Felipe Dal Bello è stato il grande protagonista del settimo appuntamento stagionale di LoSpallino [email protected], la diretta Facebook del mercoledì sera organizzata dalla nostra redazione. Nella chiacchierata con Alessandro Orlandin e Leonardo Biscuola l’ex difensore biancazzurro ha affrontato diversi temi del suo passato con la maglia della SPAL, ma ha anche fatto il punto sulle sue prospettive a breve termine.

Di seguito il video integrale, sotto alcuni dei passaggi più interessanti.

“La SPAL la seguo sempre, dopo tre anni a Ferrara ne sono diventato per davvero un tifoso. All’inizio c’è stata qualche difficoltà, forse bisognava far capire a certi giocatori come funziona la serie B, visto che non l’hanno mai fatta. Ora la squadra ha imboccato la strada giusta e penso farà bene. Il mercato poi ha influito tantissimo: non è facile per un giocatore. Se inconsciamente si hanno l’idea o la speranza di cambiare squadra rimettersi in carreggiata è difficile. C’è da convincersi di voler fare la serie B, soprattutto se non la si è mai fatta prima. Ricordo che quando la SPAL fece l’amichevole con l’Udinese passai a salutare il gruppo e il mister. E lui stesso mi disse che era un po’ in difficoltà visto che non c’erano certezze su chi sarebbe rimasto e chi no. Una volta chiuso il mercato questo problema è stato risolto e infatti la squadra si sta dimostrando forte e gioca bene. D’altra parte ci sono tanti giocatori che non c’entrano niente con la categoria. In più il mister l’ho avuto tanti anni a Udine ed è veramente bravo”.

“A Ferrara sono stato veramente bene, anche perché ci sono arrivato in un momento difficile. Pensavo che avrei chiuso la carriera all’Udinese. Poi ho conosciuto il direttore e il presidente e mi hanno fatto capire che alla SPAL avrei trovato un ambiente simile. E poi non ho mai visto una città in cui le persone andassero in giro con i colori della propria squadra nei giorni della settimana. Fidatevi che per i giocatori questo vuol dire tantissimo”.

“L’anno scorso è stato un insieme di cose, almeno per come l’ho vissuto io. Nella stagione precedente c’era un equilibrio importante, di squadra e di spogliatoio. Poi non c’è più stato: si sono create delle incomprensioni tra certi giocatori importanti, sia per la rosa, sia per la vita di spogliatoio. E quest’ultimo aspetto è fondamentale. Sono nate diverse problematiche. Non posso dire che non s’andasse tutti nella stessa direzione, però quasi. Quindi è andata come tutti sappiamo. Con poco si poteva fare almeno un altro anno positivo. Non come quello precedente, perché quello che ci ha messo in difficoltà dopo la seconda salvezza è l’aver fatto troppo bene nel 2018/2019. Non eravamo ancora salvi quando dovevamo giocare con Roma, Lazio e Juve: se avessimo perso quelle partite ci saremmo ritrovati in una posizione molto brutta. Invece quelle partite le abbiamo vinte, finendo benissimo. Quello è stato l’inizio della fine per noi. Abbiamo fatto troppo bene e sono nate aspettative diverse. Nel mio primo anno (2017/2018) c’era un gruppo con gente come Schiavon, Mora… ci siamo salvati anche grazie ad alcuni personaggi che ci trascinavano. La partenza di Vagnati nella scorsa stagione è stato un passaggio fondamentale, non serve aggiungere altro. A livello tecnico c’era un allenatore (Semplici, ndr) che conoscevamo e sapevamo quello che voleva. Le incomprensioni principali sono nate tra squadra e direttore”.

“Nella prima stagione con Semplici ero convinto che il mister ad un certo punto sarebbe stato esonerato e credo che anche lui se ne fosse convinto. La nostra fortuna è che la società l’ha confermato, perché ci conosceva tutti e sapeva come gestirci. Non c’erano individualità tali da venirne fuori e cambiare significava stravolgere certe dinamiche. Nell’ultima stagione c’erano troppe cose che non andavano, l’annata è nata proprio male. Si sono fatti male Fares e D’Alessandro e senza esterni di quel tipo era veramente complicatissimo sviluppare il nostro gioco”.

“Di Biagio purtroppo si è ritrovato da solo, per motivi di cui abbiamo già parlato. Lui come allenatore è molto convinto delle sue idee e provava a trascinarci grazie a esse. Ma c’erano troppi problemi dentro e attorno a noi e quindi non ha avuto vita facile. Non è affatto semplice arrivare in una nuova squadra, giocare due partite, bloccarsi del tutto e riprendere in un contesto completamente diverso. Come allenatore però non è male”.

“Dopo l’esperienza a Ferrara ho preso un po’ di tempo. Ho avuto alcune proposte, ma assieme alla famiglia ho deciso di rinunciare a causa della lontananza. Sono in attesa, vediamo cosa succede nel mercato di gennaio. Nel frattempo mi tengo in forma allenandomi con la Manzanese (serie D, girone C) visto che è vicina a casa. Non sono di quelli che vogliono per forza giocare fino a 40 anni, ma vorrei continuare perché mi sento bene fisicamente. Se c’è un bel progetto in un bell’ambiente la categoria non è un problema. Potrebbero chiamarmi il Verona o il Chievo visto che il Bentegodi mi porta fortuna, faccio sempre gol quando gioco lì (ride, ndr)”.