Neanche il tempo di metabolizzare la sconfitta col Cittadella che per la SPAL è già ora di tornare in campo. Il calendario di fine anno non concede tregua e martedì sera al Paolo Mazza arriva il ChievoVerona, squadra in lenta ripresa dopo aver attraversato un periodo abbastanza complicato. Per capire le condizioni dei clivensi abbiamo scambiato due parole con Paolo Lora Lamia, collega di Tuttomercatoweb.

Il Chievo è tornato a vincere, nettamente, dopo più di un mese: il periodo di difficoltà è passato? E a cos’era dovuto?
“Il lungo periodo senza vittorie è riconducibile a più cause, prima fra tutte lo stop prolungato dopo la sosta delle nazionali a novembre, dove il Chievo non ha giocato la partita contro il Vicenza per le varie positività al Covid-19 riscontrate tra i biancorossi. Il periodo senza i tre punti è parso più lungo di quello che in realtà è stato, proprio per questo prolungamento forzato lontano dal campo. Guardando invece le gare giocate, contro Pordenone, Lecce e e Frosinone, direi che il filo conduttore è stata la mancata concretezza: il Chievo ha creato ma non è riuscito a capitalizzare, e nel momento in cui è calato di concentrazione gli avversari ne hanno approfittato subito. Come riportato da mister Aglietti venerdì sera (dopo la vittoria per 3-0 sulla Reggina) le prestazioni ci sono sempre state. Sono mancate attenzione e determinazione che hanno portato ad una serie di risultati negativi, ma credo che la squadra abbia fatto tesoro dei propri errori e sia sulla strada giusta per risalire la classifica”.

Considerato che ha una partita da recuperare (contro il Vicenza), il Chievo è in una posizione di classifica che autorizza a pensare in grande: qual è l’obiettivo dichiarato per la stagione? E qual è invece quello realistico a tuo giudizio?
“Nelle interviste rilasciate da Campedelli è stato ribadito più volte che il primo obiettivo è la salvezza, che non bisogna fare il passo più lungo della gamba e che si deve rimanere tranquilli vivendo la stagione partita dopo partita. Chiaro che sarebbe importante tornare in serie A il prima possibile: gli introiti sarebbero di più e l’aspetto economico potrebbe essere vissuto da tutti con maggiore serenità. Tuttavia credo che il Chievo non sia una squadra che può accontentarsi della lotta per non retrocedere, ma possa provare ad ottenere qualcosa di più. Viste queste prime undici giornate risulta però abbastanza evidente che ci sono almeno tre squadre sulla carta più forti dei gialloblù. L’obiettivo realistico può essere raggiungere i play-off nella miglior posizione possibile, mentre la promozione diretta resta allo stato attuale un sogno”.

Quali sono i tratti principali evidenziati finora dalla squadra, in positivo e in negativo?
“In positivo sicuramente la solidità difensiva. Il Chievo è assieme al Monza la miglior difesa del campionato con nove gol subiti e deve ancora recuperare la partita col Vicenza. In cinque occasioni è riuscita a mantenere la porta inviolata e delle nove reti subite più della metà sono state prese in due partite, contro Frosinone e Lecce. È una squadra molto coriacea che difende in modo collettivo, sfruttando il gran lavoro degli attaccanti, ma allo stesso tempo riesce a proporre un gioco interessante e creare diverse occasioni da gol. In negativo mi riallaccio a quello che abbiamo detto prima: la mole di gioco non viene concretizzata a dovere e diverse partite sono state compromesse proprio per questo problema”.

La retorica della “favola-Chievo” in questi anni s’è un po’ sgonfiata: c’è ancora il vecchio entusiasmo o anche la società ha perso un po’ di smalto?
“Certamente l’entusiasmo negli ultimi anni non è più lo stesso, questo è sotto gli occhi di tutti. Il Chievo ha iniziato il suo declino a partire dalla stagione 2016/2017, quella immediatamente successiva ad uno dei periodi invece migliori nella storia clivense, con Maran in panchina e un nono posto conquistato a quota cinquanta punti. Si sfiorò addirittura la qualificazione all’Europa League. Finita quella stagione la società non ha capito che il ciclo oramai si stava chiudendo, la rifondazione è avvenuta con un anno di ritardo e i nuovi elementi- che dovevano garantire un adeguato ricambio generazionale – hanno deluso le aspettative. Nell’estate del 2018 il caso delle plusvalenze fittizie ha ulteriormente aggravato la situazione, condizionando la campagna acquisti e la preparazione per una categoria che fino all’ultimo non si sapeva quale sarebbe stata. Tutti questi problemi nell’annata 2018/2019 hanno portato il Chievo ad un disastroso ultimo posto nella massima serie e la discesa in serie B non è stata per niente facile. La favola della piccola squadra di quartiere che raggiunge il grande calcio è stata un po’ dimenticata, ma penso che comunque come ogni altra squadra il Chievo viva di cicli. Dopo periodi importanti ora si sta vivendo una transizione meno entusiasmante. La squadra di Campedelli resta una delle squadre che ha disputato più campionati di serie A nel nuovo milennio, dietro solo a Inter, Juventus, Milan, Roma Lazio e Udinese. I tifosi clivensi devono essere orgogliosi di quanto è stato fatto e ovviamente augurarsi di tornare il prima possibile nel calcio che conta”.

Come se la passa Vaisanen, l’ex spallino arrivato nell’estate 2019?
“Il difensore finlandese sta ancora patendo l’infortunio al quinto metatarso del piede destro rimediato nella seconda parte della scorsa stagione. Sembrava sulla via del recupero e in procinto di tornare in campo ad inizio campionato, ma purtroppo ha avuto una ricaduta e ad oggi i tempi restano incerti. Un peccato, perché l’anno scorso aveva dimostrato di essere un centrale difensivo di sicuro affidamento”.

Che formazione ci possiamo aspettare?
“Innanzitutto bisogna capire chi rientrerà, perché in vista della sfida con la Reggina erano out Obi, Fabbro e Renzetti, quest’ultimo poi convocato in extremis. Dando per scontato che nessuno dei giocatori indisponibili con la Reggina recuperi per la gara di Ferrara, ipotizzo un Chievo schierato con il classico 4-4-2 con Semper in porta, sugli esterni Mogos e Renzetti con Leverbe e Rigione centrali. A centrocampo Canotto a destra e Garritano a sinistra, Viviani e Palmiero centrali, mentre davanti la coppia d’attacco sarà formata da Margiotta e Djordjevic. L’attacante serbo, avendo riposato venerdì contro la Reggina, può tornare titolare nel match del Paolo Mazza”.

PROBABILE FORMAZIONE: 442 Semper; Mogos, Rigione, Leverbe, Renzetti; Canotto, Palmiero, Viviani, Garritano; Margiotta, Djordjevic.

IN PIU’ RISPETTO ALLA PASSATA STAGIONE: Seculin (p, Sampdoria), Mogos (d, Cremonese), Palmiero (c, Napoli), Fabbro (c, Pisa), Canotto (c, Juve Stabia), Viviani (c, Brescia) D’Amico (a, Sampdoria)

IN MENO RISPETTO ALLA PASSATA STAGIONE: Meggiorini (a, Vicenza), Barba (d, Benevento), Dickmann (d, SPAL), Salvatore Esposito (c, SPAL), Vignato (c, Bologna), Stepinski (a, Lecce), Ceter (a, Cagliari), Karamoko (c, Torino)

 

foto: ufficio stampa AC Chievo Verona



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