Con la SPAL già retrocessa con largo anticipo ci si poteva aspettare che Luigi Di Biagio avesse poco o nulla da dire nella conferenza stampa prepartita che fa parte delle consuetudini fissate dalla Lega di serie A. Invece il tecnico ha riservata un paio di considerazione interessanti, sopratutto per quanto riguarda gli eventi dei mesi scorsi.

IL CLIMA – “L’umore è pessimo come è normale che sia. Non dormiamo molto e queste quattro partite dovremo comunque farle in maniera dignitosa, rimettere a posto i pezzi e fare la conta dei disponibili. Al di là dei problemi fisici e delle energie che vengono a mancare a livello psicologico. Abbiamo un allenamento oggi, se così si può dire, per valutare ancora meglio questa situazione spiacevole”.

BONIFAZI – “A livello di prestazioni ho visto Kevin più attento e concentrato rispetto agli anni scorsi, poi i giudizi vengono capovolti nel momento in cui si subisce un gol. A volte si dà responsabilità al singolo, anche dopo una prestazione buona, solo per un errore più o meno grave. Continuo a pensare che lui possa ancora crescere e dare tanto al calcio italiano, sta a lui cercare di capire qual è il suo potenziale. Purtroppo quando le cose vanno male è inevitabile che si finisca a vedere dei 4 in pagella in prestazioni che sarebbero da 7, solo perché capitano degli errori”.

SENZA IL PUBBLICO – “Le motivazioni c’erano a prescindere dal pubblico, anche se a volte non si sono viste. Noi come tutte le squadre avevamo bisogno dei tifosi e di giocare una volta a settimana, questo è un discorso che purtroppo sto ripetendo. Non eravamo in grado a livello numerico di reggere questo ritmo e abbiamo cercato di nasconderlo. Rifarei le mie scelte, sono convinto che il lavoro intrapreso sarebbe stato quello giusto. Per le squadre piccole è un discorso generale, tutte hanno faticato a fare punti dalla ripresa”.

DISATTENZIONI – “Certi gol nascono da un problema di lettura dei quattro dietro e dei centrocampisti esterni. Bisognerebbe leggere in anticipo certe situazioni e spaccare la linea, è una cosa che chiedo: a volte viene fatta, a volte no. Quando poi le cose non vanno bene si può parlare di modulo, giocatori, condizione fisica, pubblico, Covid, ma poi alla fine l’emblema di questa stagione è una partita come quella di domenica. Si sarebbe dovuto vincerla 3-0 e invece l’abbiamo persa al 94′. Quello che è successo dopo il 90′ nelle partite di questo periodo ci lascia un po’ esterrefatti. E’ un peccato che perché all’inizio avevamo bisogno di una vittoria importante che sarebbe potuta arrivare sia col Cagliari sia col Milan, ma non è accaduto e tutto s’è complicato ulteriormente”.

SQUADRA FRAGILE – “Questa squadra non ha dimostrato il suo valore per una serie di motivazioni e mi dispiace perché anche domenica siamo rientrati nel secondo tempo e dopo aver subito una mezza azione da gol ci siamo impauriti. Forse da questo punto di vista siamo un po’ fragili. Quando c’è da chiudere e serrare la nostra porta in un certo modo ci impauriamo. Era una partita da vincere 3-0, da chiudere, in cui non bisognava far respirare l’avversario. Invece ci siamo ritrovati a perderla in malo modo. Evidentemente ci sono delle disattenzioni e delle responsabilità dei giocatori. Ho sempre detto che per come li vedo durante la settimana non posso rimproverarli. Danno tutto, ma non basta, perché per essere giocatori di un certo livello ci si deve prendere delle responsabilità: questo sotto certi punti di vista è mancato”.

RESPONSABILITA’ – “Quando le cose non vanno bene non si può dare la colpa solo ai giocatori o all’allenatore. Il problema nasce dal primo luglio dello scorso anno: sono arrivato qui in una situazione catastrofica, con dieci giocatori inutilizzabili per una serie di motivazioni, ma nonostante questo abbiamo iniziato benissimo. Purtroppo quando sono tornato non ho più trovato il direttore sportivo e una serie di personaggi all’interno che potessero proteggermi. Non è una scusante, ma una realtà. Ho le mie colpe, ma partono da lontano e bisogna che ognuno si prenda le sue responsabilità: giocatori, allenatore, società, direttore ex e attuale. Bisogna sapere per bene come sono andate le cose, altrimenti passiamo per coloro che non hanno lavorato adeguatamente. Anche se il risultato è noto e di conseguenza viene difficile parlare di altre cose”.

VAGNATI – “Quando un direttore prende un allenatore e ci crede e poi non c’è più, crea dei problemi. Crea dei problemi perché oltre a Vagnati sono andate via altre persone qui in società e ci siamo ritrovati un po’ smarriti, non lo nego. Ma non è il solo motivo per il quale non siamo riusciti a fare risultato. Quando un direttore fa il mercato, crede in alcuni giocatori, crede in alcune cose e poi ci si ritrova qui senza un riferimento vi posso garantire che è veramente molto difficile. Oggi ne parliamo e non sarebbe neanche giusto perché bisognava farlo prima, però dovevo difendere il gruppo. La squadra si è sentita un po’ smarrita sotto questo punto di vista”.

FLOCCARI – “Non penso sia io a dover dire se Sergio deve rimanere alla SPAL o no. Il suo futuro fa parte di una serie di valutazioni della società. Per quanto mi riguarda la persona e il giocatore non hanno bisogno di commenti per la sua grandezza dentro e fuori dal campo. Sergio è stato ed è ancora un esempio per la squadra, anche quando non è stato schierato. Ha sempre aiutato i giovani e i compagni in difficoltà, mi ha dato una grandissima mano. Questo basta a far capire il mio pensiero nei confronti del capitano”.



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