foto ufficio stampa SPAL

Seconda giornata consecutiva di presentazioni al centro sportivo “G.B. Fabbri” di via Copparo, e come da consuetudine, a dare il benvenuto ai nuovi acquisti Nicola Rauti (2000) e Marco Varnier (1998) è stato il direttore tecnico Fabio Lupo. Il primo ad aver incontrato la stampa è stato l’attaccante di proprietà del Torino, arrivato con la formula del prestito con diritto di riscatto e contro-riscatto a favore dei granata, più un’eventuale percentuale sulla futura cessione.

E’ un attaccante molto duttile – ha detto Lupo – che seguo da tanto tempo e già quando ero a Venezia ho provato a portarlo con me. Si tratta di un classe 2000 che però ha già giocato in piazze importanti come Torino, Palermo e Pescara. In lui vedo un giocatore atipico, con un buon senso del gol, ma anche qualità per giocare sull’esterno o di fianco ad una prima punta. Non è stata una trattativa facile, ma la collaborazione con Vagnati ha fatto sì che tutte le parti coinvolte alla fine risultassero contente“.

Poi la parola è passata al giocatore: “Sono carico, ho voglia di dimostrare il mio valore in questa piazza importante. Mi sento punta centrale, ma sono cresciuto tanto a livello tecnico e credo che questa sia una grossa opportunità per migliorare ulteriormente anche il mio feeling col gol e ritengo di avere gli attributi per far bene. La trattativa tra SPAL e Torino? Sono stupito dei tempi brevi e sono felice di partire con la SPAL già dal ritiro. Vagnati mi ha parlato bene di Ferrara, mi ha incentivato molto a venire qua, ma conoscevo già bene la piazza. Sono ambizioso, sto lavorando e lavorerò ancora di più in ritiro per arrivare magari in doppia cifra e far felice il Mazza, uno stadio esigente che penso si sposi al meglio con il mio carattere e la mia voglia di dimostrare. Ma quel che conta è che sia la squadra a fare bene e gli ingredienti per toglierci delle soddisfazioni ci sono tutti. Qua c’è gente che ha fatto calcio vero“.

L’obiettivo personale è quello di arrivare in doppia cifra, ma credo che tutta la squadra possa fare bene e più concorrenza c’è, meglio è. Qui c’è gente che ha fatto calcio vero e l’anno può essere positivo per tutti quanti. Se mi ispiro a qualcuno? Lautaro Martinez su tutti, ma anche Antenucci (lanciato da Lupo a Giulianova; ndr), contro cui ho giocato quest’anno, è un modello da seguire”.

Poi è stata la volta di Marco Varnier, sul quale Lupo non ha dubbi: “Era in cima alla lista sia per il mister che per me, quindi non è stato difficile trovarsi immediatamente d’accordo. La trattativa è stata sicuramente agevolata dal fatto che per il ragazzo rappresentava la massima aspirazione tornare a lavorare col mister. Ringrazio la disponibilità di D’Amico, ds dell’Atalanta, è per averci dato l’opportunità di rilanciare un giocatore dal grande valore tecnico e umano, pagato profumatamente dai bergamaschi anni fa“.

La gioia di Varnier per essere arrivato a Ferrara da Venturato è evidente: “Sono onorato di far parte di questa società e quando si è presentata l’occasione di venire alla SPAL non ci ho pensato due volte. Conosco bene il mister e questo per me è un momento in cui ho bisogno di ritrovare fiducia e serenità dopo anni travagliati e pieni di infortuni più e meno seri, compreso l’ultimo al Como. Ora sto bene e sono sicuro che la prossima stagione sarà positiva“.

Due parole sul rapporto che lo lega al tecnico ex Cittadella: “Io al mister devo quasi tutto perché mi ha catapultato nel mondo dei professionisti. Mi ha insegnato tanto, mi ha dato fiducia e la continuità che mi è servita per maturare tra i 18 e i 20 anni. Ritrovarlo fa piacere, c’è stima reciproca, so cosa propone e questo per me vuol dire molto“.  Sul suo impiego tattico: “Si parte tutti da zero: io devo dimostrare in allenamento quanto valgo e poi il mister farà le sue scelte. A livello fisico ho avuto problemi alle ginocchia in passato, anche seri, ma ora sto bene e mi sono allenato nel periodo delle vacanze per farmi trovare alla pari con gli altri. Per ora gli allenamenti di Venturato sono simili a quelli dei tempi di Cittadella: intensi, con tanta palla e pochi lavori a secco. Ai difensori il mister chiede di avanzare, non di scappare indietro. E’ un gioco aggressivo e non rinunciatario, con tanti situazioni in parità numerica e questa è la base del calcio. Il suo è un credo tattico stimolante. Cosa mi aspetto dall’ambiente e dallo stadio? Tutto ciò che più c’è di positivo, possiamo fare molto bene“.



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