A Salerno e Pescara la SPAL poteva senz’altro giocare (molto) meglio, ma ha portato a casa quattro punti preziosi senza concedere granché agli avversari di turno. Alla luce degli sviluppi della crisi iniziata il 9 febbraio con l’1-3 inflitto dal Pordenone, questa va considerata una buona notizia. Soprattutto per Pasquale Marino, che grazie ai due risultati conseguiti ha allontanato – forse in maniera definitiva – lo spettro dell’esonero che si era materializzato accanto a lui.

Sarebbe da sprovveduti pensare che la società, preoccupata dall’involuzione nel girone di ritorno, non abbia valutato le sue opzioni nel corso dell’ultima settimana. Marino ne è perfettamente consapevole e le regole del gioco gli hanno imposto di mandare la palla nel campo della stampa, con relative accuse di deliberata destabilizzazione dell’ambiente. Ma, al di là dell’estetica calcistica, quelle dell’Arechi e dell’Adriatico sono da considerare a pieno titolo come prove di forza. Dimostrazioni inequivocabili della credibilità dell’allenatore di fronte allo spogliatoio. I calciatori hanno dimostrato di essere dalla parte Marino e – pur soffrendo più del dovuto – hanno ottenuto i risultati per portarlo fuori dalla burrasca. Il gradimento del pubblico sembra rimanere medio-basso, ma nell’attuale contesto influisce in maniera quasi impercettibile. La SPAL, a meno di un altro crollo verticale, andrà avanti convinta col suo mister.

Il ds Giorgio Zamuner, in una rara apparizione mediatica post-partita, ha negato che la burrasca in questione riguardasse il tecnico. L’intento era evidentemente quello di mandare un messaggio di fiducia, ma anche richiamare all’unità di intenti tra le varie componenti della famiglia SPAL. L’ultima settimana ha probabilmente fatto capire che un cambio in panchina avrebbe potuto disorientare inutilmente un gruppo che di incertezze ne ha già a sufficienza e il rischio di forme di rigetto (ogni riferimento alla gestione-Di Biagio è puramente casuale) sarebbe stato piuttosto alto.

Certo, rimangono delle inevitabili perplessità sulla qualità del calcio espresso e sulle scelte di gestione del risultato da parte della squadra, ma a undici giornate dal termine della stagione regolare la SPAL è lì a giocarsela per una posizione-playoff e ha deciso che in questa fase c’è da badare soprattutto alla sostanza delle cose. Un’ulteriore (e magari pienamente convincente) vittoria nel confronto casalingo contro la Virtus Entella non rappresenterebbe certo una svolta decisiva, ma forse potrebbe tranquillizzare ulteriormente un collettivo che anche sabato s’è dimostrato ancora (inspiegabilmente) troppo impaurito e incerto.

Una volta presa in consegna la pratica Entella, all’orizzonte ci sarà una serie di esami difficilissimi che attendono la SPAL nel prossimo mese: Pisa (15 marzo), Chievo (1 aprile) e Lecce (10 aprile) in trasferta, Cittadella (20 marzo) e Venezia (5 aprile) in casa. Tutte squadre che vogliono la stessa cosa della SPAL: partecipare ai playoff e magari tentare il salto di categoria. Ecco, lì si potrà finalmente misurare la consistenza effettiva di questa squadra. Con dieci partite rimaste da giocare l’obiettivo principale sarà ovviamente quello di fare i punti per prenotare un posto agli spareggi, ma anche mettere a punto la mentalità necessaria per provare a tirarne fuori qualcosa di buono quando verrà il momento. La prossima sfida del progetto tecnico di Marino potrebbe essere effettivamente questa. Un solo consiglio (non richiesto): se si potesse evitare di usare la retorica del “ci aspettano dieci finali” non sarebbe male. Se non ci si può distinguere per il gioco, almeno lo si faccia con la retorica.



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