È senzadubbiamente (cit.) una terapia. Vedere la beneamata giocare con questa voglia e questa grinta è un unguento che serve a sanare le mille turbe quotidiane che ognuno di noi affronta nella vita. Sono entrato talmente presto che ancora non c’era Mela (bentornato): avevo portato le ragazze in stazione, in partenza per un gita fra negozi nell’innominabile capoluogo di regione, ed ero già nei pressi della lapide di Bruno Rizzieri. Ho cincischiato per una mezz’ora e poi ho deciso di calcare i gradoni del tempio quando ancora si era in pochi intimi. Ma già l’aria era frizzantina, mano a mano che si riempiva il catino il fermento cresceva. I ragazzi entrano, mentre Brian Johnson smartella le campane dell’inferno e i decibel aumentano di intensità, trasformandoci tutti nelle valvole di amplificatore Marshall che supportano la Diavoletto di Angus. Poltradamus si palesa tra di noi. Ci si abbraccia e dall’alto del metro e novanta per una buona quintalata sentenzia una previsione (che mai dirò, nemmeno sotto tortura). Poltradamus predice raramente, l’ultima volta che lo fece era l’ottobre del 2016, tra le corsie di un supermercato.

Perdiamo la monetina, ma ultimamente pare non porti poi tanto male. La mia squadra gioca da squadra, i reparti si confondono e sia aiutano vicendevolmente nelle diverse fasi. Alfio in porta c’è e si sente. I due centrali sono di quelli buoni per la categoria: eleganza, tacchetti e vigoria. Le fasce laterali sono roba nostra, il centrocampo in mano al giovane capitano è di lotta e di governo. In attacco ALM19 le prende tutte, le stoppa, le stinca, sportella, allarga i dorsali, poga e combatte. Il Moncio coadiuva, scambia e triangola (quando si sbloccherà saranno colombacci amari per le difese delle serie B). Il tuono della Ovest è quello dei bei tempi. Dimenticavo: il bandierone all’entrata in campo e l’aroma di zolfo rimarcano ancora di più le nostre simpatie per il diavolo (cit.), ci attanagliano e ci caricano. Il sacro fuoco che mai andrà spento, l’unità di intenti di un popolo e della sua squadra.Io vedo tanta voglia di fare, di essere, di rappresentare una comunità, sugli spalti e sull’erba. E infatti su assist di Moncini il bomber ci mette il piedone e un boato rimbomba nella valle di Corso Piave. Ci va pure bene che aldaVar annulla un gol ai lagunari e in tanti ricordiamo agli arancioneroverdi dove il nonno portava l’ombrello.

Secondo tempo. Qualche occasione per loro una immensa per noi, ma si continua. Entra Roger Rabbi e la mette sul palo, volano rosari in tutto lo stadio, sembra una vulandra mariana nel turbine degli improperi estensi. Chi entra, chi esce, nessuna differenza né di voglia né di grinta, sugli spalti eravamo belli tutti (cit. Funky per pochissimi), nessun cedimento. Esagero: pochissima sofferenza, anche se muscolarmente soffro molto di più di quando sgambettavo io in pantaloncini corti. L’ultimo degli eroi che fecero l’impresa entra e segna, Finotto e due a zero. Tutti a casa alé, tutti a casa alé! Ricordiamo per l’ennesima volta agli ospiti i pericoli dei cambiamenti climatici, soprattutto per l’instabile ecosistema della loro bella città, magari il Mose alcune volte grippa e l’alta marea cresce troppo. Dai Ferrara lotta e vinci insieme a noi, i ragazzi sono seduti sui cartelloni, cantano e battono le mani assieme a noi. Unità d’intenti, coesione, voglia di viverla, la libertà non è star sopra un albero e nemmeno il volo di un gabbiano, la libertà è partecipazione (citando il signor G.). Poi vengono il Pres e mister Venturato, da lontano si vedono i loro sorrisi che si mescolano ai nostri. È molto presto, gli ottomila da scalare saranno infiniti e la serie B è il nostro campionato, soprattutto quando si comincia a camminare verso l’alto e l’aria si fa rarefatta. Ma a noi non manca l’ossigeno, anzi, siamo cerbiatti incazzati e nei boschi d’alta quota ci pascoliamo bene. L’erbetta è fresca e la terra è calpestata da pochi.

Post partita tra amici, fino all’ora del ritiro delle figlie. Sorrido da solo e da piazzale Castellina mi dirigo in stazione. Due ragazzoni della Digos mi sconsigliano di andare dentro, dove un centinaio di tifosi ospiti se ne stanno belli belli in attesa del vaporetto su rotaia che li porti a San Marco. Sfiorata la sommossa dell’ordine pubblico, mi ritrovo di lunedì a sorridere ancora per questa bellissima squadra, che lotta e vince insieme a noi. Forza vecchio cuore biancazzurro.



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