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Quando si dice che il calcio professionistico ruota interamente attorno ai soldi si sta operando una semplificazione, ma al tempo stesso non si sta andando molto lontani dalla realtà dei fatti. Lo stato dei conti della SPAL è stata la principale ragione che indotto la famiglia Colombarini, al comando dal 2013, a cedere il club a Joe Tacopina attraverso una tutto sommato breve trattativa nel corso dell’estate 2021.

Il bilancio 2020 della SPAL contiene tante storie che hanno a che fare con questo passaggio storico. Di seguito vi proponiamo una sua analisi approfondita.

PREMESSA
Il bilancio di cui si parla è relativo all’anno solare 2020, dunque prende in considerazione il girone di ritorno della stagione sportiva 2019-2020 (culminata con la retrocessione in serie B) e il girone d’andata della stagione 2020-2021. I numeri ovviamente sono enormemente condizionati dagli effetti della pandemia globale iniziata a febbraio 2020. L’intera gestione è stata quella Colombarini-Mattioli e nelle note integrative non vi è alcuna traccia riguardante l’attuale presidente Tacopina.

Conto Economico: entrate e uscite
La prima voce del bilancio che proveremo a spiegare è quella del conto economico, ovvero la fotografia di tutte le operazioni economiche in entrata e uscita che hanno coinvolto giocatori, sponsorizzazioni, stipendi e tutto il resto nel corso dell’anno. Il valore della produzione (ovvero il volume dei ricavi) è stato di 55,9 milioni, circa 16,5 milioni inferiore al 2019, in contrasto col trend crescente degli ultimi anni. Ovviamente l’abbassamento è il risultato della combinazione letale tra pandemia e retrocessione.
Il calo che ha pesato di più è quello dei proventi da diritti televisivi, scesi da 34,8 milioni a 15,1. Questo tipo di proventi rappresenta anche quest’anno il più alto ricavo in valore assoluto.

Sono calati, inevitabilmente, anche i ricavi da botteghino (biglietti e abbonamenti) che a causa delle porte chiuse sono scesi da 4,9 milioni ad appena 1,1 milioni. Cali evidenti si sono registrati tra proventi pubblicitari (passati da 8,1 milioni a 4,5), commerciali (da 2,3 milioni a 206 mila euro) e introiti da sponsor (solo 565.000 euro, a fronte degli 1,6 milioni del 2019).

Nella colonna delle entrate è presente anche il famoso paracadute, e qui è il caso di fare alcune puntualizzazioni per evitare equivoci. Il paracadute per la retrocessione aveva un importo pari a 22,5 milioni di euro: la SPAL nella prima parte di stagione ne ha riscattati 12,5, che a bilancio sono diventati 10,8, dal momento che il girone d’andata al 31/12/2020 doveva ancora veder disputate tre partite. Facendo un paio di calcoli rapidi si può notare come l’intero paracadute copra a malapena la sola differenza tra gli introiti televisivi tra 2019 e  2020. Inoltre, nella nota integrativa al bilancio, la SPAL dichiara che il paracadute che sarebbe dovuto servire al consolidamento della situazione finanziaria-patrimoniale prospettica è invece stato usato per le esigenze finanziarie correnti.

Anche le uscite, sull’altro lato dal mastrino, sono calate drasticamente, praticamente in ogni voce. È diminuito il totale di spesa per gli acquisti di materie prime, per i servizi e per il personale (che include ovviamente i calciatori). Il costo del personale (130 persone in totale, di cui 44 calciatori e 20 allenatori) in particolare è calato da 36,4 a 28,5 milioni, cifra che vale più della metà delle spese totali. La SPAL totalizza quindi un passivo di 48,3 milioni (nel 2019, complici i lavori allo stadio, erano stati 72.4), chiudendo quindi con un utile – al netto di quasi 3 milioni tra tasse e oneri finanziari – di 4.6 milioni. Significa che la SPAL ci ha guadagnato? In teoria sì, ma è un’illusione e di seguito ne spieghiamo la ragione.

Ammortamenti posticipati grazie al Covid-19
Il conto economico è stato aiutato in maniera decisiva da diverse misure governative, atte a venire incontro alle società sportive in difficoltà. Grazie al decreto legge 104 del 14/08/2020 in sostegno alle aziende la SPAL ha potuto quindi sospendere ammortamenti per 9,4 milioni, di cui 7,8 per diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori e 1,5 per spese di adeguamento e miglioramento di stadio e centro sportivo, che verosimilmente ricadranno sui bilanci successivi.
La società ha inoltre fatto ricorso al Decreto Liquidità (DL 23/2020) per 8,8 milioni.
Senza tale sgravio, il risultato economico al netto dell’effetto fiscale sarebbe stato negativo di 2,1 milioni. Inoltre, come si legge nella nota integrativa, la SPAL ha fatto ricorso alla moratoria dei mutui bancari e dei contratti in leasing, così come alla sospensione delle ritenute IVA su redditi di lavoro dipendente, premi e contributi (art.61, DL 18/2020) e infine sono state concordate dilazioni di pagamento con diversi fornitori. Un risultato quindi che sarebbe stato peggiore dell’anno precedente (la SPAL ha chiuso il 2019 con un rosso di 1,6 milioni) ma decisamente migliore di quanto società più quotate e blasonate siano riuscite a fare in tempo di pandemia.

Calciomercato 2020 
Sempre nella nota integrativa del bilancio viene spiegato come lo scoppio della pandemia abbia compromesso i piani soprattutto il mercato in uscita, impendendo alla SPAL di alleggerirsi di contratti pesanti e onerosi, sicuramente fuori dai parametri della serie B. La stessa SPAL dichiara di aver dunque “affrontato il campionato di serie B con una rosa di calciatori più ampia e con un costo del comparto calciatori maggiore rispetto a quello preventivato. Da un punto di vista sportivo invece la squadra è risultata più competitiva rispetto alle previsioni”.

Il valore della rosa al 31/12/2020 è salito a 32,6 milioni (+1 rispetto all’anno precedente). Per quanto riguarda la gestione sportiva, il saldo della campagna trasferimenti al 31/12/2020 risulta negativo per 4 milioni di euro. Considerando anche il settore giovanile, le plusvalenze sono state pari a 8,2 milioni (Fares, con 4,3 milioni, la più remunerativa). Le cessioni temporanee sul lato ricavi (prestiti dalla SPAL ad altri club) hanno poi generato 2,1 milioni di introiti (di cui 1,4 per Igor alla Fiorentina) mentre le cessioni temporanee lato costi (prestiti da altri club alla SPAL) sono costati ai Colombarini 1,7 milioni (di cui 1 per Castro dal Cagliari e 500 mila euro per Di Francesco dal Sassuolo). Nell’anno precedente la spesa per i prestiti era stata di 3,7 milioni.

La spesa per gli stipendi dei calciatori (e degli allenatori, che la SPAL per legittima scelta tiene nella stessa voce) è scesa da 23,7 milioni a 19,1 milioni (-19,4%). Infine i premi di rendimento: sono i versamenti che le società operano quando i calciatori venduti/acquistati raggiungono obiettivi col nuovo club. Nello specifico la SPAL ha incassato 9,5 milioni di premi. I più cospicui per Petagna (dal Napoli, 6,5 milioni), Lazzari (dalla Lazio, 1,5 milione) e Kurtic (dal Parma, 500 mila) mentre ha pagato 2,7 milioni per lo stesso motivo. Spiccano Bonifazi (al Torino, 1 milione), Catanzaro (al Torino, 700 mila) e Reca (all’Atalanta, 400 mila). Inoltre nel bilancio la stessa SPAL dichiara di aver “ridotto/rinviato le retribuzioni dei calciatori, al fine di allineare il pagamento/il costo delle retribuzioni all’andamenti dei ricavi aziendali”.

Principali trasferimenti
Tra gli acquisti di calciatori avvenuti nell’anno solare 2020 sono state contabilizzate le seguenti transazioni economiche in uscita: Bonifazi (Torino, 10 milioni), Berisha (Atalanta 3,5 milioni), D’Alessandro (Atalanta, 2 milioni), Castro (Cagliari, 2 milioni) e Tomovic (Chievo, 1.000 euro). Considerate le vicende di mercato del 2021, verranno registrate parecchie minusvalenze nel prossimo bilancio visto che tutti questi giocatori sono stati ceduti per cifre inferiori.

Tra le transazioni economiche in entrata: Petagna (Napoli 6,4 milioni, minusvalenza di 3,4), Fares (Lazio, 6 milioni, plusvalenza 4,3), Kurtic (Parma, 3,5 milioni, plusvalenza 500 mila euro), Moncini (Benevento, 2,6M, plusvalenza 2,3 milioni), Everton Luiz (MLS, 300 mila euro, plusvalenza 100.000 euro) e Vitale (Frosinone, 300 mila euro, minusvalenza di 480.000 euro).

Stato patrimoniale: famiglia Colombarini ancora cruciale
Se guardiamo allo stato patrimoniale del bilancio per un altro anno si vede la centralità e l’importanza della famiglia Colombarini, senza la cui garanzia di sostegno non si sarebbero verosimilmente raggiunti i risultati ottenuti. Così come accaduto nel 2019, anche nel corso del 2020, la famiglia ha sostenuto patrimonialmente e finanziariamente la SPAL con versamenti in conto capitale, ovvero versamenti per la copertura di eventuali perdite con lo scopo di garantire la continuità aziendale qualora la SPAL non si dimostrasse in condizione di raggiungere autonomamente l’equilibrio di gestione economico e finanziario. Nel 2020 questi versamenti in conto capitale sono stati 1,7 milioni, serviti a coprire il rosso della gestione precedente, da aggiungere ai 4,6 già sborsati nelle stagioni passate.

La SPAL ha registrato un attivo di 87,6 milioni, ovvero 8 in più rispetto alla scorsa stagione. Pressoché inalterate le immobilizzazioni immateriali, ovvero diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori (che, come detto precedentemente, valgono circa 32,6 milioni euro), i costi del vivaio (2 milioni) e le immobilizzazioni materiali (terreni, impianti e attrezzature). Se guardiamo ai crediti, sono diminuiti quelli verso i clienti (da 11,3 a 6,1) mentre sono aumentati da 23,3 a 31,3 milioni quelli complessivi.
Le disponibilità liquide sono aumentate del 4,85%. L’aumento è sempre un dato positivo, specialmente per le aziende che operano in leva.

I debiti (sia nel breve che nel lungo periodo) invece sono scesi da 72,8 milioni a 60,5. In particolare, se si guarda alla struttura del debito, sono diminuiti i debiti verso le banche e altri finanziatori (da 21,1 a 17,2), verso i fornitori (da 9,9 a 4,0) e verso il personale dipendente (da 4,7 a 3,0). Anche questa è, come immaginabile, una notizia positiva. Le fideiussioni ricevute dai soci (Vetroresina in primis) a garanzia degli affidamenti bancari sono state 16,6 milioni.
Restando in tema debiti/crediti poi, è interessante analizzare la sottovoce “verso enti-settore specifico”, ovvero verso altre squadre di calcio, verso la Lega e verso i calciatori. La SPAL ha 11,5M di crediti (aumentati) e 29 milioni di debiti (rispetto ai 26,5 dell’anno precedente). Alla fine il capitale proprio è 9.4 milioni, di cui 50.000 come capitale sociale, 4,7 milioni di riserve versamenti in conto capitale e 4,6 di utile dal conto economico.

Indici di solvibilità totale e corrente
Abbandonando per un momento il bilancio, è utile vedere come alcune voci apparentemente separate interagiscono tra di loro, dando vita ai cosiddetti “indici di bilancio”. In particolare, quelli che la Lega Italiana di calcio richiede ufficialmente alle squadre sono tre: l’indice di liquidità, l’indice di indebitamento e l’indice di costo del lavoro allargato. Queste voci non sono presenti nel bilancio, ma la SPAL risulta in regola in tutti e tre. Nello specifico, l’indicatore di liquidità (attivo circolante/passività correnti) è il classico principio del prima si vende poi si compra o “equilibrio tra entrate e uscite” che negli ultimi anni ha bloccato il mercato di diverse squadre, anche importanti, ma che garantisce la sostenibilità dal momento che se rispettato significa che la squadra è in grado di rispettare i propri impegni finanziari. Il rapporto della FIGC aumenta ogni anno: inizialmente era 0,4, ma per la stagione 2020/2021 è stato alzato a 0,8. Per la SPAL nel 2020 il rapporto è stato nei limiti (0,73).
L’indicatore di indebitamento (debiti/ricavi) segnala invece in modo sintetico la sostenibilità dell’indebitamento. Viene calcolato usando il valore medio della produzione negli ultimi tre anni: non abbiamo i dati quindi per calcolarlo, ma se usiamo il valore del 2020 verrebbe 1,08 e quindi risulterebbe anche questo conforme (limite 1,2).
Infine, l’indicatore di costo del lavoro allargato (costo del lavoro allargato/ricavi) è finalizzato a misurare il peso economico del costo del lavoro (ovvero i costi per il personale, compresi gli ammortamenti dei diritti alle prestazioni dei calciatori) rispetto ai ricavi. Anche qui i nostri calcoli ci portano ad affermare che la SPAL (0,8) è stata in linea con le richieste della Lega.

RIASSUNTO
La pandemia di Sars-CoV2 sicuramente ha pesato e non poco, ma la SPAL – anche grazie agli aiuti messi in campo dallo Stato – ha chiuso con un conto economico in positivo e con un proprio capitale importante. Segno di uno stato di salute più che buono nel periodo precedente alla pandemia, dovuto principalmente alle abilità gestionali della famiglia Colombarini e dei dirigenti da loro incaricati. A partire dal bilancio 2021 la nuova e la vecchia proprietà dovranno essere abili nell’evitare che questi ammortamenti pesino troppo nei bilanci futuri.

Il principale problema è stato rappresentato dalla presenza di contratti molto onerosi e a lunga durata, che potevano avere un senso in serie A, ma che in serie B si sono rivelati una vera e propria zavorra che rischiava di trascinare a fondo la SPAL. Con il paracadute è stata messa una pezza provvisoria, ma gli effetti di certi contratti continueranno a farsi sentire anche nei prossimi anni.

Tra le note più liete ci sono la diminuzione dei debiti e l’aumento dell’indice di liquidità, oltre al fatto che il club sembra essere in grado di rispettare gli stretti parametri imposti dalla Lega in materia finanziaria. Ancora una volta è risultata decisiva Vetroresina, tra fideiussioni per i prestiti e versamenti in conto capitale.



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