foto Rubin

Eh no ragazzi, questa volta sono veramente indignato. Non è possibile andare avanti così. Mi assumo le responsabilità di ciò che dico, sono realmente sdegnato. Sì, con la società, con la mia gloriosa squadra, è più di un secolo che calpestiamo l’erbetta tenera dei campi, con le scarpe tacchettate, abbiamo fatto campionati sontuosi, gloria e onore in ogni dove, la Corsarina e poi? Come si fa a fare delle cazzate del genere, non è possibile, basta. Ribelliamoci.

Come cazzo si fa a non avere il punch al bar? Voi sapientoni e so tutto io, spiegatemelo, e non dico quello al Rum, ma nemmeno quello al mandarino. Dai, non ho mica chiesto un vin brulé con i chiodi di garofano della Scandinavia del sud, lasciati a macerare su un geyser islandese, in una notte di luna artica, scaldato su un fuoco lento di muschio secco delle isole Malvinas. Cioè, i ragazzi di servizio non capivano neppure cosa gli avevo chiesto, alla quarta volta, quando dopo il nome della bevanda ho aggiunto una bestemmia secca e cruda come rafforzativo mi hanno risposto “Mi dispiace non l’abbiamo“. Non l’abbiamo! Ma dove siamo arrivati, come è possibile, ce l’aveva anche Claudio. Tutti i bar hanno il punch in inverno, zio vigliacc. Farò una raccolta firme, sono arrabbiato. Perché il punch ha un effetto tifico (che cazzo vuol dire poi?). Mi ricordo la mia prima partita vista nel palazzo del ghiaccio di Alleghe, derbyssimio contro il Bolzano. Un freddo che si ghiacciavano i pensieri (cit.), ero con la fidanzata (futura moglie) e per scaldarmi ho bevuto qualche (!) punch. Al quarto o quinto sono diventato capo degli ultras dell’Alleghe, parlavo in veneto e offendevo il capitano del Bozen dalla balaustra. E quindi per farla corta ho bevuto una birra fredda, che col freddo fa pari.

Comunque, torniamo alla partita, ma quando mai parlo della partita. L’articolo di oggi nasce dal rimbrotto del Funky a fine gara nel tragitto su via Paolo V, è oramai risaputo che a me scrivere dopo le sconfitte non viene bene, mi si ammuffiscono le gonadi, la polvere da sbriciolamento mi intasa la tastiera, la respiro e la nebulizzazione mi sale al cervello ingrippandomi il neurone che alla fine non riesce a mandare gli input. Insomma, forse pecco di mentalità ma a me perdere dal Lecce, dal Real Madrid, dall’Alzano Virescit o dalla Kittemortuense, mi sconquassa. Soprattutto se il giorno dopo sento il trillo del tornello che mi accoglie tra le mura del fetentissimo fabbricone. La curva così come la squadra era partita bene, a parte la baldunara da discoteca all’ingresso dei ragazzi che copre i nostri canti liturgici, ma fa niente, occorre ridare vigore e fermento a tutto il movimento. In porta da noi Pomini mi ricorda un sacco un amico mio e gran portiere il vecchio Jack, che secondo me potrebbe pure insegnare qualche trucco ai nostri estremi difensori. Loro molto più forti di noi e attrezzati per vincere il campionato, con Strefezza nei panni di Re Mida. Ottimo giocatore, non so perché fischiato. Ma non è che poi io posso capire tutto, con la capocchia che mi ritrovo. Parere tecnico, non richiesto, dall’alto della mia militanza nell’Etrusca, Porta Mare e Ugo Costa: non è che la squadra tre punte e una mezza punta non le tiene? Dico così perché nelle ripartenze degli avversari ci ritroviamo spesso in difficoltà con pericolosi uno contro uno, che alle volte ci inzuppano.

Facciamo errori, tanti e personali, se a centro campo facciamo rinvii alla “va liss ca strozz“. C’è poco da fare, le critiche sono giustificabili basta che non siano nichiliste o tafazziste, schiacciarsi le ghiandole sessuali per fare un dispetto alla moglie non è mai una grande idea. Poi aggiungo, e pure questo è un consiglio che può tranquillamente sfociare in uno sputo nel mare, io, Mora lo farei giocare sempre, anche con il sinistro ingessato. Servono la sua grinta, furia e cattiveria, in modo da vedere meno colpi di tacco a centro campo e scavetti in area. Poi, dato che sono lanciato, l’area avversaria non è un campo minato, ogni volta che ci entriamo abbiamo una gran voglia di uscirne subito. Oppure la colpa è dei difensori salentini che sganciavano delle puzzette e i nostri schizzavano via per quello. Io mi immagino Pep e lo staff in catalano commentare il presente articolo dicendo, riferendosi all’autore del medesimo: “Mo chi èl stà dèmente?“. Ecco questo sarebbe l’editoriale, scritto, come detto in precedenza su pressione di un amico. La S.P.A.L. è la S.P.A.L. sempre, nessuna sconfitta mai ci ha impedito di vivere con e nel nostro sogno, vogliamo unicamente coraggio e orgoglio, se poi magari, ogni tanto, non prendiamo tre pere in casa sarebbe pure meglio.

Dimenticavo, vedere Pepito con la nostra maglia mi piace assai, come nelle favole scriveva il direttore, e il ragazzo ci azzecca molto con noi. Impastato nella sfiga, ma mai domo, una fenice non araba ma ferrarese, che riprende il volo per portarci non so dove, ma di una cosa sono sicuro, noi in quel posto ci saremo, perché… siamo l’armata biancoazzurra e mai nessun ci fermerà. All’arrembaggio tigrotti (cit. Olao). Forza vecchio cuore biancazzurro.



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