Un allenatore che indovina la piazza ideale ha un gran fiuto o un gran culo“. Lo disse Maurizio Sarri, in un’intervista del 2014 a La Repubblica, nel suo anno da debuttante in serie A. Per lui la piazza ideale in quel momento era indubbiamente Empoli, anche se da lì a pochi mesi sarebbe diventata Napoli. Dimensioni diverse, ambizioni diverse, sfide diverse. Vinte, se l’obiettivo era quello di dimostrare che anche un allenatore che viene dalla gavetta – quella vera – può ambire alle panchine dei grandi club. Sarri ne sa qualcosa, visto che oggi si gioca una semifinale di Europa League col Chelsea. Se ci è riuscito lui, può diventare un obiettivo alla portata anche di Leonardo Semplici?

Torniamo indietro di un paio di passi. In quel momento del 2014 Semplici era a casa, inattivo, in attesa della telefonata giusta. La ricevette qualche tempo dopo dalla SPAL e com’è andata lo sappiamo tutti: ha trovato la sua piazza ideale, indovinandola un po’ per fiuto e un po’ per culo. Semplici probabilmente converrebbe, anche se la vicenda è un filino più complessa di così. In fondo è un uomo meno categorico dell’altrettanto toscano Sarri. I due, separati da otto anni di distanza sulla carta d’identità, si sono incrociati spesso quando la loro fama usciva a malapena dalla loro regione e il calcio non era ancora una professione a tempo pieno. Diversi nel carattere, diversi nelle idee di gioco, diversi nello stile (la tuta contro il completo), accomunati dalla geografia, dalla cura per i dettagli e soprattutto dalla storia personale: Sarri e Semplici sono due rappresentanti di una categoria sempre più rara, quella degli allenatori privi di un passato illustre da giocatori, ma comunque in grado di competere con colleghi che hanno potuto beneficiare di corsie preferenziali grazie ai loro successi conseguiti quando erano alle dipendenze di altri. Percorsi in salita iniziati già tra i banchi di Coverciano (dove non è così facile entrare se non si ha un nome) e proseguiti sul campo, campionato dopo campionato.

Che poi, se vogliamo fermarci ai risultati, il percorso di Semplici è stato ancora più brillante di quello del più quotato collega. Sarri ha conquistato più promozioni a livello dilettantistico (6, dalla 2^ categoria alla serie D), ma ha vinto il campionato solo in Eccellenza (Sansovino 2000-2001) e ha “saltato” il passaggio dalla C1 alla serie B, guadagnandosi l’incarico da parte del Pescara nel 2005 dopo due buone stagioni alla Sangiovannese.
Semplici ha vissuto un’ascesa quasi verticale, seppure in due fasi: quattro campionati vinti in cinque anni tra Sangimignano (dall’Eccellenza alla D) e Figline Valdarno (dall’Eccellenza alla C1) e poi il doppio salto dalla C1 alla serie A con la SPAL, anche in questo caso mettendo in fila tutti quanti. Particolare non proprio secondario: quando Semplici è stato promosso, lo è sempre stato da primo in classifica, spesso – se non quasi sempre – con squadre non accreditate per la vittoria finale. Nella carriera di Semplici sono due esoneri: ad Arezzo e a Pisa. In quella di Sarri quattro: Arezzo, Verona, Perugia, Sorrento (!). Sarri è arrivato in serie B a 46 anni, ma per la serie A ha dovuto aspettare i 55. Semplici si è concesso il lusso di transitare un anno appena in cadetteria, per poi festeggiare i suoi 50 al piano superiore.

La gavetta, la fervente determinazione nelle proprie idee tattiche e un 15° posto in serie A con l’Empoli, conquistato grazie ad un gioco accattivante, sono stati gli ingredienti che hanno portato Sarri ad avere l’opportunità di confrontarsi con i giganti. Mettiamoci anche uno stile comunicativo molto gradito ai media (che non guasta affatto). Ma al di là di questo, i fatti hanno dimostrato che le sue ambizioni erano legittime. Allora perché non può averle anche Semplici dopo un campionato totalmente sopra le aspettative? A maggior ragione in un momento nel quale diverse panchine prestigiose del campionato sembrano potersi liberare. Magari non riceverà telefonate dagli uffici di Milan, Inter e Roma, ma con tutta probabilità più di qualcuno si farà sotto.

Non sarà una decisione facile da prendere, in qualunque caso. Da una parte la prospettiva di continuare nella piazza ideale, la seconda casa, con una società che fa le cose per bene e intravede la possibilità di fare della SPAL un’abitudinaria della serie A. Dall’altra il fascino di una sfida nuova, in un luogo da scoprire, con pressioni e (magari) ambizioni diverse. Non sorprenda se Semplici vorrà quantomeno rifletterci, anche per preservare una storia piena di momenti memorabili.
Sarri lasciò Empoli con dispiacere, attratto dalla classica offerta che non si poteva rifiutare. E pensare che era la terza scelta di De Laurentiis dopo Emery (oggi suo rivale cittadino all’Arsenal) e Mihajlovic (che preferì il Milan). Lo era anche Semplici nell’estate in cui la SPAL corteggiò Paolo Indiani e Oscar Brevi. Con quelli della gavetta funziona così: partire dalle retrovie per arrivare comunque primi.



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