo gol, ma non traballiamo nemmeno. Marce e i ragazzi in balaustra non saltano una strofa e noi con loro. Il Boia cade in area, noi non vediamo una benemerita ceppa, ma c’è chi giura che ci sia stato un tocco da parte del difensore empolese. Conciliabolo: sì, la va a vedere. AldaVar ci assegna il penalty. Petagnone, statuario, la mette su dischetto, breve rincorsa e palla sotto alla pancia del portiere. Uno a uno, ci siamo ripresi il punto per cui siamo venuti in Toscana, i tubi e i morsetti della curva ospiti vacillano, scricchiolano, e noi ci affoghiamo in un mare di carne umana. Ancora noi: Manuelito crossa di mancino e in mezzo all’area si staglia la figura mora e coi capelli lunghi del pirata di Calabria: il Boia effettua una torsione di testa, una di quelle che ho visto fare a Marco Van Basten, ed inchioda la sfera oltre le mani del portiere. Le bocche si mangiano le facce, cadiamo a terra, un po’ di apprensione per i bimbi e per la Stefy vicino a noi, ma nulla di male, ci rialziamo e siamo una bolgia brasiliana, un coacervo di sensazione non descrivibili. Siamo noi.

In ogni stadio in cui andiamo, cantiamo e… facciamo diventare miliardari i gestori del bar. Una coda che par d’essere sulla Romea nell’ultimo fine settimana di luglio. Pago una birra ad un avvocato, ne abbraccio un altro, ma quanti cazzo di avvocati ci sono che tifano S.P.A.L.? Sembra di essere in tribunale. Quanti amici si incontrano su quei gradoni: appena entrato mi sono inserito nel selfie di un amico con suo figlio, ho abbracciato un altro amico rientrato da poco nei nostri ranghi, a causa di una assenza per… cause di forza maggiore. Tra il primo e secondo temo ho incontrato un collega di lavoro, un compagno di scuola, con gli occhi lucidi non solo a causa della birra. Nel secondo tempo entriamo molli, e zac, becchiamo il pareggio. Maremma impestata, ma non fa male. Mentre lenti scorrono i minuti, noi prendiamo campo. I tifosi dell’Empoli nei distinti, non si sentono tanto, giochiamo in casa. Floccari si mangia mezzo Empoli e la appoggia a Petagnone che semina difensori come fossero birilli: si sposta a destra e fa esplodere la rete e la curva. Tutta la SPAL, panchina compresa, è sotto di noi avvinghiata, impazzita. Non ci si può credere, ma che partita stiamo vivendo?

Cambio di fascia (da capitano): esce il Boia entra Ante7. Scorre il tempo, troppo lento per i nostri gusti. Il bomber in contropiede scende sulla sinistra, si accentra e molto prima del limite tira. Ma cosa ha fatto? Un gol alla… Mirco Antenucci, il lupo di Roccavivara spappola il ragnetto dell’incrocio dei pali e infiamma un popolo già bruciato d’amore. I ragazzi sotto la curva a fine partita, la gioia incontenibile di un risultato fantastico.
Questa vittoria, tra le più belle a cui io mai abbia partecipato, la vorrei dedicare al presidente dell’Empoli, ai proto-tifosi detrattori di questo e di quello, ai rancorosi, ai mai contenti, a chi è infelice anche nella gioia più assoluta. Fatevene una ragione: noi siamo la S.P.A.L., questi sono i nostri ragazzi, questa è la nostra squadra, questa è la nostra società e siamo alla cassa a riscuotere la vincita dopo quaranta anni di lacrime e sofferenze. Ma come cazzo si fa a tifare la S.P.A.L.? Forza vecchio cuore biancazzurro.



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