Se c’è un reparto di squadra al quale Pasquale Marino non deve rivolgere particolari pensieri è quello dei portieri, a maggior ragione dopo una settimana che ha visto Etrit Berisha e Demba Thiam fare la parte dei protagonisti. La conferma del guardiano albanese anche in serie B rappresenta uno dei colpi di mercato del ds Zamuner, mentre la crescita del collega senegalese fa ben sperare per il futuro.

A lavorare con entrambi ogni giorno sui campi del centro sportivo “G.B. Fabbri” c’è Cristiano Scalabrelli, dal 2013 preparatore dei portieri della SPAL, che è intervenuto nella puntata di lunedì 2 novembre di “CheCentrattacco!” su Radio Sound per raccontare qualcosa in più sui giocatori attualmente a disposizione e non solo.

Cristiano, veniamo da una settimana in cui si è parlato soprattutto dei tuoi portieri: prima Thiam in Coppa Italia, quindi Berisha in campionato.
“Sì, anche se sono storie abbastanza diverse. Thiam è migliorato negli ultimi anni e soprattutto in questa stagione sta avendo una crescita esponenziale. E’ un ragazzo che proviene dal settore giovanile e pian piano si sta dimostrando un prospetto interessante anche perché è un tipo serio ed un buon lavoratore. Berisha invece è una conferma. E’ un portiere internazionale, numero uno dell’Albania, che gioca da anni in Italia e ha vestito maglie prestigiose come Lazio e Atalanta. Con noi aveva fatto molto bene l’anno scorso, fino all’infortunio a giugno. Adesso ha ripreso il cammino che aveva interrotto e sta rispondendo alla grande anche in una categoria che non gli appartiene. Siamo contenti perché si è calato in B con le giuste motivazioni”.

Berisha sta dimostrando grande leadership e personalità. Domenica per esempio ha spostato di peso Missiroli per collocarlo al posto giusto su un calcio d’angolo.
“Sono cose normali. La leadership in situazioni del genere mi appartiene caratterialmente e di conseguenza la richiedo ai miei portieri. Il portiere deve essere un leader, sia in spogliatoio sia in campo. E’ l’ultimo giocatore, quindi è quello che vede tutto e deve comandare e guidare la difesa. Riesce a vedere prima lo sviluppo dell’azione e sa dove può essere il pericolo. E’ giusto che imponga la sua personalità per il bene della squadra”.

Tornando a Thiam, è arrivato in Italia senza aver giocato se non a livello dilettantistico. E’ corretto dire che il suo processo di formazione è ancora in corso?
“Dopo essere arrivato dal Senegal Demba ha girato in lungo e in largo per l’Italia facendo dei provini, prima che cinque anni fa lo selezionassi per la Berretti dopo una segnalazione di un procuratore. Ci abbiamo lavorato e abbiamo cercato di fare il massimo, ma per vedere dei risultati serve una risposta dall’altra parte. Lui in questo è stato bravo a fare quello che ha fatto. Dico sempre che all’80% è merito del giocatore, al 20 di noi allenatori. E l’80% è anche la testa: senza quella le qualità non vengono fuori. Ora ha bisogno di giocare per crescere ulteriormente. Quest’anno si sta ritagliando il suo spazio e sta dimostrando di valere il ruolo che gli appartiene in questo momento. Tra Coppa Italia e campionato si renderà senz’altro utile”.

Lavori alla SPAL ormai dal 2013. Quali portieri ti hanno dato più soddisfazione?
“Non ce n’è uno in particolare, se devo analizzare dalla C2 alla A tutti me ne hanno date. La maggior parte ha confermato di meritare la categoria o addirittura migliorato il campionato di appartenenza, facendo delle ottime partite pur giocando per la prima volta con la SPAL, e si sono costruiti una bella carriera. Andati via di qua, molti sono andati a vincere e imporsi in campionati importanti. Da Poluzzi a Menegatti, da Coletta a Branduani, da Meret a Marchegiani, così come Gomis, tutti mi hanno dato qualcosa e spero che qui a Ferrara qualcosa in più abbiano ricevuto per le loro carriere”.

Berisha dopo Reggina-SPAL ti ha elogiato, dicendo che il merito delle prestazioni dei portieri è anche tuo. Cosa c’è di speciale nel tuo lavoro e nelle tue tecniche di allenamento?
“Ho le mie idee sul lavoro, che però non sono certezze assolute. In base alle caratteristiche dei portieri vario il mio lavoro e cerco nel miglior modo possibile di capire dove intervenire per migliorare le loro lacune. Per ora ci siamo riusciti abbastanza bene, speriamo di continuare. Ma non ci sono segreti, solo lavoro e campo. I meriti sono de ragazzi. Però se c’è una cosa che cerco di fare è creare una buona empatia tra allenatori e giocatori. Cerco di trattare anche i giovani come degli uomini, perché per me prima del giocatore c’è l’uomo. Che tu abbia diciott’anni o quaranta, in questo ruolo devi crescere in fretta. Pretendo che si ragioni da uomini e di conseguenza li tratto da uomini”.

Rispetto a quando giocavi, è cambiato modo di tirare i rigori a livello tecnico?
“Sono cambiate alcune cose, ma non tanto. Dove c’è il VAR non ti puoi più muovere molto e devi tenere un piede sulla linea di porta. In serie B invece c’è ancora una maggiore libertà, perché senza l’ausilio della tecnologia è più difficile notare un portiere che si muove. I rigoristi sono cambiati soprattutto nella rincorsa: per esempio adesso va di moda interrompere la rincorsa, mentre una volta partivano e calciavano. Oggi c’è anche più studio grazie alle immagini televisive. Riusciamo ad avere video e studiare i calci di rigori con alcune accortezze che però ora non riveliamo (ride, ndr)”.

In questa stagione sta parlando molto bene anche di Cesare Galeotti, ferrarese classe 2002, portiere della Primavera.
“Galeotti è un ragazzo che ho voluto in prima squadra già a maggio, dopo il lockdown. E’ un prospetto interessante, con margini importanti di miglioramento e che dimostra di essere molto più grande della sua età. Ha la testa giusta per poter fare questo lavoro e togliersi delle soddisfazioni, quindi può avere senza dubbio un futuro, ma solo il campo darà risposte. Nel suo campionato le sta dando in maniera positiva e per questo viene convocato in prima squadra. Per lui oltre che un piacere deve essere un onore stare con i grandi, perché sono premi che non a tutti vengono riservati. Lui sta dimostrando questo: per ora negli anni di settore giovanile si è sempre guadagnato tutto lo spazio in maniera meritata”.



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