foto Filippo Rubin

Il buon rendimento della SPAL nelle prime cinque giornate di campionato ha senz’altro prodotto fiducia, ottimismo e anche una buona dose di complimenti per chi ha assemblato una squadra che per atteggiamento e qualità sembra avere tutto per fare bella figura.

Non è quindi un caso che Alessandro Sovrani, storico conduttore di “Lunedì Sport” su Telestense, abbia voluto dare ampio spazio al direttore tecnico Fabio Lupo nella puntata del 12 settembre, all’indomani della bella vittoria della SPAL sul Venezia. Sovrani ha conversato per circa mezz’ora col direttore, affrontando diversi temi tra campo e scrivania.

MOMENTO POSITIVO – “Per me è un bel lunedì a coronamento di una fase molto intensa, anche di mercato, in cui abbiamo cercato di costruire qualcosa che avesse del senso. Col Venezia c’è stata una risposta, al di là del risultato che è stato in bilico per via del valore degli avversari. Ci dovremo abituare costantemente in questo campionato. Però abbiamo mostrato l’identità che abbiamo cercato di costruire fin dal principio”.

LOGICHE – “Volevamo fare una squadra che andasse incontro alle esigenze del mister. Nel momento in cui abbiamo scelto di proseguire con Roberto (Venturato, ndr) lo abbiamo fatto consapevoli che il suo calcio richiedeva giocatori con un certo tipo di caratteristiche fisiche, tecniche e motivazionali. Quindi abbiamo cercato sia certezze sia alternative. Per accelerare il processo di assimilazione c’era bisogno anche di giocatori che avessero già percezione di come funziona il gioco di Venturato e che tipo di richieste prevede”.

ITALIANITÀ – “Penso di aver detto nella prima presentazione che la serie B è un campionato molto italiano e che avremmo costruito una squadra in linea con questa caratteristica. Questo non significa che in futuro non guarderemo al mercato estero, lo faremo tenendo conto tenendo conto di questo presupposto. Di norma il calciatore straniero ha bisogno di tempo per rendersi conto delle difficoltà della B e se trascorrono tre o quattro mesi si tratta di un tempo importante nel contesto di una stagione. Quindi vanno bene le eccezioni per alzare il livello, ma avere una matrice straniera è il tipo di percorso che non ci siamo sentiti di percorrere”.

TRIPALDELLI – “Giocare al calcio è come andare in bici, non è che ci si dimentica come si fa. Tripaldelli è un giocatore che forse ha perso uno o due anni, ma fino a qualche stagione fa era considerato fortissimo e destinato a una carriera importante. Lui è ancora in tempo per cogliere questa opportunità. Deve solo ritrovare certezze e piano piano lo sta facendo, è sulla strada giusta. Si è messo in discussione in un’estate difficile perché ha avuto anche un intervento di pulizia al ginocchio. Ha affrontato tutto con grande serietà e professionalità, anche accettando la prestazione negativa di Ascoli. Io e lo staff gli diciamo tutti i giorni che nel calcio l’errore ci sta. Bisogna trovare consapevolezza col pensiero di fare anche un errore. Ora credo che Alessandro stia rendendo per le sue qualità”.

VARNIER – “Su Varnier l’Atalanta aveva fatto un grosso investimento e non è certo una società che spende i soldi a caso. Fino a qualche anno fa anche lui era considerato un giocatore di prospettiva straordinaria ed è ancora in tempo per arrivare a un certo livello. Gli infortuni ne hanno rallentato il percorso. Ma qualità e potenzialità sono ancora lì. La SPAL deve credere nella capacità di giocatori di questo tipo”.

MURGIA – “Murgia ha approcciato la stagione con un’umiltà straordinaria, sapendo che il percorso degli ultimi anni non è stato esaltante. Nella prima telefonata che abbiamo avuto ho avuto subito la sensazione di una fortissima volontà di rimettersi in gioco e infatti sono andato a Roma appositamente per incontrarlo e discutere di persona. Si è presentato in ritiro motivato e ha saputo accettare anche qualche scelta che lo ha escluso. Quando è sceso in campo ha dimostrato di essere un buon giocatore e può riprendere la sua crescita. Dipende da lui. Il problema era diventato che la sua valutazione dipendeva più dal suo ingaggio che da quello che dava in campo, quindi c’era una sproporzione. Bisognava ricollocare Alessandro come calciatore. Sul piano contrattuale ha dato disponibilità immediata e con l’agente Mario Renzitelli, che voglio ringraziare, c’è stato un confronto positivo in cui è stata condivisa una linea per trovare una soluzione che fosse nell’interesse di tutti. Alla fine il contratto è stato spalmato su tre anni ma c’è anche stata una rinuncia da parte sua su alcuni premi. Una parte del vecchio contratto è stata messa in discussione con la possibilità di guadagnare giocando e fornendo prestazioni di livello, con delle tabelle di rendimento. è stata una trattativa equilibrata e condotta con grande intelligenza da parte di tutti. Il ragazzo e l’agente hanno capito l’idea di rimettere in gioco Alessandro nella SPAL”.

ESPOSITO – “Salvatore era stato rappresentato nei suoi ultimi mesi di SPAL con un atteggiamento sbagliato, ma io per natura non mi faccio condizionare dai pregiudizi. Voglio sempre verificare le cose con le persone, guardandole negli occhi. Con lui c’è stato un colloquio quando è arrivato in ritiro: ci siamo detti cose molto dirette e molto concrete e abbiamo stabilito un patto tra di noi. Mi auguro che a fine stagione porti a dei risultati. Per ora ha fatto sì che il giocatore sembri diverso rispetto agli anni scorsi, non solo nell’atteggiamento tecnico-tattico, ma anche fuori dal campo. La fascia di capitano non è stata una responsabilizzazione, ma una conseguenza di ciò che dimostra quotidianamente. Salvatore sa di poter e dover migliorare ulteriomente sotto tanti profili, ma noi siamo lì a tenerlo d’occhio. Armando Ortoli è sempre pronto a bacchettarlo se le cose non dovessero andare come lui ci ha promesso”.

GIUSEPPE ROSSI – “Rossi prima di tutto deve ritrovare la condizione da calciatore. Deve stare bene per dare un contributo. Non può portare solo il nome e sono stato molto chiaro con lui. Le qualità sono fuori discussione, ma può fare la differenza solo se torna a un certo livello agonistico. Purtroppo non sempre ci è riuscito in carriera a causa di una grande sfortuna. Una volta che avrà recuperato saremo pronti ad accoglierlo”.

STRUTTURA TECNICA – “Quando Tacopina mi ha chiamato gli ho detto che volevo strutturare per bene l’area tecnica e tutto ciò che vi ruota attorno, come a esempio l’area medica. C’è stato il ritorno del dottor Minafra che è stato fondamentale. Volevo un’area tecnica forte: nello scouting, nella negoziazione, nei rapporti interni. Perché così si costruisce una squadra forte. La squadra debole con la società forte può migliorare. Mentre una squadra forte con una società debole va incontro a dei problemi. Armando Ortoli è un grande conoscitore della B e segue la nostra quotidianità; Mario Donatelli ha portato grandissima esperienza internazionale che per ora non ha prodotto frutti visibili, ma li porterà in futuro. Con lui stiamo tenendo d’occhio diversi campionati che sono più avanti rispetto ai nostri, come quelli scandinavi e la Svizzera, ma non solo. Alessandro Pizzoli si occupa dello scouting: negli ultimi cinque anni ha osservato giocatori nella fascia 15-20 per il Chelsea, quindi elementi di qualità. In più porta una rete di relazioni con grandi club, oltre a una grossa cultura di settore giovanile. Detto questo, l’area tecnica a volte sbaglierà, ma perché è normale. Ma se la struttura è forte gli errori verranno diminuiti”.

INVESTIMENTI – “Gli investimenti portano a risultati nel medio-lungo termine e qualche volta anche nel breve. Perché è bello vedere una squadra in difficoltà, com’era la SPAL dopo il primo tempo a Bari, che manda in campo dei giovani e riesce a reagire positivamente. Per poter arrivare a una selezione proficua del talento serve un investimento e in questo caso bisogna ringraziare Joe e il gruppo di investitori che ha alle sue spalle. Stanno dimostrando tanta fiducia nel lavoro che stiamo facendo. Ci sono persone che accompagnano Joe in questo progetto, ma poi è lui l’anima, il frontman. Come ormai hanno visto tutti si tratta di una persona di grandissimo entusiasmo ed emotività che riesce a trasmettere il suo carattere a tutto l’ambiente. Ovunque è andato è stato amato e penso succederà anche qui a Ferrara”.

LEGAME PERSONALE – “Dopo Venezia era rimasto il conto in sospeso con la sorte perché sia io sia Joe eravamo stati esautorati dalle nostre cariche. Quando ci si sentiva per degli auguri o dei saluti mi diceva sempre che avrebbe voluto lavorare di nuovo con me. Non sapevo quando sarebbe accaduto, né sapevo se la SPAL avrebbe cambiato dopo lo scorso campionato, perché qui c’erano professionisti molto validi. Ho grande stima di Giorgio Zamuner, di Ivone De Franceschi e Massimo Tarantino. In particolare con Zamuner ci conosciamo da una vita e ci accomuna un rapporto di affetto. Per questa ragione speravo potessero continuare la loro avventura, anche se poi mi ha fatto piacere che Joe mi abbia affidato questo incarico in una società prestigiosa e di grande fascino”.

PARAMETRI DI BILANCIO – “Il direttore Gazzoli è un pilota dei numeri, ma sa anche di calcio. Il confronto è sempre molto professionale e la mia stima nei suoi confronti è aumentata in questi mesi, perché non è facile trovare un interlocutore del suo livello, che comprende bene le logiche tecniche. A un certo punto gli ho detto che saremmo andati sotto in termini di impegno economico, ma l’avremmo dovuto fare per costruire una squadra con un livello adeguato per una categoria diventata ancora più difficile. Lui ha accettato questa visione e poi siamo stati bravi tutti quanti a riportare i conti all’interno di un certo perimetro con le cessioni di Viviani e Mancosu. Ma non erano gli unici possibili movimenti che potevano portare a un bilanciamento dei conti. Nei casi di Viviani e Mancosu le partenze erano fortemente volute e quindi abbiamo scelto di accontentare entrambi. Chi doveva stare qui doveva farlo con determinate motivazioni e un certo tipo di voglia, non avendo il dubbio di non essere stimati semplicemente perché c’era un’attesa di venti giorni per la discussione sul contratto. Quindi abbiamo rispettato le loro scelte professionali e ci siamo lasciati in buoni rapporti”.

AMBIENTE – “I diecimila spettatori ci danno i brividi, ma anche tanta motivazione e senso di responsabilità. La gente si aspetta tanto da noi, noi lo possiamo dare, però dobbiamo anche avere l’umiltà di capire che i risultati si raggiungono con applicazione e dedizione. Gli altri hanno stima di noi e ci ritengono una squadra forte, ma questo non è sufficiente. Ci aspetta un campionato di grande attenzione. Se saremo sempre quelli di domenica per concentrazione e applicazione sapremo trascinare il pubblico e questo sarà un fattore decisivo. Se invece andremo in campo pensando d’essere bravi senza dimostrarlo allora potrebbero nascere dei problemi. Ma io sono fiducioso”.



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