foto Filippo Rubin
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Qualche appunto sparso, a mente fredda, a margine del pareggio contro la Ternana che ha ulteriormente allontanato la SPAL dalla zona salvezza.

Che la via crucis abbia inizio

Era questione di tempo prima che qualcuno lo dicesse e lo ha fatto Fetfatzidis nel postpartita. Pronunciando la fatidica formula “fino a che la matematica non ci condanna…” il greco ha ufficialmente dato il via alla via crucis che a meno di miracoli – cristiani o meno – (ri)porterà la SPAL in serie C nel giro di un mese e mezzo. Anzi, anche meno se l’andamento rimarrà quello della gestione Oddo (0,71 punti a partita). Non c’è una singola ragione logica per credere che a questa situazione ci possa essere rimedio. Lo dicono anche il volto e le parole di Oddo in sala stampa, anche se il mister s’è affrettato a chiarire che se ne andrebbe immediatamente se avvertisse l’impossibilità di invertire la tendenza. Il problema è che le occasioni per farlo stanno per terminare. Davvero questa squadra che regge un’ora prima dell’arrivo dei crampi, demoralizzata, male assortita può pensare di fare due vittorie nelle prossime due contro altrettante avversarie in apparente disarmo? Oppure la SPAL diventerà l’ormai consueto ricostituente per Benevento e Brescia?

Quindi ora si parla anche di condizione fisica

Tra le cose accadute sabato c’è stato anche il grido d’allarme di Oddo rispetto alle condizioni fisiche dell’organico a sua disposizione. Magari è ingeneroso dire che il tecnico ha lanciato il sasso e poi nascosto la mano, ma il suo slancio di sincerità è stato forzatamente parziale per dovere di correttezza professionale nei confronti dei suoi predecessori. Quindi: colpa di una preparazione estiva approssimativa con Venturato o del lavoro sul campo svolto nei quattro mesi con De Rossi? O entrambi? Se si chiedono informazioni in via Copparo ci si può sentir dire che i giocatori erano mediamente scontenti degli allenamenti con Venturato (e non solo), mentre erano in una specie di parco giochi con De Rossi grazie a esercitazioni originali e coinvolgenti. I più cattivi dicono anche che con DDR si sia lavorato pochissimo su forza e intensità e che ora le conseguenze siano sotto gli occhi di tutti. Anche Oddo sembra averci messo del suo: chiedendo a questa squadra un livello di intensità che evidentemente non ha possibilità di avere probabilmente è finito col darle il colpo di grazia, a maggior ragione in una fase in cui tutte le rivali sembrano avere più benzina nel serbatoio.

Aspettiamo la scatola nera prima di fare processi

Una volta incassato il pareggio la curva ha chiesto a piena voce “Tacopina dov’è?”, rispolverando di fatto l’argomentazione dell’assenza del presidente (attualmente negli Stati Uniti) come principale causa dello sfacelo sportivo al quale si sta assistendo. In circostanze del genere è inevitabile che il principale imputato sia lui, visto che è proprietario e presidente del club. Tanto che già la Gazzetta dello Sport, normalmente benevola nei confronti di Joe, ha già aperto il fuoco definendo la SPAL “costruita male e gestita peggio”. Ciò che però interessa davvero ai tifosi è che in caso di retrocessione l’avvocato dovrà inevitabilmente esporre i suoi piani per l’immediato futuro – la famosa risposta alla “stupid question” diventata ormai un ritornello – possibilmente fornendo rassicurazioni sulla stabilità della società. Ma per capire davvero cosa è successo in questa stagione bisognerà attendere che qualcun altro parli esplicitamente del suo tempo alla SPAL. Tra questi ci sono Roberto Venturato, Daniele De Rossi e Fabio Lupo. Ma non solo. Perché la stagione 2022/2023 non ha un solo responsabile, né può essere riassunta in uno o due errori strategici, dentro e fuori dal campo.

Insomma ha avuto ragione Finotto

In una giornata come quella di ieri un pensiero collaterale va a Mattia Finotto, che lo scorso 16 gennaio scelse di firmare per il Cosenza ultimo in classifica. In quella fase più di qualcuno rimase perplesso per la sua decisione, visto che aveva proposte anche da Cittadella e Padova. Ci si diceva: perché andare all’altro capo dell’Italia per retrocedere malamente con l’ultima in classifica? Meno di tre mesi dopo lo si invidia e viene il sospetto che abbia visto lungo (al pari di Esposito, in un certo senso). Perché magari il Cosenza retrocederà comunque, ma in questo arco di tempo ha fatto 17 punti e la SPAL 6. I calabresi, soprattutto nell’ultimo mese, hanno fatto esattamente ciò che avrebbe dovuto fare la SPAL. Nelle ultime cinque partite ne ha vinte quattro, di cui tre di fila (tutte per 1-0) e senza badare più di tanto al curriculum degli avversari. Un altro dei tanti alibi che la SPAL si è data recentemente, partendo di fatto già sconfitta contro le avversarie di alta classifica.

La risposta ai problemi non sta nel passato

Più ci si avvicina all’indesiderata destinazione di questo surreale viaggio e più si fanno strada proposte all’insegna della più totale nostalgia. Tanto sui social media quanto fuori. “Rivogliamo i Colombarini“, “Tutto questo non sarebbe mai successo con Mattioli” e roba di questo genere. Persino invocazioni di ritorni di giocatori visti qui nel 2016. Guardare indietro non serve e bisogna fare i conti con la realtà. Anche e soprattutto perché non risulta minimamente che i proprietari di Vetroresina siano disposti a considerare anche solo lontanamente a farsi coinvolgere più di quanto stiano facendo, ossia con una munifica sponsorizzazione.



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