Considerato che le conferenze stampa pre e post partita costituiscono un obbligo di Lega, Luigi Di Biagio sta utilizzando le ultime apparizioni pubbliche da allenatore della SPAL per mettere puntini sulle “i” e analizzare in retrospettiva la sua deludente esperienza in biancazzurro.

LA SINTESI – “Non è facile guardare a quanto accaduto, perché quando non arrivano i risultati si può raccontare ciò che si vuole. Per riassumere: io credevo fortemente nella salvezza, poi ci sono state talmente tante problematiche che non siamo riusciti a portare a termine quanto avevo intravisto nei giorni del mio arrivo. Quello che è capitato nell’arco di nove gare ad una squadra non capita in tre anni, non ultimo l’infortunio a Cerri proprio nel momento in cui era tornato al gol e si stava un po’ riprendendo. Si potrebbe fare una cronologia di quanto è accaduto dal primo di luglio dell’anno scorso per ribadire che le responsabilità ce le dobbiamo prendere tutti, in primis il sottoscritto“.

I MEDIA – “Non mi è piaciuto quello che è uscito. Non ho detto cose che poi sono finite in alcuni titoli. Un vostro collega, del quotidiano La Nuova Ferrara, si è permesso di dire ‘Di Biagio contro Mattioli, Colombarini e Zamuner’. Io non ho mai detto niente contro di loro. Ho detto che in retrospettiva ognuno di noi deve essere responsabile, nelle vittorie e nelle sconfitte, io per primo. Questo non è sinonimo della ricerca di giustificazioni, né del gettare la spugna. Io mi metto davanti a tutti e questo non significa attaccare la dirigenza. Con Mattioli e i Colombarini ho un ottimo rapporto: mi hanno preso ed erano convinti che potessi fare un percorso importante negli anni ma così non è stato, purtroppo. Sarò sempre riconoscente nei loro confronti. Non è corretto mettermi in contrapposizione con la società. Mi dispiace perché potete giudicarmi in base ai risultati, ma non mi dovete mettere in bocca parole che non ho detto. Non lo posso accettare. Qui c’è una società seria, organizzata, pronta a ripartire e ha una passione incredibile. Con loro fino a dieci giorni fa parlavamo di giocatori, di serie A e B. Poi io sono un uomo di calcio e mi rendo conto che in assenza dei risultati si possano prendere decisioni che sono più quelle che c’erano all’orizzonte venti giorni prima. Non arrivo da Marte, so come funziona. Però non è giusto dire che abbiamo litigato e discusso. Sempre sullo stesso giornale ho letto che avrei dato la colpa a Zamuner. Giorgio è stato con me tutti i giorni, che colpa deve avere?  Normale che se parlo di responsabilità da condividere ci siamo dentro tutti, sarebbe stato lo stesso anche in caso di vittoria. Quando leggo che sarei alla ricerca di scuse o starei tentando di sottrarmi alle responsabilità mi vien da ridere. Chi lo fa non mi conosce e nemmeno ha ascoltato bene le mie parole“.

I PROBLEMI – “Quando si deve rincorrere in ogni partita, giocando ogni tre giorni, ci si snatura. Facendolo invece una volta a settimana avremmo potuto dire la nostra. Quando sono arrivato ero consapevole dei problemi che c’erano e del tipo di lavoro che era richiesto. Più che altro non sapevo potesse arrivare il Covid, né che delle persone ci avrebbero lasciato durante la pausa“.

VAGNATI – “Non ho mai dato la colpa a Vagnati, come è stato scritto da qualcuno. Mi è stata fatta una domanda sugli eventuali problemi creati dal suo addio. Ho risposto di sì, che li ha creati. Ma non è questo il motivo per il quale non siamo andati bene. Leggere che sono andato contro Vagnati e gli ho dato la colpa rappresenta un caso di scorrettezza professionale (da parte dei giornalisti, ndr). Mai mi permetterei di fare una cosa del genere. Vagnati mi ha portato qui, credeva in me e nel progetto tecnico. Poi è dovuto andare via e mi ha creato una mancanza di un riferimento. Anche a Vagnati sarò grato, come lo sono al resto della dirigenza. Mi hanno dato la possibilità di fare un percorso: non ci siamo riusciti, non ci sono riuscito io per primo. Ci sono dei dati di fatto, ma non sto colpevolizzando nessuno. Con Davide ci siamo poi sentiti, ma non ce n’era neanche bisogno: ha capito benissimo il senso delle mie parole. Lui qui ha ricoperto un ruolo così importante, dentro e fuori dal campo per 24 ore al giorno: tornare dalla pausa e non rivederlo per me è stato un problema. Tutto lì“.

ALMENO NON PERDERE – “Ogni volta in cui andiamo in campo vogliamo fortemente questa vittoria che non arriva. Chiaro che sia difficile da parte mia, ma continuerò a lavorare come ho sempre fatto, nel tentativo di raschiare dal barile le ultime forze psicofisiche di questo gruppo. Vincerebbe servirebbe a niente, ma potrebbe quantomeno aiutarci a finire in un certo modo. Mi dispiace perché ci facciamo dei gol da soli, a volte senza neanche concedere reali opportunità agli avversari. Spesso prendiamo dei gol a squadra schierata. Tra gol presi al 94′, rigori non dati ed errori individuali per noi è stato davvero tutto difficile. Non è neanche un problema di condizione fisica, subiamo gol troppo facilmente. Giocare ogni tre giorni è complicato, ma questo è un problema che hanno tutti. Certe situazioni fanno perdere sicurezze e spesso non c’è la forza mentale per avere certi ritmi e reagire”.

LE RISPOSTE DEI GIOCATORI – “Quando riguardiamo le partite insieme i ragazzi rimangono meravigliati dagli errori individuali che vengono commessi. Questo è un campionato talmente anomalo che ormai la lettura individuale fa la differenza. Noi purtroppo abbiamo commesso troppe leggerezze. Ci sono poche occasioni da gol sia a favore, sia contro. La differenza è minima, ancora di più al campionato pre-Covid. I risultati parlano chiaro e non posso parlare granché. Rifarei la scelta di venire qua perché ero convinto di potercela fare. Mi dispiace perché mi sento in debito con tutti, dalla società ai tifosi. La città mi ha accolto benissimo e oggi quando passeggio per il centro mi sento un po’ in difficoltà. La gente però mi avvicina e mi supporta, nonostante ci manchi la vittoria da così tanto tempo. Penso che se ne fosse arrivata qualcuna ci sarebbe stato davvero tanto entusiasmo“.

I GIUDIZI FUTURI – “Inciderà tantissimo su allenatori, squadre e singoli. Ci sono giocatori che erano un po’ spariti e senza pubblico sono tornati importanti: non farò nomi perché non è carino. Dentro di me li ho intravisti questi cambiamenti. Mentre giocatori che avevano bisogno del pubblico o di lavorare una settimana alla volta, come potevamo essere noi, hanno pagato di più. In questo momento ci sono squadre che giocano un gran calcio, ma magari nel prossimo in cui i ritmi saranno più alti faranno più fatica. E’ un po’ bugiardo quello che stiamo vedendo in questo periodo. Non lo dico per difendere me stesso, parlo in generale. Tante situazioni non rispecchiano gli effettivi valori“.



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