Un tecnico con la valigia sempre pronta, un po’ come il Peregrino Fernandez dei memorabili racconti di Osvaldo Soriano. Pasquale Marino ha traslocato spesso nell’ultimo decennio, fermandosi in un luogo per più di un anno solo tra il 2014 e il 2016, quando era alla guida del Vicenza. Per il resto la sua carriera parla di esperienze temporanee ed è per questo che abbiamo voluto capire cosa ha lasciato il tecnico siciliano nelle ultime quattro tappe prima di Empoli.

Per farlo abbiamo chiesto aiuto a quattro colleghi che hanno seguito le vicende di altrettante squadre allenate da Marino. Vicenza grazie a Giovanni Barcaro (Biancorossi.net), Frosinone grazie a Roberto De Luca (L’Inchiesta Quotidiano), Brescia con Fabio Pettenò (BresciaOggi) e Spezia col contributo di Federico Gennarelli (Radio Sportiva).

Come è andata nel complesso l’esperienza di Marino in quella stagione?
GB (Vicenza): Capisco lo scetticismo dei tifosi della SPAL perché anche a Vicenza venne accolto più o meno allo stesso modo. Poi è finito con l’essere croce e delizia di quell’anno e mezzo. La sua stagione 2014-2015 ha segnato il punto più alto della storia recente del Vicenza, quantomeno degli ultimi dieci anni. A quell’epoca la squadra era in serie C, reduce dai playoff, e fu ripescata in estate con Giovanni Lopez in panchina. Marino arrivò per sostituirlo a fine ottobre e trovò una squadra costruita con i benefici della finestra di mercato extra post-ripescaggio. Un buon gruppo di singoli giocatori, ma senza grande coesione. Marino fu bravo a crearla, impostando un 433 in cui giocavano praticamente sempre gli stessi undici, con poche eccezioni. La stagione venne chiusa al terzo posto, contro ogni pronostico. Poi il sogno si spezzò nella semifinale playoff col Pescara. Purtroppo la società aveva dei problemi e dopo la sconfitta ai playoff col Pescara si creò una situazione un po’ strana, con Marino attratto dalla prospettiva di tornare ad allenare il Catania che allora si era appena salvato a fatica in serie B. Solo che in quell’estate il Catania venne retrocesso per illecito sportivo e quindi lui fece marcia indietro, pur essendosi già congedato dal Vicenza. In seguito si giustificò dicendo che il progetto del Vicenza in quel momento non era così chiaro, ma non ne uscì pulitissimo. Questo contribuì a rompere un po’ l’armonia che si era creata. Nella stagione 2015-2016 la squadra venne impoverita a causa delle difficoltà societarie e Marino si ritrovò terz’ultimo a metà marzo, portando la dirigenza a esonerarlo. Poi il Vicenza si salvò in qualche modo con Lerda“.
RDL (Frosinone)
: “Lo ha ricordato lo stesso Marino qualche settimana fa nella conferenza di presentazione del match poi vinto contro la sua ex squadra. Quel gol di Letizia nella semifinale playoff che ha gelato il ‘Matusa’, condannando i Ciociari all’eliminazione, ha pesato tantissimo. Il Carpi, all’epoca allenato da Castori, riuscì ad affermarsi addirittura in 9 contro 11. Nonostante il pronostico e tutti gli eventi pendessero dalla parte del Frosinone, quella punizione calciata all’85’ da Letizia dai trenta metri brucia ancor oggi. Lo si percepisce dalle parole dello stesso tecnico siciliano. La stagione regolare terminò con 74 punti (-4 dalla SPAL primatista). Fu lui l’allenatore del record di punti in serie B. Numeri che testimoniano la bontà del lavoro svolto. Ma l’impronta nei momenti decisivi della stagione è mancata. Il Frosinone avrebbe potuto raggiungere la promozione diretta in maniera agevole. La squadra, però, ebbe un inspiegabile crollo mentale dopo la vittoria di Ferrara sulla SPAL e dilapidò il buon margine che si era costruita vedendosi beffata per la classifica avulsa dal Verona. Poi, quei playoff dall’epilogo dolente con annessa comprensibile contestazione della curva Nord hanno fatto il resto, portandolo alle dimissioni“.
FP (Brescia):Marino a Brescia ha vissuto un periodo brevissimo e caratterizzato da grandi cambiamenti: parliamo del primo Cellino. Lo scelse proprio il presidente ma le cose non sono mai andate come avrebbero dovuto o come si pensava all’inizio, soprattutto a causa di una squadra poco qualitativa, frutto di una campagna acquisti gestita dalla coppia Sagramola-Castagnini fatta sostanzialmente senza soldi“.
FG (Spezia):Marino è arrivato in una stagione in cui lo Spezia aveva mancato i playoff con Gallo allenatore. Un’annata deludente, in cui sono passati grandi nomi come Gilardino e Palladino che si sono rivelati fini a loro stessi. C’era bisogno di rilancio anche in termini di ambizioni, quindi Marino venne preso per via della sua esperienza e per la fama di tecnico abile a costruire squadre in grado di giocare bene col 433. Così è stato perché si è visto un buon calcio e il rendimento dello Spezia è migliorato notevolmente. Credo che sia stato lo Spezia migliore dopo l’exploit della gestione Bjelica (2014-2015). Quella stagione è terminata con la sconfitta casalinga col Cittadella, abbastanza brutta e inaspettata. Ma nel complesso si sono visti più alti che bassi“.

Al di là dei risultati, il gioco fu soddisfacente?
GB (Vicenza):
Nella prima stagione lo fu assolutamente, ci furono veramente momenti di calcio-spettacolo. Quel Vicenza, soprattutto nel girone di ritorno, diventò un rullo compressore in grado di vincere anche a Bologna per 2-0 con doppietta di Moretti. Quello fu senz’altro il momento più alto di quell’esperienza. Nella stagione successiva, pur con 8/11 ancora a disposizione, la situazione degenerò a causa di contrasti tra Marino e la dirigenza e ad un mercato che non portò chissà quali rinforzi”.
RDL (Frosinone): “Nel girone di andata, complice un 433 ben orchestrato, la squadra praticava un ottimo calcio. Anche se in alcune partite l’assetto tattico variava, a volte 442 o 4312. Nel girone di ritorno, a causa dell’infortunio di Paganini, decise di passare a tre in difesa affidandosi ad un 352. Il cambio di modulo portò anche ad una mutazione in termini di sviluppo della manovra. Una squadra meno propositiva e col baricentro più basso”.
FP (Brescia):Il Brescia durante la gestione di Marino non ha mai giocato male nonostante palesasse delle lacune, a livello di singoli, in ogni reparto. Un aspetto che minava il rendimento complessivo della squadra. Inoltre, i pochi giocatori di qualità non sono mai riusciti a trascinare il gruppo. Marino è un tecnico molto preparato dal punto di vista tattico. A Brescia ha giocato con il 433, però per farlo come vuole lui deve avere gli uomini giusti: un attaccante d’area di rigore e due esterni che sappiano fare la fase offensiva tanto quanto quella difensiva“.
FG (Spezia):Lo è stato ed è spesso andato di pari passo coi risultati. Il suo Spezia fece 51 punti e solo il finale fu un po’ deludente, con qualche punto perso per strada. Però era una squadra gradevole da vedere giocare“.

C’è stato qualche giocatore che è uscito particolarmente valorizzato dal suo lavoro?
GB (Vicenza):
In quella squadra c’erano tanti giocatori buoni, ma nessuno di valore eccezionale. Fu bravo Marino a far funzionare il collettivo. Tra i migliori di quella stagione ci furono Brighenti e Sampirisi in difesa, mentre in mezzo al campo c’erano giocatori che poi non si sono ripetuti allo stesso livello: Di Gennaro, Moretti, Cinelli. Anche Cocco fece una stagione da 19 gol e rimane un record per lui. Anche Laverone e Giacomelli si espressero molto bene nel suo 433″.
RDL (Frosinone):Dionisi e Ciofani fecero come al solito benissimo. 17 gol il primo, 16 il secondo. Anche Soddimo si rese protagonista di ottime prestazioni“.
FP (Brescia):Sì, due su tutti: il giovane Ndoj e Torregrossa, al quale Marino diede grande fiducia. Entrambi sotto la sua guida tecnica sono riusciti ad esprimere appieno le loro potenzialità“.
FG (Spezia):Direi due in particolare: Augello, oggi alla Sampdoria, e Okereke, ora al Bruges. Nel primo caso lo Spezia ha fatto un’ottima plusvalenza perché è stato venduto per circa 8 milioni. A detta di molti è stato uno dei migliori terzini della serie B. Con Gallo non s’era quasi mai visto, mentre Marino lo ha fatto emergere. Il secondo ha fatto 10 gol e 12 assist da esterno d’attacco con Gyasi e Galabinov. Era senz’altro l’uomo in più dello Spezia di Marino. Infatti poi è andato in Belgio per 13 milioni più bonus vari. Aggiungo che Marino nel suo staff a La Spezia aveva Totò di Natale e penso abbia avuto un ruolo nell’introdurre concetti nuovi nell’idea di calcio già presente, oltre che ispirare alcuni giocatori grazie al suo carisma. Ora allena la U17 dello Spezia, per cui non credo si muoverà“.
Com’è stato il suo rapporto con l’ambiente? 
GB (Vicenza): L’episodio dell’estate 2015, con quel corteggiamento del Catania, lo ha fatto passare dalle stelle alle stalle. Con i risultati di quella stagione aveva creato grandissimo entusiasmo, poi spento dal dietro-front repentino. A Vicenza è rimasto il ricordo di un valido allenatore e di una persona non troppo affidabile. Ha fatto un po’ la figura della banderuola, pronta a girare in base al vento. Se ha una buona squadra ha le capacità per farla giocare bene e rendere, altrimenti non è il tipo di allenatore in grado di metterla sul piano della grinta e dell’aggressività. Dà l’impressione di subire la situazione“.
RDL (Frosinone):E’ stato sicuramente poco amato. Questione di empatia e feeling mai nati, soprattutto in virtù del suo carattere introverso. Non dimentichiamoci però che in Ciociaria è stato schiacciato dalla pesante eredità lasciatagli da Roberto Stellone. Il mister delle storiche promozioni, inclusa la prima indelebile in serie A“.
FP (Brescia):A livello umano Marino lo si può descrivere come una persona cordiale e sempre pronta al dialogo, un po’ chiuso forse, ma sempre concentrato sul lavoro: a primo impatto, visto il suo carattere molto tranquillo, sembra quasi estraneo a molte situazioni, invece ha dimostrato di avere tutto sotto controllo. I tifosi, complici soprattutto i risultati che facevano fatica ad arrivare, non lo hanno amato. Anzi, hanno chiesto a gran voce il ritorno di Boscaglia“.
FG (Spezia): “Lui ha sempre detto che l’ambiente Spezia gli piaceva e sentiva la vicinanza dei tifosi, anche perché per gran parte della stagione la squadra è andata bene e non ci sono state crisi evidenti. Per il resto lui caratterialmente è un po’ sulle sue e può sembrare scontroso. Anche con la stampa era un po’ restio nei rapporti, poco aperto a farsi sfuggire una frase in più. Non è comunque privo di senso d’umorismo, per quanto faccia della serietà e della disciplina due elementi fondamentali del suo approccio al calcio. Forse una certa mancanza d’empatia con stampa e tifosi rappresenta un suo limite, ma rimane un allenatore molto valido“.
hanno collaborato Alessandro Orlandin e Francesco Mattioli


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