In un periodo di quarantena forzata sfogliare i ricordi non fa certamente male. Anzi, è un’occasione per riportare le menti e i cuori degli appassionati ferraresi di palla a spicchi a una domenica pomeriggio di esattamente tre anni fa. Domenica 12 marzo 2017, Paladozza di Bologna, come sempre stracolmo di persone. Si gioca il derby, si gioca Fortitudo-Ferrara e una squadra è nettamente favorita sull’altra. Forse questo pezzo può suscitare malinconia, forse nostalgia o magari felicità. Di certo alimenterà una gran voglia di basket, che probabilmente aumenterà ulteriormente fra una manciata di minuti.

Nel pre-gara, quel pomeriggio, arriva l’omaggio dell’intero palasport per Gianluca Basile, idolo incontrastato del popolo della ‘Effe’ e giocatore dall’immenso talento che ha dominato i parquet della pallacanestro italiana ed europea per più di una decade. E’ la Fortitudo di Legion, Knox, Mancinelli, Ruzzier, Italiano, Candi e di coach Boniciolli; dall’altra parte una Ferrara con la coperta cortissima, la Bondi di Cortese, Moreno, Roderick, Bowers, Pellegrino e di coach Furlani, subentrato in corsa a Tony Trullo in una stagione decisamente turbolenta. Diciamo la verità, nessuno avrebbe scommesso i proverbiali due euro del Baffo sulla vittoria esterna degli estensi.

Ferrara però è seguita come sempre dal suo manipolo di tifosi, ancora non c’era il Sesto Uomo, ma semplicemente la Curva Nord. Farsi sentire è praticamente impossibile, di fronte ci sono 5.000 persone, ma in piccionaia – come si dice in questi casi tra i tifosi – i ferraresi si fanno sentire eccome. La Fortitudo fa la partita, come logico che sia, ma è costantemente tallonata dalla truppa di coach Furlani, che ha in mano un gruppo fatto di giocatori con caratteristiche che in realtà poco si sposano con il suo credo: tanto attacco, poca difesa. Il match va avanti a suon di break e contro-break, ma la vera forza di Ferrara è quella di non perdere mai contatto dalla ‘Effe’, di mantenersi in scia e – per qualche attimo – di mettere pure il naso avanti. Capitan Cortese è letteralmente immarcabile, alla fine chiuderà con 37 punti e per lui piovono gli applausi anche dei tifosi di sponda bolognese. Accanto a lui, un Bowers da 30 punti e un Roderick da 15.

A 5 minuti dalla sirena, però, sembra finita: Bologna è sopra di 7 e ha tutta l’inerzia dalla sua parte, con un palasport intero a spingerla verso i due punti. Ma non finisce certo qui, perché Ferrara dimostra ancora di potersela giocare, torna a -2, ma viene penalizzata da Roderick, che si va a prendere il tecnico e il quinto fallo che lo esclude dalla battaglia finale. Ci pensa allora Cortese, con 4 punti consecutivi, a portare la sfida all’overtime sull’83 pari, nonostante il capitano abbia addirittura in mano il tiro della vittoria nei tempi regolamentari, spento dall’arcigna difesa felsinea.

Supplementari, allora. Ferrara approccia bene, ormai è una gara di nervi: si arriva all’89 pari con una manciata di secondi sul tabellone, tutti sono ormai pronti per un secondo overtime, quando Mastellari prova il solito tiro ‘alla disperata da metà campo’, che sbatte sul tabellone e arriva nelle mani di Molinaro, lasciato incredibilmente solo. Il lungo estense, glaciale e fulmineo, quasi incredulo per il regalo che si ritrova tra le mani, insacca il tap-in appena prima della sirena. Il Paladozza è gelato. Esplode la gioia della panchina estense, e dei suoi tifosi in piccionaia. Finisce 91-89. Un pomeriggio speciale e difficilmente dimenticabile che abbiamo voluto riportare alla memoria in questi giorni difficili per tutti noi.



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