foto Filippo Rubin

L’annuncio dell’ingaggio di Daniele De Rossi come nuovo allenatore della SPAL sembra aver acceso l’entusiasmo dei tifosi biancazzurri, anche se inevitabilmente ci sono degli interrogativi sull’approccio tattico che l’ex centrocampista della Roma intende proporre. Non è quindi semplice fare ipotesi su che tipo di tecnico sarà DDR, ma si può provare a immaginare in base alle sue esperienze e alle dichiarazioni rilasciate nel passato.

De Rossi ha più volte rimarcato come i suoi modelli di riferimento siano da ricercare in Guardiola, Spalletti, De Zerbi e soprattutto Luis Enrique, suo allenatore nella stagione 2011/12. Di quella squadra De Rossi fu elemento chiave: al tempo veniva schierato davanti alla difesa (a volte anche come difensore) col compito, in costruzione, di abbassarsi fra i difensori centrali, introducendo in Italia il concetto di salida lavolpiana.

Dal punto di vista tattico la Roma di Luis Enrique (e di De Rossi) cercava di ricalcare il 4-3-3 del Barcellona. Ancorava quindi il proprio stile di gioco su un possesso palla esasperato che aveva il compito di manipolare il sistema difensivo avversario.
All’interno di questo costrutto, le ali avevano il compito di entrare dentro al campo, giocando nei mezzi spazi a ridosso di Francesco Totti, utilizzato nelle funzioni di falso nueve, così come lo aveva impostato Spalletti durante la sua prima esperienza romanista. Quella formazione però, dalla qualità complessiva non eccelsa, faticava a tradurre le lunghe fasi di gestione palla in occasioni da gol. Problema che rimase tale anche quando Luis Enrique decise di passare al 4-3-1-2.

Parlando a Sportweek dopo la conclusione della sua esperienza come assistente nella nazionale di Roberto Mancini, De Rossi ha dichiarato di credere in un calcio “libero, senza etichette. Deve esserci il giusto mix tra le idee che uno ha, la qualità della rosa, gli obiettivi da raggiungere, la conoscenza del club, la sua storia e il suo Dna che non va tradito. Rispettando le radici e la tifoseria“.

La situazione che De Rossi eredita non è delle più facili, con la SPAL reduce da un solo punto conquistato nelle ultime tre partite e in una posizione di classifica delicata e al di sotto delle attese della società e della piazza. A preoccupare è soprattutto l’involuzione del gioco che, insieme ai risultati, ha determinato la fine dell’esperienza di Venturato. La SPAL attuale fa infatti fatica in entrambe le fasi di gioco: in quella offensiva ha segnato 10 reti, ma registra una produzione offensiva di appena 7.82 expected goals (xG) che la colloca davanti solo a Modena, Benevento e Cosenza in questa classifica.
In pratica la squadra ha ottenuto in termini di gol più di quanto effettivamente crea, con diverse reti giunte grazie a giocate individuali come quella di Esposito a Como o di Rabbi a Bari.

In fase di non possesso i biancazzurri registrano la seconda peggior difesa del campionato cadetto, con 13 gol subiti (solo il Como ha fatto peggio con 14) ed un dato di expected goals against (xGA) di 13.89 che li posiziona all’ultimo posto per xGA. Qualcosa decisamente non funziona, anche se gli indici che misurano quantità e intensità del pressing: la SPAL fa registrare un PPDA (Passes allowed Per Defensive Action) di 9.36 (quarto dato della cadetteria) e un valore di Build-up Disruption di +3.96%. Il BDP è il dato che quantifica l’efficacia dell’azione di pressing di una squadra sul possesso avversario.

E proprio da questo atteggiamento difensivo il nuovo condottiero spallino dovrebbe ripartire. Il pressing e la riaggressione rapida degli avversari sono infatti elementi chiave della concezione di calcio dei già citati punti di riferimento tecnici di De Rossi. La linea difensiva dovrebbe quindi rimanere alta, difendendo in campo grande, come già visto in altre occasioni questa stagione. In fase di attacco, sarà verosimilmente chiesto ai difensori centrali di impostare una costruzione dal basso più articolata, al fine di collegare meglio la zona di sviluppo andando poi a occupare tutti e cinque i canali verticali del campo. In questo senso la versione di De Rossi della SPAL dovrebbe idealmente essere più fluida di quanto visto finora.

Una fluidità in sede di attacco posizionale che potrebbe passare anche da un tentativo di attacco impostato con due punte larghe e una centrale, con una media a tre (o 2-1) in grado di dare spazio ai giocatori con maggior qualità di palleggio. Molto dipenderà dalla valutazione che De Rossi ha fatto (e farà, sul campo) dell’organico, considerato che il mercato estivo della SPAL ha avuto come filo conduttore il 4-3-1-2 di Roberto Venturato.

Al di là degli aspetti di gioco De Rossi dovrà intervenire soprattutto a livello psicologico, ripristinando fiducia in un gruppo che sta rendendo sotto le aspettative e che pareva essersi allontanato un po’ dal precedente allenatore. Non sarà facile intervenire su più fronti in un momento della stagione in cui gli impegni si susseguono a ritmo serrato. Dalla capacità di incidere velocemente sul gruppo passerà quindi buona parte delle possibilità di De Rossi di imprimere una volta alla stagione della SPAL.



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